Che non fosse la solita Messa capitolare della domenica sera lo si è capito subito. I canti del ‘‘coro dei cherubini’’, schierato sui banchi dei cantori, con i loro volti e i loro abiti tipicamente camerunensi; sui banchi davanti alla cattedra del Vescovo la comunità filippina; e poi in altri banchi le tipiche camicie ricamate degli ucraini presenti; tra i concelebranti spiccava l’abito liturgico orientale di padre Yuri Khodan.
E poi il ritmo dei canti, diverso da solito e le intenzioni della preghiera universale ognuna in una lingua diversa. Nei banchi della Cattedrale si è respirato il senso dell’aggettivo «cattolica», che spesso usiamo per dichiarare un’identità, mentre la sua etimologia dice una Chiesa universale e accogliente, nella quale c’è posto anche per la diversità.
Anche nel nostro territorio vivono tante persone che non sono italiane di cittadinanza, ma lavorano qui e qui vivono anche la loro appartenenza ecclesiale.
Nei primi banchi i rappresentanti delle Istituzioni: Gianpaola Modolo, viceprefetto vicario di Belluno; l’assessore Marco Dal Pont in rappresentanza del Sindaco, e Patrizia Burigo. vicepresidente vicaria dell’Associazione Bellunesi nel Mondo.
Nell’omelia il Vescovo ha ricordato i dati diffusi dall’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, in cui si «parla di oltre 117 milioni di persone che vivono una condizione di fuga forzata, mentre i rifugiati sono più di 41 milioni e quasi il 40% sono proprio bambini e bambine». Di qui il passaggio al messaggio che papa Leone ha dedicato a questa 112ª Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, «riprendendo un’espressione di Gesù registrata dall’evangelista Matteo: Anche uno solo di questi bambini» (cfr. Mt 18,19).
Il pensiero del Vescovo ha considerato anche le «polemiche degli ultimi giorni, a livello di organizzazione della scuola», che hanno alimentato «in modo ossessivo e pervasivo un clima di paura difensiva che rischia di sfociare in tale “voltarsi dall’altra parte”».
E riprendendo il messaggio del Papa ha sottolineato che «molti Stati stanno restringendo le possibilità di accesso a percorsi legali e sicuri per ottenere protezione internazionale. Allo stesso tempo, aumentano i controlli alle frontiere, si rendono più rigide le procedure di asilo e cresce il numero di rimpatri forzati verso Paesi segnati da conflitti e povertà». In ogni bambino vi è una vulnerabilità non riducibile a delle disposizioni politiche e amministrative, tantomeno burocratiche.
Per questo il Papa invita a «riconoscere il bambino nella sua dignità, prima ancora della sua condizione di “migrante”, e a tutelarne i diritti fondamentali: alla vita, all’educazione, ad un livello di esistenza che gli consenta di crescere e svilupparsi pienamente dal punto di vista fisico, mentale, spirituale, morale e sociale».
Alle istituzioni pubbliche e private chiede di «mettere al centro la protezione e la dignità di ogni singolo bambino e adolescente». Serve, dunque, «spostare l’asse del dibattito dalla mera gestione dei flussi alla tutela piena e immediata dei diritti umani».
Alle comunità cristiane il Papa raccomanda di «trasformare l’accoglienza da concetto astratto a pratica pastorale stabile». È quella sensazione che si è vissuta in Cattedrale: sentirsi parte di un’unica Chiesa, bel-lunesi di nascita e bellunesi dal mondo.






