A cura di don Andrea Canal (13ª domenica del tempo ordinario - anno B)

Desiderosi di toccare il lembo del mantello

Chiedere aiuto porta salvezza nella vita di Giaro, di sua figlia e della donna

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

La liturgia della Parola di questa domenica si apre con il libro della Sapienza, un libro che sempre attira l’attenzione dell’ascoltatore per gli argomenti e per il suo modo di trattarli. Veniamo guidati dall’autore in un percorso di ricerca che ci invita a fare verità su noi stessi per andare alla radice delle cose e della nostra fede. In questa pagina – tratta dal prologo del libro – ci viene restituita la nostra immagine originaria, torniamo agli inizi della creazione per riscoprire chi siamo: «Dio ha creato l’uomo per l’incorruttibilità, lo ha fatto immagine della propria natura». È bene ricordare questa nostra immagine, noi arriviamo da lì, portiamo in noi i tratti del volto di Dio: ognuno di noi mostra all’altro qualcosa di nuovo e di inedito di Dio e questo poi influenza anche la nostra vita nella comunità cristiana, nella nostra preghiera e nel nostro rapporto con tutti. Se ci pensiamo, è sorprendente che in ogni celebrazione eucaristica ci rivolgiamo tutti a Dio chiamandolo “Padre nostro”: ogni persona che lo dice riconosce l’unica paternità in Dio e di conseguenza si compromette con le altre persone perché le riconosce come fratelli e sorelle in Cristo, noi viviamo davvero questa esperienza, allarghiamo i confini dei rapporti e ci riconosciamo membri della stessa famiglia. Questo può metterci in difficoltà oppure può sollecitarci a togliere qualche maschera, imparando da Cristo che «da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché diventiate ricchi per mezzo della sua povertà». È un percorso alternativo per raggiungere la ricchezza, ma che ci sollecita a mettere in gioco quello che siamo…gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date! Arrivato alla fine di due turni di campeggi assaporo, ancora una volta, il senso di queste parole perché le ho viste incarnate nella vita: gli animatori, i cuochi, i ragazzi si sono spesi con coraggio e forza per una settimana e tutti hanno vissuto questo consiglio dell’apostolo Paolo: spendendosi, hanno ricevuto in contraccambio molto di più dell’energia spesa come testimoniano gli abbracci e le lacrime che hanno caratterizzato i saluti finali di tutti.

Anche il Vangelo ci racconta di due situazioni di vita molto difficili e accomunate dal tempo di dodici anni, dove vediamo all’opera la Sapienza di Dio. Per la fanciulla è il tempo intero della sua vita, per la donna è una parte di essa. L’evangelista Marco desidera mostrare l’azione che scaturisce dalla fede di queste persone, sento dentro di loro il desiderio di incontrare e farsi sostenere nella prova da questo Maestro e guaritore perché entrambi sono toccati dalla sofferenza. E Gesù non si sottrae a queste richieste, i due racconti sono ben intrecciati e trovano entrambi una risoluzione in bene: chiedere aiuto porta salvezza nella vita di Giaro, di sua figlia e della donna. Loro mettono in risalto la loro somiglianza a Dio mostrandosi anche nella fatica e nella prova, riescono a superare le resistenze e si fanno mendicanti di aiuto, con il rischio di essere derisi o incompresi. A casa di Giaro si insinua lo spirito di derisione, la donna sente lo sguardo severo di Gesù che cerca spiegazioni, ma tutto questo porta alla fede, gli impedimenti esterni non sono un ostacolo, ma enfatizzano l’opera di salvezza di Gesù. Per tutti c’è l’annuncio di resurrezione, la bambina è invitata ad alzarsi, a rimettersi in moto perché non è tutto finito, l’incontro con il Maestro di Nazareth non ci fa stare comodi ma ci mette in movimento.

Anche noi a volte ci sentiamo desiderosi di toccare il lembo del mantello, di avere quel briciolo di salvezza e di aiuto che sappiamo trovare solo in Lui perché la sua forza ci salva, la sua ricchezza cura la nostra povertà e debolezza.