Messaggio per Quaresima

Digiuno dalle parole che feriscono

Per la Quaresima 2026 il Papa propone anche il digiuno dalle parole che feriscono 

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“Ascoltare e digiunare”, è il titolo del messaggio per la Quaresima 2026, in cui papa Leone XIV ci invita a vivere il periodo che precede la Pasqua come occasione di rinnovamento personale e comunitario. Tra le indicazioni, propone forme di «astensione concreta», che includano anche il linguaggio quotidiano.  

Il testo del Papa richiama anzitutto la necessità di riportare Dio al centro della vita. Nei quaranta giorni che conducono a Pasqua, la Chiesa «ci invita a rimettere il mistero di Dio al centro della nostra vita, perché la nostra fede ritrovi slancio e il cuore non si disperda tra le inquietudini e le distrazioni di ogni giorno».

Nel percorso quaresimale – sottolinea ancora il Papa – è essenziale lasciarsi raggiungere dalla Parola di Dio, per rinnovare la scelta di seguire Gesù fino a Gerusalemme, dove si compie la sua Pasqua. L’ascolto è tratto distintivo di Dio stesso che dice: «Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido». Se Dio ascolta il suo popolo, questi ascolta il suo Dio.

E l’ascolto di Dio ci educa a riconoscere, tra le molte voci della realtà, quella che nasce dalla sofferenza e dall’ingiustizia. Quindi richiama l’esortazione Dilexi te, approntata da papa Francesco e poi completata dal successore: «la condizione dei poveri rappresenta un grido che, nella storia dell’umanità, interpella costantemente la nostra vita, le nostre società, i sistemi politici ed economici e, non da ultimo, anche la Chiesa». Pertanto l’incipente quaresima può essere un vero tempo di grazia, se rende «più attento il nostro orecchio a Dio e agli ultimi».

Accanto all’ascolto, il Papa richiama il valore del digiuno, definito un esercizio ascetico «insostituibile nel cammino di conversione» e una pratica che «dispone all’accoglienza della Parola di Dio». Il digiuno, osserva, aiuta a ordinare i desideri e a mantenere viva la fame di giustizia, trasformandola in preghiera e responsabilità verso gli altri.
Citando il trattato agostiniano L’utilità del digiuno, il Papa ricorda che tutti noi abbiamo «fame e sete di giustizia», che siamo «tutti protesi nel desiderio» di essa. Così, il digiuno non può essere solo una fastidiosa rinuncia, ma piuttosto un modo «di disciplinare il desiderio, di purificarlo e renderlo più libero».

Inoltre, perché «il digiuno conservi la sua verità evangelica e rifugga dalla tentazione di inorgoglire il cuore, dev’essere sempre vissuto nella fede e nell’umiltà».
Il messaggio del Papa insiste sulla dimensione comunitaria della Quaresima, riassunta nella parola “insieme”. L’ascolto della Parola e la pratica del digiuno, osserva il Papa, non riguardano solo il singolo, ma coinvolgono parrocchie, famiglie, gruppi ecclesiali e comunità religiose, invitate a un cammino condiviso.

Ancora ricorda che la conversione riguarda non solo la coscienza personale, ma anche lo stile delle relazioni. Da qui l’auspicio che le comunità diventino luoghi in cui «il grido di chi soffre trovi accoglienza e l’ascolto generi cammini di liberazione, rendendoci più pronti e solerti nel contribuire a edificare la civiltà dell’amore».

Infine il Papa fa un coraggioso rilancio, invitandoci a praticare «un digiuno che attraversi anche la lingua, perché diminuiscano le parole che feriscono e cresca lo spazio per la voce dell’altro». Di qui l’invito è a «disarmare il linguaggio». Davvero abbiamo bisogno «di imparare a misurare le parole e a coltivare la gentilezza: in famiglia, tra gli amici, nei luoghi di lavoro, nei social media, nei dibattiti politici, nei mezzi di comunicazione, nelle comunità cristiane».

Un antico inno per la Quaresima suggeriva: «Utamur ergo parcius, verbis, cibis et potibus»; ovvero: «Usiamo con moderazione parole, alimenti e bevande». Alla luce del messaggio di papa Leone XIV, non stupisce che al primo posto, prima dei peccati della gola, venisse richiesta proprio la sobrietà nell’uso delle parole. La tradizione liturgica della Chiesa guardava lontano. Ci raggiunge nell’epoca dei social, quando i ‘‘leoni da tastiera’’ ci hanno ormai abituato a uno stile che è entrato nelle relazioni, dal Parlamento alle piazze dei nostri paesi. [D.F.]