A due anni dalla Settimana Sociale di Trieste, è la Pastorale Sociale Triveneta a rilanciare l’iniziativa proponendo una giornata autenticamente esperienziale ai delegati delle diocesi, ospitati negli spazi dell’OPSA di Sarmeola.
Non una scelta casuale quella dell’Opera della Provvidenza Sant’Antonio, ma una vera e propria dichiarazione d’intenti: partecipazione sottende azione, come evidenziato dal manifesto che annunciava la giornata, e per agire bisogna stare dove serve, avere ben presente di cosa c’è più bisogno. Se il cammino proposto a Trieste voleva andare “al cuore della democrazia”, è apparso da subito chiaro a tutti che lì, al cuore, ci sono proprio le persone con le loro qualità ma anche con le infinite debolezze, fragilità e abbagli che rappresentano il carico di esperienze concrete di ciascuno.
L’invito rivolto ai partecipanti della giornata è stato chiaro fin dall’inizio: prendersi cura, passando dai progetti alle realizzazioni tangibili. Una concretezza introdotta da Fra Roberto Benvenuto, analizzando una rappresentazione della Pesca Miracolosa: non è secondario, infatti, che nostro Signore abbia chiamato a sé proprio Pietro, Giacomo e Giovanni. Non è casuale che proprio dei lavoratori, dei pescatori, siano stati coinvolti attraverso la loro attività perché è proprio lì, nel vissuto quotidiano fatto di fatica ma anche di abilità, che si trova buona parte del valore di ciascuno.
Oggi le chiamiamo skills, competenze, e riempiamo con fiumi d’inchiostro le pagine dei curricula nel tentativo di raccontare qualcosa di noi agli altri. Siamo ciò che facciamo, si legge spesso nella pubblicistica aziendale, ma soprattutto siamo ciò che sappiamo fare e la prima provocazione della giornata si incardina qui: come Chiesa, riteniamo sia importante ascoltare la voce che proviene dal mondo del lavoro, del sociale e dell’impresa?
Non si tratta solo di recuperarne gli stilemi e i linguaggi per rendersi comprensibili, ma di interrogarsi se da questo mondo vogliamo trarre una nuova e più efficace possibilità di evangelizzazione.
«Dopo Trieste siamo ancora in cammino», chiarisce Sebastiano Nerozzi, segretario del Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane Sociali, ripercorrendo quelle giornate così entusiasmanti per gli oltre 1000 delegati presenti. Un evento storico, memorabile dal suo discorso d’apertura affidato al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, fino alle riflessioni conclusive e alla celebrazione liturgica presiedute da Papa Francesco.
Una Settimana Sociale, quella triestina, che ragionando su democrazia e partecipazione, tra sintesi di gruppo e piazze animate da esperienze concrete, ha cercato di sancire un metodo prima ancora che un obiettivo, indicare una via prima che una destinazione.
In un vecchio romanzo di Jack Kerouac, On the Road, i due protagonisti sono presi dalla frenesia di andare: non importa dove, non importa neppure come, l’importante è andare. Un piccolo caposaldo della letteratura capace di dare un volto alla Beat Generation, ma un racconto che oggi ha perso buona parte del suo fascino metaforico: prima di organizzare un viaggio, consultiamo mille blog; tornando dal lavoro, impostiamo il navigatore dell’auto per evitare il traffico e persino prima di mangiare una pizza compulsiamo decine di recensioni di sconosciuti gourmet.
Immaginarsi Jack Kerouac con Google Maps fa perdere tutta la poesia alla faccenda, inutile girarci intorno, ma credo possa rappresentare uno spunto interessante per capire quale possa essere il vero lascito anche di un’esperienza come quella triestina. Non si è trattato solo di un viaggio, di un’occasione incredibile e a tratti irripetibile di socializzazione e approfondimento, ma di un’autentica catechesi applicata al metodo, al saper leggere le cose del mondo come leggiamo una mappa. O come dovremmo saperla leggere.
Per decenni, infatti, la “questione democratica” è stata argomento di riflessione e di scontro quotidiano: gli anni della grande partecipazione, poi quelli della contestazione e dell’eversione, poi ancora quelli del riflusso e della fine delle ideologie; oggi viviamo nell’indifferenza che travalica nell’ignoranza. Si è persa per strada una sensibilità comune, condivisa, ma sono finiti nel dimenticatoio anche parte di quegli strumenti utili per esercitarla senza perdere la bussola.
Ecco, perciò, l’importanza di ricominciare ad allenarsi parlandone in cerchio, tentando l’uno di contribuire a sintetizzare ma anche a vivificare il pensiero dell’altro. E guardando la giornata padovana in questo modo e, prima ancora, quella triestina, appare chiaro che l’attenzione vada rivolta più alla formazione delle domande che alle risposte offerte.
Certo, è curioso notare come per i delegati triestini il lavoro sia l’ultima delle tematiche tra quelle a cui prioritariamente porre attenzione e, allo stesso modo, i consigli comunali dei ragazzi godano di un così ampio risalto. Ma questo non deve trarci in inganno, non bisogna confondere il fine con il mezzo. Il fine è la comunità e il dialogo intergenerazionale, per dirla con il professor Nerozzi: «passare dall’io al noi inclusivo». Vasto e difficile programma.
«È vero che ci sono difficoltà – ammette il vescovo di Treviso, Michele Tomasi – ma è proprio in questi momenti che ha senso essere tra quelli che tengono viva la fiammella della Verità e della Speranza». Una consapevolezza ma anche un’esortazione, quella di mons. Tomasi, ai delegati affinché continuino a comportarsi da moltiplicatori in seno alle nostre diocesi, alle comunità a cui appartengono.
«Prima ancora di essere una forma di governo – si legge nel documento preparatorio alle Settimane Sociali – la democrazia è la forma di un desiderio profondamente umano: quello di vivere insieme volentieri e non perché costretti, sperimentando la comunità come il luogo della libertà, in cui tutti sono rispettati, tutti sono custoditi, tutti sono protagonisti, tutti sono impegnati in favore degli altri».
Ecco, questo è il terreno nel quale siamo chiamati a muoverci. L’orizzonte è chiaro, il “metodo” è la nostra carta topografica. Possiamo andare, non mancano certo i segnavia.
Gianluca Salmaso
