1. Gesù oggi conduce anche noi in disparte, su un alto monte. Lo fa per permetterci di tornare in noi stessi, per riafferrare l’essenziale, per riaffermare che siamo dei cercatori in cammino su strade non sempre facili. Lo fa perché sa che potremmo essere travolti dalle cose che facciamo e che, troppo spesso, ci divorano. Riconosciamolo: abbiamo bisogno di deserto, ma di un deserto luminoso in cui poter vedere Dio con sguardo nuovo che ci permetta di coglierne la bellezza. Quell’alto monte di cui ci parla l’evangelista è in realtà una collina, ma l’amore lo fa diventare qualcosa di grande, anzi di immenso. Perché Gesù conduce i suoi lì “per amore”, per incoraggiarli dopo gli annunci della passione, per mostrarsi chi è veramente: il Figlio di Dio, l’amato. Colui che va ascoltato.
E lì, in cima, annota Matteo, Gesù viene trasfigurato. Svela cioè la sua profonda natura, la sua vera identità. Non si toglie – è stato scritto – il vestito di tutti i giorni sotto cui si nasconde Superman, no.
È lo sguardo dei discepoli che cambia. Perché la bellezza, come l’innamoramento, come la fede, sta nel nostro modo di vedere. Chi è innamorato, trova la persona amata la più bella fra tutte. Quando si ama una disciplina sportiva si è disposti a sudare e a faticare per praticarla.
Possiamo stare con Gesù tutta la vita, frequentarlo, credere e seguirlo. Ma fino a quando il nostro sguardo interiore non si arrende alla sua bellezza, non ne saremo mai definitivamente segnati.
2. «Maestro, è bello per noi stare qui». Lo ha detto Pietro in cima al Tabor. Diciamolo anche noi, dove ci troviamo, ogni giorno. Anzi fare esperienza di quanto sia bello e gioioso “stare con Dio” è certamente il dono più straordinario che possiamo ricevere nella nostra vita. Dio, in Gesù trasfigurato, è bellissimo: lo testimoniano i suoi tre amici che salgono su questa collina chiamata il monte Tabor. Chiediamo la grazia di sentire anche noi il bisogno di farne esperienza. È un bisogno urgente. Soprattutto ne ha bisogno il nostro spirito, la nostra stessa umanità. È necessario nutrirci di bellezza. Forse abbiamo un po’ tralasciato di guardare alla bellezza di Dio, della sua Parola, privilegiando altri aspetti dicendo ad esempio che “è giusto credere in Dio”, “è impegnativo credere”, “è ragionevole credere”, “è doveroso credere”. E abbiamo dimenticato di dire: “è bello credere”. Ecco: la trasfigurazione di Gesù ci deve far riscoprire la bellezza della fede e quanto sia bello rimanere con Lui.
3. Però dobbiamo muoverci, andare come Abramo, fidandoci di Dio. Non possiamo rimanere immobili: nel nostro cammino quotidiano di conversione, è necessario avere il coraggio di lasciare tutto quello che ci può impedire di “vedere” la bellezza di Dio. Solo camminando raggiungeremo la meta, la nostra Terra promessa, il nostro Tabor dove potremo saziarci della bellezza di Dio.
Nella cripta della Basilica della trasfigurazione sul Monte Tabor in Terra Santa, c’è un mosaico che ripropone quelle che sono ritenute le altre quattro “trasfigurazioni” di Gesù, oltre a quella riprodotta nell’abside che riferisce l’odierno episodio evangelico: e sono la sua nascita, l’Eucaristia, la morte in croce e la risurrezione.
Ecco, ogni domenica noi viviamo la seconda trasfigurazione: l’Eucaristia. Ogni volta che partecipiamo all’Eucaristia noi siamo un po’ come Pietro, Giacomo e Giovanni: in cima al Tabor siamo in ascolto e partecipiamo alla trasfigurazione del Signore che trasfigurerà anche noi, cambiandoci nel profondo. Allora, uscendo di chiesa dopo aver celebrato l’Eucaristia – ne siamo certi – con la nostra vita potremo mostrare a chi ci incontra che, davvero, è bello credere.
