L’impegno ecumenico non è qualcosa di cui ricordarsi solo durante la celebrazione della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani nel mese di gennaio, bensì dovrebbe essere una dimensione trasversale nella vita della Chiesa, se non altro perché deriva da un comandamento esplicito del Signore e da un’intrinseca esigenza della missione cristiana (cfr. Gv 17,21). Tuttavia, è facile trovarsi davanti all’obiezione che nelle nostre terre la questione ecumenica non è così rilevante, che le urgenze pastorali sono altre. La verità della considerazione è inversamente proporzionale alla capacità di volgere lo sguardo oltre l’immediato. In questa prospettiva si è sempre mosso il corso “Chiese cristiane ed ecumenismo”, offerto anche lo scorso semestre dall’Istituto Superiore di Scienze Religiose “Giovanni Paolo I” e dall’Istituto Teologico interdiocesano “G. Toniolo”, che svolgono il loro servizio formativo per le diocesi di Treviso, Vittorio Veneto e Belluno-Feltre. Il corso, infatti, tenuto da diversi anni dal prof. Luca Pertile, è stabilmente inserito nell’offerta formativa degli istituti con cadenza biennale, ma nelle sue ultime edizioni si è radicalmente rinnovato grazie a una metodologia realmente ecumenica.
La prima parte del corso, infatti, propone un’articolata esposizione storico-sistematica della teologia cattolica sul tema dell’unità della Chiesa e sul “modo” di comprendere e relazionarsi con le altre confessioni, mentre nella seconda parte ministri, pastori e responsabili delle più significative Chiese cristiane presenti nel territorio presentano le loro realtà ecclesiali, affrontando questioni fondamentali e fondanti la loro visione della fede cristiana e della Chiesa, offrendo al contempo una “testimonianza” della vita delle loro Chiese. Ciascun intervento, che prevedeva la possibilità di dialogo con gli studenti, è stato preceduto da “un’introduzione”, offerta da don Luca, in maniera da offrire agli studenti alcuni strumenti per poter interagire e analizzare quanto veniva loro offerto. Si sono alternati nella docenza padre G. Mihail (Chiesa ortodossa romena), il pastore Johannes Ruschke (Chiesa luterana), il pastore Caio Bottega (Chiesa battista “Agape”), il pastore Alessandro Sanfelici (proveniente dalla medesima realtà battista), il pastore Davide Ravasio (pentecostale, della Chiesa evangelica bellunese) e Stefano Vescovi, direttore dell’Ufficio per l’ecumenismo e il dialogo religioso della diocesi di Treviso. La realizzazione è stata possibile grazie alla fitta rete di relazioni che l’Ufficio, in questi anni, ha intessuto con il territorio.
La complessità del corso, dal punto di vista didattico, si è ovviamente accresciuta, consentendo, però, agli studenti, ad esempio, di toccare con mano il rischio «di smarrirsi nel conflitto delle interpretazioni che resta vivo e vero in qualunque credente» e il conseguente apprezzamento del «dono di una guida per orientare la coscienza credente»: così Giovanna, una studentessa. Oppure, accorgersi consapevolmente della pluriconfessionalità nella quale i nostri cristiani sono immersi. Coglie con lucidità la “posta in gioco” Patrizia, un’altra studentessa: «Abito in una piccola città di provincia e guardandomi attorno scopro delle realtà nuove: accoglienza in un locale della chiesa cristiana copta in occasione di una loro festa; matrimoni misti; badanti che accudiscono i nostri anziani e si professano ortodosse; amici dei nostri figli con tradizioni e convinzioni religiose diverse dal cattolicesimo; il mondo delle associazioni cattoliche, dei grest, dei gruppi giovani che devono prendere posizione di fronte alle richieste di adesione da parte di ragazzi/e con altra fede; la presenza di luoghi di culto per la Chiesa evangelica e la Chiesa ortodossa. Siamo così sollecitati a non ignorare queste realtà, anzi, a metterci in dialogo con esse, ma per farlo è necessaria l’appropriazione della conoscenza della nostra fede». L’incontro con l’altro in “carne e ossa” e non sulle pagine dei libri, non dovrebbe mai spaventare, ma spingere verso una conoscenza più approfondita del cattolicesimo, che in sé ha tutti gli strumenti teorio-pratici per aprirsi alla pluralità senza cedere a forme di relativismo o “irrigidimento fondamentalista”.
Quanto offerto dai nostri Istituti non è che un piccolo, ma prezioso, contributo alla “causa ecumenica” perché lavora sul versante essenziale della formazione della testa e del cuore, ma contemporaneamente li qualifica, ponendoli a servizio del territorio.
