Si è aperta in questi giorni una nuova fase nel percorso di collaborazione tra le parrocchie, attraverso un confronto nelle sei convergenze foraniali.
La convergenza di Belluno
Il primo incontro si è tenuto a Cavarzano nella serata di martedì 15 settembre. Ne scrive Angelo Da Fré:
«Al contrario di quanto proclamato da qualche titolo di quotidiano locale, le parrocchie della nostra Diocesi non chiudono ma disegnano un nuovo cammino per il futuro, basato sulla creazione di “comunità di comunità”, semplificando le strutture organizzative per liberare risorse alla vera testimonianza del Vangelo. Per favorire la conoscenza e il confronto di questo progetto, già maturato come scelta di fondo a livello degli organismi diocesani, ma da condividere e perfezionare insieme alle comunità, sono stati programmati degli incontri sul territorio e il primo lo scorso 15 settembre ha visto a Cavarzano la partecipazione dei Consigli Pastorali della Convergenza Foraniale di Belluno alla presenza del Vescovo don Renato.
Oltre settanta rappresentanti hanno condiviso un momento di preghiera comunitaria a cui a fatto seguito la presentazione di tutti i Consigli Pastorali, la testimonianza di alcune buone pratiche di collaborazione tra parrocchie e la fotografia dello stato dell’arte di questo nuovo cammino intrapreso dalla Diocesi.
Nei lavori di gruppo sono state messe al centro le aspettative e le preoccupazioni che possiamo cogliere in questa fase di trasformazione e cambiamento. Il superare la paura di perdere l’identità di ciascuna parrocchia, che invece rimarrà sul territorio come elemento fondamentale di raccordo con la popolazione, trova risposta nella collaborazione reciproca, nel condividere le risorse, nell’affrontare insieme le nuove sfide del futuro avendo nella coralità d’intenti maggiore entusiasmo nel portare aventi i nostri progetti pastorali. La corresponsabilità insieme al desiderio di collaborazione sono fondamentali per dare testimonianza di comunità vere.
È un’occasione di rinascita per ripensare anche le nostre parrocchie a fronte delle mutate esigenze dei nostri tempi, mettendo al centro anche la valorizzazione dei laici e la loro ministerialità. Una comunicazione efficace risulta indispensabile per trasmettere correttamente tale sperienza a tutta la popolazione per non dare spazio a fraintendimenti che cagionano solo timori. Non si tratta di fare tutto domani ma di iniziare a camminare su una rotta tracciata tenendo conto che non tutti hanno lo stesso passo e che Cristo cammina al nostro fianco».
La convergenza di Sedico-Santa Giustina
Mercoledì 16 i consigli pastorali della Convergenza di Sedico-Santa Giustina si sono ritrovati a Col Cumano, per condividere il cammino fatto dalle collaborazioni e per individuare il sentiero da percorrere. Scrive Maria Grazia Cassol:
«La sfida inizia, la sfida è iniziata 2000 anni fa, cioè l’annuncio evangelico di Cristo che continua a provocarci e a farci riflettere sul nostro essere battezzati. Anche in questo momento della storia della chiesa siamo chiamati all’ascolto reciproco, al confronto, a prendere delle decisioni. Ognuno ha un percorso proprio e ognuno deve individuare il proprio, con le proprie individualità e le proprie specificità; ma unica è la meta: raggiungere alfine assieme il Risorto! E proprio dalla lettura e dalla riflessione del Vangelo del Risorto è iniziato l’incontro.
Successivamente ci siamo incontrati in sala, ci siamo presentati, ogni CPU ha portato un segno che lo rappresenta (un’arancia, un cordino da montagna, una pizza, l’immagine su di una maglia, la presenza stessa) ed è stata presentata una testimonianza di una parte di cammino vissuta da una collaborazione.
In seguito Saverio, don Luciano e il vescovo Renato hanno illustrato i passi fatti in questi ultimi 5 anni, dalla presentazione della Carta d’Intenti del 2021, fino ad arrivare a questa che è la prima fase di preparazione al Sinodo diocesano, indetto per la primavera prossima. Ci siamo, quindi, suddivisi in cinque circoli, nei quali dove ognuno dei partecipanti era chiamato ad esprimere l’aspettativa più significativa per i prossimi passi da fare e la maggiore difficoltà. È stato un momento importante di conoscenza reciproca e di scambio di opinioni e di esperienze ed è quello che saremo chiamati a fare nei prossimi mesi mettendo al centro il messaggio gioioso del Risorto, cercando di coinvolgere giovani, famiglie, comunità piccole e grandi, chi ha un passo veloce, ma anche chi ha il passo più lento, nel segno dell’ascolto, della dignità e del rispetto».
La convergenza di Ampezzo-Cadore-Comelico
Giovedì 17 è stata la volta della Convergenza di Ampezzo-Centro Cadore-Comelico, riunita a Pieve di Cadore con 54 partecipanti.
Racconta Giuseppe Casagrande: «Nel cammino verso il futuro delle loro parrocchie i Consigli Pastorali della Convergenza Ampezzo-Cadore-Comelico hanno fatto tappa a Pieve di Cadore. L’invito a un impegno rinnovato ma soprattutto unitario è stato rivolto ai 54 partecipanti dal parroco di Pieve don Diego. Con la lettura del Vangelo di Marco che ha ravvivato l’incontro con il Risorto si è entrati nel vivo dell’appuntamento comunitario che è iniziato nella chiesa arcidiaconale ed è proseguito nella sala “Oasi”.
Ancora una volta è stato ribadito che al centro dell’attenzione ci deve essere il cammino sinodale. Il senso del camminare insieme. Il sentirsi parte di una comunità strettamente legata ad altre comunità. Simbolicamente questa dimensione, presentata dal Vescovo, è stata espressa con dei cordoncini bianchi che ognuno ha cinto il proprio o la propria vicina di banco.
Il percorso compiuto in questo anno e mezzo dai Consigli Pastorali è stato sintetizzato da don Ivano Brambilla, da Giuseppe Casagrande (che scrive) e dal Vescovo, con l’ausilio di slide che hanno rimarcato l’importanza strategica dei Consigli Pastorali interparrocchiali, una sorta di “fusione” che ha cominciato a dare il senso di “comunità di comunità” e di “comunità sorelle”, che camminano insieme. Dimensioni che devono fare i conti con una realtà ecclesiale nuova rispetto al passato, con un numero sempre minore di parroci e con la necessità che i laici si assumano maggiori responsabilità gestionali.
Questo aspetto è stato condiviso da tutti e cinque i gruppi di lavoro nei quali si è articolata l’assemblea. Sul versante delle preoccupazioni collegate ad eventuali unificazioni parrocchiali sono emersi soprattutto la paura di perdere l’identità, l’incertezza del mantenimento dei beni, l’insorgere di una qualche forma di disaffezione dei fedeli. L’auspicio è che trattandosi di scelte importanti è indispensabile che maturino lentamente affinché ci sia il tempo per aiutare tutti i componenti delle nostre comunità a comprenderne il senso ecclesiale oltre al senso funzionale».
La convergenza di Agordo-Livinallongo
Venerdì 18 settembre, ad Agordo, sono stati coinvolti i consigli pastorali della Convergenza Agordo-Livinallongo. Don Andrea Canal riassume così quanto emerso: «In questo periodo di grandi cambiamenti, anche per la chiesa diocesana di Belluno-Feltre, il nostro vescovo Renato ha desiderato incontrare i consigli pastorali della nostra convergenza di Agordo-Livinallongo per comprendere insieme le scelte, a volte inevitabili e per collaborare in maniera attiva e propositiva. Dietro ai cambiamenti che la Chiesa propone non c’è solo il bisogno di superare le difficoltà organizzative, ma prima di tutto l’invito a crescere insieme nella fede e a cogliere il valore della diversità come ricchezza. I presenti hanno sottolineato l’importanza di questi momenti e il desiderio di incontrarsi ancora».
La convergenza di Alpago-Ponte nelle Alpi-Longarone-Zoldo
Lunedì 21 settembre a Polpet si sono incontrati i Consigli pastorali della Convergenza Alpago-Ponte nelle Alpi-Longarone-Zoldo. «Dopo un momento di preghiera – scrive Paolo Sitran – c’è stato spazio per una testimonianza di comunione offerta da un membro del CPU di Zoldo-Zoppè, che ha raccontato l’iniziativa portata avanti da febbraio di celebrare, ogni prima domenica del mese, una Messa tutte le parrocchie insieme con un tema, una ricorrenza o una festa al centro della celebrazione. Questo, hanno spiegato, ha favorito l’aggregazione e lo scambio reciproco di tutti coloro che nelle singole parrocchie svolgono diversi servizi. Successivamente ogni vicepresidente dei CPU ha portato un’immagine o una parola per descrivere sinteticamente la propria realtà. Qualcuno ha detto speranza, altri hanno portato l’immagine di una barca, una farfalla, un campanile.
Dai diversi gruppi di lavoro è emersa la piena disponibilità a collaborare, accogliendo il progetto in discussione con gradualità in modo che sappia coinvolgere sempre più persone. Le preoccupazioni certo non mancano, che molti retaggi culturali stratificati nel tempo possano impedire la piena comunione delle comunità».
Secondo don Francesco Santomaso, «è stato un momento davvero interessante e condiviso con attenzione e passione da parte di tutti i rappresentanti delle comunità cristiane di questa forania. La serata è stata preparata con i vicepresidenti dei consigli pastorali e poi anche con una videoconferenza con il vescovo per affinare i passaggi. Eravamo circa una settantina e possiamo dire di aver lavorato per alcune ore con passione e anche con senso critico sulla proposta del Cammino diocesano iniziato con l’elaborazione della Carta d’intenti. La riflessione sulla nuova realtà ecclesiale accompagnate anche dalle indicazioni che sinodo nazionale è quello di Papa Francesco hanno fatto ci chiedono ora di guardare al futuro con attenzione verso i sacerdoti specialmente quelli più giovani, ma di guardare anche con speranza affinché le nostre comunità possano davvero essere comunità di comunità parrocchie e sorelle dove nessuno viene escluso o viene cancellato. Non si tratta di resistere solo alla tentazione di scoraggiarsi o di puntare i piedi su nostalgie di un modo di essere chiesa o di vedere la figura del parroco. Si tratta di individuare percorsi comuni.
Con il passo del montanaro, senza strappi, ma convinti che il lavoro iniziato ci porterà a intravedere i germogli di una rinnovata ecclesialità. Non esistono parrocchie di serie A o di serie B e tantomeno esistono storie di comunità cristiane di serie A e serie B si tratta di affrontare con realismo la situazione il cambiamento d’epoca che chiede delle semplificazioni in campo amministrativo e gestionale ma che vuole garantire anche la vitalità e il patrimonio di ogni comunità Cristiana. La sfida ora è di condividere con le nostre comunità le idee che sono state offerte e discusse affinché non ci siano fraintendimenti o semplificazioni inutili e dannose. Il vescovo Renato ha insistito sulla fedeltà al cammino della chiesa universale proposto da papa Francesco e anche dalla visione ecclesiale di Papa Leone in riferimento anche al lavoro sinodale della chiesa italiana ha ripetuto con forza e con passione la necessità di ricercare e di vivere un nuovo modo di essere chiesa e nella chiesa la scoperta di un nuovo modo di essere sacerdoti e laici che camminano insieme. Molto attenta e vivace, talvolta critica, è stata la presenza di una significativa quota di giovani presenti nei nostri consigli pastorali. Dai circoli sono emersi con lucidità le fatiche e il bisogno di condivisione e di una comunicazione di questo cammino a tutte le persone».
La convergenza di Feltre-Lamon-Pedavena
Erano presenti 80 persone, tra laici e preti, nella sala Loretana della parrocchia Sacro Cuore a Feltre, nella serata di martedì 22 settembre. Sono queste le alcune parole con cui si sono definiti i consigli: condivisione, perché nel trovarci ognuno porta del suo e lo mette a disposizione degli altri; puzzle, perché ogni componente rappresenta un pezzo che contribuisce al benessere della propria parrocchia, ma insieme agli altri forma qualcosa in più per la comunità; fiume e ponti, legati alle caratteristiche del proprio territorio, diviso da un fiume, ma i ponti che sono presenti simboleggiano il legame che si sta creando fra le comunità.
Alcune aspettative emerse nei gruppi: le persone si sentiranno più coinvolte, ci sarà un aumento delle risorse e competenze per risposte concrete alle necessità, formazione di equipe in aiuto al parroco che avrebbe più tempo per la pastorale, tra persone e comunità si creerebbero relazioni e maggior dialogo.
Preoccupa il campanilismo, le distanze sul territorio, l’aspetto economico-giuridico del cambiamento, come trovare il metodo corretto per parlarne ai singoli nelle comunità, l’invecchiamento delle comunità perché si fatica a coinvolgere i giovani.





























