Secondo una tradizione orientale i fedeli, il giorno di Pasqua, si scambiano gli auguri con questo dialogo: «Il Signore è risorto!» – «Il Signore è veramente risorto!». È questa l’affermazione centrale del cristianesimo. Eppure il Nuovo Testamento non descrive questo evento. Saranno le ripetute apparizioni di Gesù ai suoi discepoli che li renderanno testimoni di esso. Come scriveva Joseph Ratzinger, «L’annuncio apostolico col suo entusiasmo e con la sua audacia è impensabile senza un contatto reale dei testimoni con il fenomeno totalmente nuovo ed inaspettato che li toccava dall’esterno e consisteva nel manifestarsi e nel parlare del Cristo risorto».
Piero della Francesca, uno degli artisti più importanti del Rinascimento, sembra quasi venire incontro a questa lacuna presentando il fatto della Resurrezione mentre si attua in un’opera realizzata per la sua patria natale, che non casualmente si chiama Sansepolcro. Egli esprime il realismo di questo evento con una sicura prospettiva e con la concretezza del corpo di Cristo. Ma ancora più importante è la sicurezza con la quale il Risorto sta uscendo dalla tomba. Il suo volto è sovrastato dall’aureola della divinità. Come dice san Pietro nella prima lettura di oggi: «Dio lo ha risuscitato al terzo giorno». Ha in mano il vessillo della vittoria. Come recita la sequenza che si recita oggi prima del Vangelo: «Morte e vita si sono affrontate in un prodigioso duello. Il Signore della vita era morto, ma ora, vivo, trionfa». Alcuni particolari evidenziano come questa vittoria sia stata pagata a caro prezzo. Dal costato trafitto continua ancora a sgorgare sangue, il vessillo ha al suo centro una croce. Il drappo che lo riveste è rosaceo, forse l’eco di un antico inno: «L’Aurora della luce splende; colui che era crudelmente richiuso dai soldati in un sepolcro ora vittorioso sorge trionfatore».
Nelle prossime settimane di pasqua tutte le prime letture presentano il frutto più bello della Pasqua, e cioè il sorgere della Chiesa. È questo anche il periodo primaverile. Non a caso Piero Della Francesca presenta ai lati del Risorto un paesaggio brullo, con gli alberi senza foglie mentre dall’altro vi è una natura rigogliosa di vita. Tutto ciò diventa ovviamente un simbolo della vittoria di Cristo sulla morte fisica ma soprattutto su quella molto peggiore del male e del peccato.
Ne nasce anche un invito per ciascuno di noi a non trascorrere questo prezioso periodo nell’indifferenza, come fanno i quattro soldati addormentati, ma a viverlo con una sempre più profonda e convinta adesione a Cristo.
Immagine tratta da F. Zeri (a cura ), Piero della Francesca, Resurrezione,
Rizzoli, Milano 1999, p. 5.
