Le omelie del Vescovo

I tre giorni santi

«Considera attentamente i tre giorni santi della crocifissione, della sepoltura e della risurrezione del Signore» (Agostino)

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foto a lato di Fabrizio Sommacal

Verso il 400, il vescovo Agostino venne interpellato da un fedele di nome Gennaro, che gli chiedeva spiegazioni sulla frequenza della celebrazione e della comunione eucaristica e in modo particolare sui diversi usi gli usi presenti nella Chiesa di allora. Prima di tutto gli offrì questa indicazione: «Considera attentamente i tre giorni santi della crocifissione, della sepoltura e della risurrezione del Signore». Anche le nostre comunità cristiane si concentrano in questi tre giorni con un’intensità che non ha pari in tutto il resto dell’anno liturgico.

Omelia alla Messa del Crisma – giovedì santo

Sulla soglia del triduo pasquale, nella mattinata del giovedì, la tradizione pone la Messa del Crisma, che convoca tutto il presbiterio, i diaconi e una vasta rappresentanza di fedeli in Cattedrale, attorno al Vescovo. Nell’omelia il vescovo Renato ha ricordato «l’unzione di cui ci parla Gesù, quando è “mandato a portare ai poveri il lieto annuncio” è una consacrazione, una investitura d’amore, una vita dedicata, una consegna dello Spirito, un dono di soffio vitale, un’indelebile traccia di Dio». E parlando ai suoi preti ha aggiunto:

…Quando abbiamo detto a Lui il nostro “sì”, il Signore degli inizi aveva già abbracciato tutto di noi – nel segno dell’unzione della nostra carne – e non solo l’entusiasmo iniziale, ma anche il suo complicarsi, le sue mediocrità, le sue tortuosità. Agli inizi, quando ci precedeva, il Signore della vita, come buon Samaritano, aveva già raccolto, accarezzato e lenito perfino le nostre paure, le nostre fisime, le nostre cadute…

Nel racconto della Passione di Matteo, proclamato domenica, è stato tralasciato – nella scrematura liturgica – quello che possiamo definire “il segno dell’inizio di Dio nella passione di Gesù”. Gesù, intravvedendo le ore della passione, riconosce che il Padre si avvicina preveniente, dunque inaspettato, lì a Betania, in casa di Simone chiamato “il lebbroso”. Sopraggiunge un’iniziativa d’amore che poi Gesù evidenzierà dicendo che sarà annunciata come Vangelo dovunque, nel mondo intero, per sempre: una donna – che aveva con sé un vaso di alabastro pieno di profumo molto prezioso – si avvicina a Gesù e glielo versa sul capo mentre egli stava a tavola. Con questo gesto di consacrazione e di consolante unzione Gesù si avvia a portare a compimento la sua missione. Gesù vi ha colto l’unzione dello Spirito con cui il Padre lo aveva iniziato: «Tu sei il mio figlio mio, l’amato». Per Gesù è stato un sentire la tenerezza del Padre che non l’avrebbe abbandonato nel momento della totale consegna di sé nel morire in croce… (continua a leggere)

 

Messa nella Cena del Signore – giovedì santo

Nella citata lettera, il Vescovo di Ippona attestava una varietà di consuetudini presenti nella Chiesa antica quanto alla collocazione liturgica della lavanda dei piedi, già allora in uso. Dichiarava di preferire il contesto più tipico nel Giovedì santo, anche se sapeva che altre comunità avevavo soppresso il rito; altre Chiese preferivano spostarlo nei giorno dell’Ottava di Pasqua, perché la lavanda dei piedi non venisse confusa con il battesimo. Nella Cattedrale di Belluno il Vescovo ha ricordato, a imitazione del Maestro, il suggestivo gesto. Nell’omelia aveva ricordato:

Della “Pasqua dell’Amore” tutti noi siamo bisognosi e desiderosi! Lo è questo nostro mondo così abbarbicato sulla presunzione espressa da Pietro: «Tu non mi laverai i piedi in eterno!». Ecco, invece, dove sarà la nostra Pasqua: «Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi». Saremo noi audaci di passare con Gesù al Padre, denudati e disarmati fino a dire con Pietro: «Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!»? (continua a leggere)

 

Celebrazione della Passione del Signore – venerdì santo

Nella grande aula della Cattedrale la folta presenza di fedeli quasi si perde. Ma il numero dei presenti si fa evidente al momento dell’adorazione della croce: due “interminabili file di persone si accostano alla Croce appena presentata: c’è chi fa un inchino, chi dà un bacio, chi accarezza il volto o i piedi del Crocifisso. Mentre la Schola canta «Popolo mio, che male ti ho fatto… rispondimi», l’emozione diventa quasi palpabile. Anche gli occhi di qualche bambino, stretto alla mano di mamma o papà, si posano sul sacro Volto. Nell’omelia il Vescovo dice:

Questa sera siamo dinnanzi alla Croce anche noi. Il nostro sguardo su di essa non può rimanere indifferente, perché come sarà annunciato tra poco, si tratta del «legno della Croce, al quale fu appeso il Cristo, Salvatore del mondo». È sospesa, dunque su quella croce la nostra salvezza; passa di lì la nostra vita. (continua a leggere)

 

Veglia pasquale nella Notte della Risurrezione

«Tutte le veglie che si celebrano in onore del Signore sono gradite e accette a Dio; ma questa veglia è al di sopra di tutte le veglie. Essa è detta per antonomasia “la veglia del Signore» (Cromazio di Aquileia). Nel cuore di tutto l’anno liturgico, dopo le letture dell’Antico e del Nuovo Testamento, il Vescovo ha detto:

Nell’oggi di tutti i nostri giorni siamo raggiunti dal sorprendente annuncio che lui è risorto. Già la nostra vita è altrove con Lui risorto. Stupendo per noi: ci precede! Il nostro cercarlo ora è la gioia del suo precederci. Conta la sua risurrezione sul nostro esistere e sul nostro morire. Dirà l’apostolo Paolo: «Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me!». E nella epistola ascoltata poco fa, Paolo ci riconosce: «Viventi per Dio, in Cristo Gesù» (continua a leggere).

 

Domenica di Risurrezione

Nella domenica di Pasqua, il Vescovo celebra al mattino nella Concattedrale di Feltre. Alla sera ancora in Cattedrale. Nell’omelia ricorda:

Gesù si fa pellegrino con noi, compagno di viaggio, intavola un dialogo d’amicizia. Non solo: ad un cenno di attenzione da parte dei due discepoli, accetta di entrare nella loro casa e di farsi commensale. È lì a prendere un po’ di pane, a benedirlo, a spezzarlo e a darlo loro. Attesta l’evangelista: «Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista». Proprio in quell’esperienza i discepoli riprendono di nuovo tutto il cammino di conoscenza, di fiducia, di amicizia con Gesù, di incontro ritrovato e rigenerato con gli altri discepoli. Ebbene questi inediti – spesso inaspettati – e sorprendenti appuntamenti con Lui sono l’oggi del Risorto! (continua a leggere).