A cura di don Giacomo Mazzorana (domenica di Pentecoste - anno A)

Ieri e oggi, in un clima di Pentecoste

«Vieni, padre dei poveri, vieni datore dei doni, vieni luce dei cuori»

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Pentecoste, nome che significa cinquanta giorni, era nell’Antico Testamento inizialmente una festa del raccolto, divenuta in seguito una ricorrenza storico-salvifico, legata alle varie Alleanze. La Chiesa primitiva celebra invece il dono dello Spirito Santo sugli Apostoli, avvenuta nel cinquantesimo giorno dalla Pasqua di resurrezione, con la nascita della Chiesa e l’inizio della sua missione evangelizzatrice.

A livello artistico l’iconografia della Pentecoste è di grande aiuto per comprenderne il significato. Essa è rimasta costante, pur con varianti, nei secoli. Nella parte superiore dell’icona sono raffigurate due case, simili a torri, a esprimere che la scena si svolge nella “camera alta” di Sion, quella dell’Ultima Cena, divenuta, dopo la Resurrezione, il luogo dove si trovavano gli Apostoli a pregare. Dalla sfera celeste sovrastante si dipartono i raggi di luce, simbolo dello Spirito Santo che si posa su di loro. Molto caratteristica è anche la panca sulla quale essi sono seduti. Si tratta di una tribuna a ferro di cavallo che nelle chiese sire e caldee era posta al centro della chiesa a fronte dell’abside e del santuario in cui si trovava l’altare. Su di esso si svolgeva la liturgia della Parola e prendevano posto i celebranti.

Gli Apostoli iniziarono ad annunciare la Parola a partire da quel momento, in cui avevano ricevuto lo Spirito e il loro stare insieme dava vita a una unione spirituale, un sinodo. È significativo che tutte le icone, che in seguito raffigureranno i Concili ecumenici, riproporranno il medesimo schema iconografico. A ulteriore conferma di questa lettura di inizio di evangelizzazione, se ci si sofferma ad analizzare le figure degli Apostoli, si nota che alcuni di essi hanno in mano un rotolo, altri un libro. Non si tratta di un particolare insignificante: il rotolo simboleggia la predicazione, il libro invece la fonte prima di essa e cioè la Parola di Dio e la dottrina.

Al centro dell’emiciclo, immerso nell’oscurità, appare un uomo anziano, che sostiene tra le mani un drappo bianco, spesso con i dodici rotoli che simboleggiano la predicazione apostolica. Il suo nome è ho kòsmos, cioè il mondo, oggetto della missione della Chiesa.

Nel 2025 è stato pubblicato, firmato da papa Francesco, il Documento finale della XVI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, dal titolo Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione, missione. Siamo sempre infatti, ieri e oggi, in un clima di Pentecoste, non più caratterizzato dall’abbondanza dei doni della terra come tanti secoli fa nell’Antico Testamento, ma da quelli molto più preziosi dello Spirito, come recita la sequenza prima del vangelo: «Vieni, padre dei poveri, vieni datore dei doni, vieni luce dei cuori […]. Dona i tuoi fedeli che solo in te confidano i tuoi santi doni: dona virtù e premio, dona morte santa, dona vita eterna».