Sabato 13 giugno, nella basilica di Maria Ausiliatrice a Valdocco, a Torino, il salesiano Michele Reolon, 30 anni, originario di Belluno, è stato ordinato diacono insieme ad altri sedici confratelli provenienti da undici nazioni di Europa, Asia e Africa. Un momento importante nel cammino verso il sacerdozio, vissuto nel luogo simbolo della spiritualità salesiana, là dove san Giovanni Bosco diede inizio alla sua opera in mezzo ai giovani.
La celebrazione è stata presieduta dal vescovo ausiliare di Torino, mons. Alessandro Giraudo. Richiamando il racconto della vocazione di Geremia, il vescovo ha sottolineato come il ministero che gli ordinandi si preparavano a ricevere nasca anzitutto dall’iniziativa di Dio: «Ecco, io metto le mie parole sulla tua bocca». Parole che il presule ha collegato a uno dei gesti più significativi del rito di ordinazione: la consegna del Vangelo. «Tra poco riceverete il Vangelo, Colui che è la Parola», ha detto rivolgendosi ai candidati. «Riceverete il dono di annunciare questa Parola. Ma voi avete scelto, e lo ricordate a tutti noi, che questa parola non può rimanere soltanto sulla bocca: deve scendere nel profondo della vita». Commentando poi il brano evangelico dei servi vigilanti, il vescovo ha evidenziato l’atteggiamento che dovrà caratterizzare il ministero diaconale: la disponibilità al servizio e l’attesa fiduciosa del Signore. «È quel Signore per cui vale la pena consegnare la nostra vita», ha affermato. «Verrà a trovarvi ogni giorno, nei servizi che vi saranno chiesti, e busserà al vostro cuore ogni volta che vi fermerete con lui e vivrete una profonda comunione». Un passaggio dell’omelia è stato dedicato alle «notti» che ogni ministro della Chiesa è chiamato ad attraversare accanto alle persone che incontra. «Incontrerete le notti di chi fa fatica, di chi ha paura, di chi ha smarrito la bellezza del Vangelo e si rivolge altrove», ha detto il vescovo. «Vi farete compagni di strada di chi incontrerete». Da qui l’invito a lasciarsi guidare completamente dal Signore e a fare della propria vita «l’avventura meravigliosa» di chi vive ciò che crede, ascolta e annuncia.
La celebrazione è proseguita con i momenti propri del rito di ordinazione: la chiamata e l’impegno degli eletti, le litanie dei santi, l’imposizione delle mani e la preghiera di ordinazione, la vestizione con stola e dalmatica e la consegna del libro dei Vangeli. Un gesto accompagnato dalle parole che sintetizzano il compito del diacono: accogliere il Vangelo, annunciarlo e testimoniarlo con la vita.
Al termine della celebrazione il vescovo ha ricordato che i diaconi sono un dono per la Chiesa e che il loro ministero trova il suo significato più autentico nel servizio. «Portate a compimento l’opera iniziata oggi», è stato il suo incoraggiamento conclusivo.
Il giorno successivo all’ordinazione, Michele Reolon ha svolto il suo primo servizio da diacono nella chiesa parrocchiale dei Santi Claudio e Dalmazzo a Castiglione Torinese. Nell’omelia della Messa domenicale ha condiviso una riflessione semplice ma efficace, partendo da un’esperienza quotidiana: una merendina dimenticata in tasca, sciolta e infine gettata via.
L’immagine è diventata una metafora del dono ricevuto da Dio e talvolta trascurato. Commentando il versetto evangelico «Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date», il novello diacono ha invitato i fedeli a interrogarsi sul proprio rapporto con il Signore. «La Messa e il rapporto con Dio ci sollevano davvero e ci portano avanti? Oppure li viviamo soltanto per abitudine o per obbligo?», ha domandato. Riprendendo la prima lettura, tratta dal libro dell’Esodo, ha ricordato l’immagine delle ali d’aquila con cui Dio sostiene e accompagna il suo popolo. «L’amore di Dio è più grande. Dio ama stare vicino agli uomini. Quando promette, è fedele e rimane sempre accanto a noi».
Nella seconda parte della riflessione, il nuovo diacono ha insistito sulla necessità di condividere il dono ricevuto e di farlo fruttificare nella vita quotidiana. «Dio va donato», ha affermato. Il rischio, ha spiegato, è quello di trasformare la fede in un rifugio privato, in un «fortino» da custodire per sé stessi. Il Vangelo, invece, spinge ad uscire.
«Non siamo qui perché siamo bravi», ha detto. «Siamo qui per lasciarci prendere sulle ali di Dio. Siamo qui per essere una pagnotta che si sbriciola per essere donata agli altri». Un’immagine che richiama il servizio, la condivisione e l’attenzione verso chi è più lontano o in difficoltà. Da qui il riferimento alla pecora smarrita cercata dal pastore e all’abbraccio di san Francesco al lebbroso, segni concreti di una fede che si traduce in vicinanza e misericordia.
La festa è poi proseguita nella vicina parrocchia di Gassino Torinese, dove Michele ha svolto per due anni il proprio servizio pastorale accompagnando i gruppi giovanili. La comunità lo ha accolto con un momento di festa e un pranzo comunitario.
«Seguire Gesù nel suo essere servo»
Michele Reolon ha sintetizzato così il significato del diaconato: «Credo significhi decidersi di zompettare dietro a Gesù per seguirlo nel suo essere servo di Dio e degli uomini. Indossare il grembiule e la stola, pronto a lavare i piedi sporchi delle persone e a donare il Pane di Vita agli affamati di senso».
Parole che richiamano il cuore del ministero diaconale e della spiritualità salesiana. Anche rispondendo a una domanda sul servizio ai giovani, alla Chiesa e alla Congregazione Salesiana, il nuovo diacono ha indicato una strada fatta di disponibilità e di dono di sé: «Sicuramente vuol dire non mettere al primo posto quello che io voglio o quello che io desidero: conta quello che Dio vuole. Servire è un piccolo e quotidiano perdersi per il bene di altri, andare alla deriva perché i sogni di Dio si realizzino, portare la vita dove vita non c’è».
Giorgio Reolon







