L’iniziativa quaresimale
Durante il tempo di Quaresima, l’Ufficio Missionario Diocesano rinnova il suo impegno di vicinanza ai più fragili attraverso l’iniziativa “Un pane per amor di Dio”, che quest’anno porta come slogan un invito chiaro e profondo: “Dove c’è un cuore che ascolta, lì fiorisce la speranza”. È un appello a non restare indifferenti, a lasciarsi toccare dalle ferite del mondo, a trasformare l’ascolto in gesti concreti di carità e avere fiducia in Dio: «Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro» (Mt 11,28).
Come gli scorsi anni, anche i progetti sostenuti quest’anno guardano a realtà segnate da povertà, conflitti e migrazioni forzate, in particolare in Venezuela, Palestina, Myanmar e Nord Kivu (Repubblica Democratica del Congo).
La situazione in Myanmar
Ci scrivono don Bruno Soppelsa (Belluno-Feltre) e don Ferdinando Pistore (Vicenza) dalla Thailandia: «Carissimi amici, siamo missionari Fidei Donum in Thailandia, precisamente a nord, nella parrocchia di Lamphun, Diocesi di Chiangmai.
Vorremmo descrivervi brevemente la situazione qui e il nostro progetto solidale a favore della popolazione del Myanmar. Il nostro tipo di sostegno va in quattro direzioni fondamentali: i campi profughi birmani nello stato del Kayah (Myanmar); i campi profughi birmani in Thailandia; le famiglie (anziani, donne, bambini e più vulnerabili) rifugiati nella foresta; le famiglie (anziani, donne, bambini e più vulnerabili) rifugiati in villaggi attualmente meno in pericolo.
Dopo il colpo di stato e la presa di potere da parte della Giunta militare in Myanmar, l’esercito ha infierito contro la popolazione incendiando case e chiese, con situazioni raccapriccianti di arresti, uccisioni e torture. Questo ha costretto molti singoli e famiglie a fuggire dalle proprie case e cercare rifugio nei villaggi, nei boschi, oppure in campi profughi sostenuti da associazioni umanitarie e da sacerdoti cattolici, sia nello stato del Kayah che al confine thailandese. A tutto questo si aggiunge il problema del recente terremoto. La comunità internazionale – presa dai problemi interni ai singoli stati e da altri tipi di conflitti – rimane in una generale indifferenza.
Il Myanmar (Birmania) è suddiviso in vari stati. Confinante ad est con la Thailandia c’è lo stato del Kayah con una consistente presenza di cattolici. Molti hanno trovato lavoro emigrando in Thailandia, in particolare nella provincia di Lamphun, dove prestano servizio i sacerdoti missionari Fidei Donum del Triveneto.
Alcuni giovani sacerdoti della diocesi di Loikaw, nello stato del Kayah, si stanno dedicando – in collaborazione con associazioni umanitarie – al sostegno degli sfollati nei campi profughi sia all’interno dello stato del Kayah che al confine thailandese. Oltre all’assistenza morale, spirituale e psicologica, si fanno carico delle necessità primarie come cibo, vestiti e medicinali. Si curano inoltre dell’animazione e del percorso scolastico di migliaia di bambini/e e ragazzi/e seguiti da insegnanti ed animatori.
Il progetto sostenuto dalla nostra diocesi
Don Ferdinando e don Bruno vorrebbero tentare di garantire il necessario per la sopravvivenza dei profughi birmani (cibo, vestiario e medicinali) oltre a materiali scolastici e di animazione per i bambini altrimenti privi di qualsiasi punto di riferimento.
I contributi andrebbero a coprire anche le spese per gli insegnanti. In vari luoghi si è riusciti a malapena a portare avanti le attività della scuola materna e primaria, ma è necessario poter provvedere anche a proposte educative per preadolescenti ed adolescenti, sia per la crescita personale, ma anche per poter far fronte ai traumi dello sradicamento e delle violenze di cui sono stati e sono testimoni.
La testimonianza di una birmana ad Auronzo
Sabato 28 febbraio durante la Santa Messa, spalleggiata dai bambini di terza elementare che la avevano già incontrata durante il catechismo, la birmana Maria San San ha dichiarato: «Sono San San e vengo dal Myanmar. Sono arrivata in Italia nel 2007 per una visita a una zia che vive qui, in Italia. Non sono più potuta tornare a casa perché era iniziata una violenta repressione da parte della giunta militare nei confronti della popolazione: la stessa cosa che sta succedendo in questi anni e che è sfociata in una guerra civile.
Ora sono sposata con un vostro concittadino auronzano e abbiamo un bimbo piccolo che si chiama Giacomo. La mia mamma ha potuto raggiungerci due anni fa ed ora vive con noi. Da oltre cinque anni il coraggioso popolo del Myanmar continua a resistere al regime oppressivo che ha preso il potere nel 2021. Le proteste pacifiche iniziali sono state brutalmente represse attraverso l’uso della violenza: cittadini innocenti feriti e uccisi dalle forze governative. I militari, per soffocare la resistenza, non risparmiano intere città e villaggi bombardandoli con attacchi aerei e mirando anche ai campi di rifugiati, alle scuole e ai luoghi di culto. Nonostante la ferocia della repressione e le violenze indicibili subite, il popolo birmano continua a combattere per la democrazia, la libertà e i diritti umani fondamentali. Fondamentale è anche che il mondo sappia cosa sta succedendo nel mio Paese: il popolo del Myanmar ha vissuto una dittatura militare per oltre 60 anni. In tutto questo tempo abbiamo avuto solo 5 anni di democrazia! Chiudo dicendovi di apprezzare la vostra vita e di ringraziare tutti i giorni il Signore per la Pace che abbiamo qui. Purtroppo, tanti bambini nel mondo vivono nei paesi in guerra! Allora in questo periodo di Quaresima preghiamo per la Pace: abbiamo bisogno di Pace, il mondo ha bisogno di Pace. Grazie a voi per l’opportunità che mi avete dato di condividere la storia mia e del mio Paese».
don Ezio Del Favero
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