A cura di don Giacomo Mazzorana (18ª domenica del tempo ordinario - anno A)

Il quinto pane, la mano di Gesù

Gesù pronunciò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli e li distribuirono alla folla

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Nelle scorse domeniche ci sono state presentate alcune parabole sul regno le quali, oltre a introdurci nella ricchezza di amore che Dio vuole portare nel mondo e nella vita di ciascuno, hanno offerto una chiave per interpretare anche le varie situazioni storiche che il vangelo racconta. È il caso del miracolo della prima moltiplicazione dei pani che Matteo rilegge alla luce dell’alimentazione degli ebrei nel deserto. Dopo che Dio aveva atto piovere manna e uccelli, il Salmo proclama: «Tutti mangiarono e furono sazi» (77,29). E «Gesù pronunciò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli e i discepoli li distribuirono alla folla. Tutti mangiarono e furono sazi» (Mt 14,19).

Il contesto immediato del miracolo è la compassione che Gesù prova per la folla, venuta a piedi dalla città per ascoltarlo. La sua preoccupazione di non mandarli a comprare da mangiare nelle vicine città è quasi un’eco dell’invito di Dio nella prima lettura: «O voi tutti assetati venite all’acqua, chi non ha denaro venga ugualmente; comprate e mangiate senza denaro» (Is 55,1). Similmente la decisione di sfamare gratuitamente cinquemila persone, più donne e bambini venuti ad ascoltarlo, ricorda ancora Isaia: «Perché spendete denaro per ciò che non è pane? Su ascoltatemi e mangerete cose buone e gusterete cibi succulenti» (Is 55,2).

La compassione di Gesù e il cibo offerto gratuitamente sono però colorati di tristezza perché ha appena sentito della morte di Giovanni Battista. Una stessa sorte di martirio li accomunerà. L’alimentazione gratuita della folla è un segno del dono di sé stesso sulla croce verso la quale si sta incamminando.

Il mosaico con la Moltiplicazione dei pani e dei pesci, un’opera del V secolo in Sant’Apollinare Nuovo a Ravenna, suggerisce subito questa associazione di idee tra il miracolo dell’alimentazione con la futura passione. Cristo veste una veste purpurea, allusiva alla gloria, ma assume la posa della croce. C’ è un altro particolare significativo. Benedice solo quattro pani invece di cinque, perché – secondo Timothy Verdon –

«l’artista vuole che leggiamo la mano del Salvatore come il quinto pane! Abbiamo infatti l’impressione che l’anonimo mosaicista abbia capito perfettamente che, nel Nuovo Testamento, ogni narrazione riguardante un pasto in qualche modo prepari il lettore a comprendere il senso del pasto decisivo in cui, la notte prima di morire, Gesù offrì il proprio corpo nel segno del pane, e il sangue nel vino, per soddisfare la fame spirituale dell’umanità».

Anche i Padri usavano fare questi accostamenti spirituali. Per esempio il vescovo Cirillo di Gerusalemme, nelle sue Catechesi per i battezzandi, scrive: «Stupendo fu il prodigio che moltiplicò i cinque pani fornendo il cibo a cinquemila uomini. Ma cosa è che questo miracolo, quando pensiamo a tutti coloro che sulla faccia della terra erano tormentati dalla fame dell’ignoranza?» (PG 33,802). Egli afferma così che la moltiplicazione dei pani è alimentazione, ma anche, e soprattutto, insegnamento per cui impariamo l’amore che Dio ha per noi.

Immagine tratta da T. Verdon,
La bellezza della Parola, San Paolo, Cinisello Balsamo 2007, p. 251.