Carissimi,
ancora una volta, come tradizione, mi rivolgo a voi e alle vostre Comunità in occasione della Giornata del Seminario.
Come è risaputo il Seminario ha cambiato il suo modo di… “presentarsi”. Non è più l’Istituzione che accoglie giovani che si preparano al presbiterato, ma si sta riadattando nella sua struttura per ospitare sacerdoti che volessero vivere in comunità dopo aver lasciato il loro servizio pastorale.
Il sostegno che le nostre Comunità danno ora al Seminario serve dunque a contribuire alla sua “nuova vita” e anche a sostenere i seminaristi che frequentano gli studi a Trento. Lo scorso anno, nella Giornata per il Seminario le nostre Comunità parrocchiali hanno offerto in totale la somma di €. 31.148,20: a tutte le Comunità il grazie sincero del Seminario.
Viene sottolineata da molti la vivacità culturale che, con opportune iniziative e la collaborazione di tante persone, non solo non è diminuita dopo la partenza dei seminaristi, ma ha intrapreso strade nuove a servizio, in particolare, della città. Nel contempo rimangono molto frequentate le lezioni presso l’Istituto Superiore di Scienze religiose e l’Università “Adulti Anziani”, entrambe ospitate dei locali del Seminario Gregoriano. Quest’anno, speciale attenzione è stata data alla chiesa di San Pietro, nel settimo centenario della Dedicazione, nella quale – come è noto – ricevettero l’ordinazione presbiterale molti sacerdoti della diocesi, tra cui il beato Albino Luciani (Papa Giovanni Paolo I), ora Beato.
Dopo avervi resi partecipi, sia pure sommariamente, di quella che è la vita del Seminario nella sua nuova veste e quali siano le prospettive future, il riconoscente pensiero va alla storia di questa Istituzione legata alla nostra realtà diocesana e ai tanti sacerdoti che qui si sono preparati ad essere “pastori secondo il cuore di Dio” (cf Ger 3,15). Pertanto, di fronte alle sfide attuali, è necessario intensificare la nostra preghiera perché non manchino i Pastori al Popolo di Dio, nella piena consapevolezza che senza sacerdozio non c’è Eucarestia e senza Eucarestia non c’è Chiesa.
Nell’ultimo messaggio per la Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni, Papa Leone ha invitato tutti, ma l’invito lo sentiamo rivolto particolarmente a noi sacerdoti, a creare spazi di silenzio e preghiera perché i giovani possano ascoltare la voce di Dio che abita nel profondo del cuore, superando il rumore e la dispersione del mondo moderno. Potremmo anche dire: prima e al di là di tante cose che possiamo e vogliamo fare, impegniamoci nella cura dell’interiorità. Gesù, invitandoci a pregare il padrone della messe perché mandi operai (cf Mt 9,38) ci dice chiaramente che il protagonista della salvezza è Lui, non noi; che i mezzi più importanti per portare ai cuori la fede non sono i mezzi umani, ma quelli soprannaturali. La prima cosa da fare dunque non è iniziare programmare nuove attività apostoliche o elaborare strategie. Certamente ci vogliono anche queste per poter “parlare” ed essere capiti in un mondo in evoluzione, tuttavia senza mai dimenticare che siamo sì nel mondo ma non del mondo. Comprendiamo allora che l’apostolato sarà efficace solo se fondato nella preghiera. Direi di più: quando Gesù vede le folle stanche e affamate (e lo sono anche oggi! E ci dovremmo chiedere di cosa hanno fame…), invita a pregare e posa lo sguardo su alcuni uomini per farne un dono a favore degli altri (cf Mt 9,37-10,4). I pastori nascono così: dalla compassione di Dio e dalla preghiera del suo popolo. È necessaria dunque la preghiera; è indispensabile per creare le condizioni dell’ascolto alla chiamata; ed è indispensabile perché soltanto una comunità che prega può diventare voce di Dio. Forse, per avere ancora sacerdoti, occorre stare un po’ più in ginocchio: tutti, pastori e gregge.
La Vergine Maria che, nella festa dell’Assunzione, veneriamo accanto al suo Figlio e festeggiamo con amore di figli, accompagni la nostra preghiera e benedica la nostra generosità.
mons. Giorgio Lise, rettore
