In questo periodo estivo ci sono varie possibilità di avere un rapporto più personale e profondo con la natura. Un primo approccio è quello di immergersi in essa per ritemprarci. Non a caso già Cicerone, nel De legibus, aveva affermato: «Non c’è niente di meglio per la quiete dell’animo che la natura». Una seconda modalità è quella estetica di chi si sofferma con calma a scoprire la bellezza di quanto ci circonda e che spesso sottovalutiamo: un fiore, un tramonto, ecc. Ancora più ricca è la visione che offre lo sguardo di fede che in ogni realtà può scoprire Dio. Esemplari sono il Cantico delle creature di san Francesco che loda il Signore per frate fuoco, sorella luna e il sole «che ha di Te significazione», oppure il Metastasio: «Ovunque il guardo giro immenso Dio ti vedo, nelle opere tue ti ammiro».
Il vangelo di oggi ci presenta il terzo grande discorso di Gesù, chiamato dagli studiosi “delle parabole” perché il esso il Signore parlò alla folla «di molte cose in parabole» (Mt 13,3), le quali hanno spesso come quadro immaginativo l’universo naturale e umano familiare agli ascoltatori, in particolare l’agricoltura e la pesca.
«Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Si cominciò a raccogliere attorno a lui tanta folla. (…) E disse: “Ecco, il seminatore uscì a seminare”» (Mt 13, 1-3). Questo contesto naturale è presente anche nelle altre letture di oggi: «Come la pioggia e la neve scendono dal cielo… così sarà della parola di Dio uscita dalla mia bocca» (Is 8, 10-11); «la creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio» (Rm 8,19).
Una suggestiva raffigurazione della parabola del buon seminatore al tramonto la ha dipinta, in diversi suoi quadri, Vincent Van Gogh. La prima risale al 1888, dipinta nel Sud della Francia, in Provenza, nel mese di giugno, quando il grano è maturo e biondeggia sotto il sole cocente. Scrive il gesuita padre Andrea dall’Asta:
«Alla destra, un contadino, con un abito azzurro e un cappello di paglia sul capo, con passo deciso e solenne e con lo sguardo proteso in avanti, sta seminando in un campo arato, trattato con venature ocra, azzurre, viola e blu. Con il braccio sinistro tiene a tracolla il sacco della semina, mentre col braccio destro sparge il frumento con un ampio gesto. Alcuni corvi si stanno nutrendo dei semi che cadono a terra. Sullo sfondo, si staglia il disco solare, protagonista dell’intera scena. Mentre scende lentamente, con un giallo infuocato, i suoi raggi si diffondono nel cielo, generando forza, energia, movimento. Tra il campo arato e il cielo chiude l’orizzonte una striscia di grano già maturo. Sorge immediatamente una domanda. Dal punto di vista agricolo, prima si ara, poi si semina e infine si raccoglie. In che modo è possibile interpretare questa discrepanza temporale? Immediatamente, il nostro pensiero va alla parabola del buon seminatore che sparge il seme in diverse tipologie di terreno, di cui una sola è in grado di accogliere quello che porta frutto. Nella parabola evangelica colpisce la fiducia del seminatore che getta il seme malgrado sia consapevole che molta semente andrà perduta in terreni inadatti. Tuttavia, egli è animato dalla fiducia che il seme caduto nella terra buona porti molto frutto. Nella tela di van Gogh, all’orizzonte il grano è già maturo. È come se il pittore rappresentasse il desiderio del contadino di vedere il frutto del proprio lavoro, quando ancora sta seminando e mentre cala la sera».
È significativo che papa Leone XIV durante l’udienza generale in piazza San Pietro di mercoledì 21 maggio 2025, la prima del suo pontificato, presentando una catechesi sulla parabola del buon seminatore (Mt 13,3), abbia anche meditato su questo celebre quadro in questi termini:
«Ho in mente quel bellissimo dipinto di Van Gogh: Il seminatore al tramonto. Quell’immagine del seminatore sotto il sole cocente mi parla anche della fatica del contadino. E mi colpisce che, alle spalle del seminatore, Van Gogh ha rappresentato il grano già maturo. Mi sembra proprio un’immagine di speranza: in un modo o nell’altro, il seme ha già portato frutto. Non sappiamo bene come, ma è così. Al centro della scena, però, non c’è il seminatore, che sta di lato, ma tutto il dipinto è dominato dall’immagine del sole, forse per ricordarci che è Dio a muovere la storia, anche se talvolta ci sembra assente o distante. È il sole che scala le zolle della terra e fa maturare il seme».
Immagine tratta da Wikipedia
