Il reinserimento sociale e lavorativo delle persone detenute

Impronte, dalla reclusione alla libertà

Fondazione Esodo, quindici anni di attività: bilancio e prospettive del progetto di reinserimento

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Si è svolto nella mattinata del 26 marzo scorso, al Teatro Ristori di Verona, il convegno “Impronte: dalla reclusione alla libertà”, promosso in occasione dei quindici anni di attività della Fondazione Esodo, impegnata nel reinserimento sociale e lavorativo delle persone in esecuzione penale. L’iniziativa si inserisce in un percorso sviluppato in collaborazione con diverse diocesi e le rispettive Caritas diocesane – Verona, Vicenza, Belluno-Feltre, Venezia, Vittorio Veneto e Adria-Rovigo – con il sostegno della Fondazione Cariverona.

Nel corso dell’incontro è stato presentato anche un report che ripercorre i risultati raggiunti dal 2011 al 2025, insieme al messaggio inviato dal cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, attraverso il quale Papa Leone XIV ha rivolto il proprio saluto ai partecipanti.

I dati illustrati indicano che in quindici anni sono state accompagnate 4.870 persone nel territorio veneto, attraverso percorsi personalizzati che integrano accoglienza, formazione, lavoro e interventi educativi. Il progetto, nato come iniziativa sperimentale, si è progressivamente consolidato fino a diventare Fondazione nel 2016, ampliando nel tempo la propria rete territoriale.

All’incontro, moderato dal giornalista Davide Dionisi, hanno partecipato rappresentanti delle istituzioni, del sistema penitenziario, del mondo accademico e del terzo settore, tra cui Irma Conti, don Enrico Pajarin, Alessandro Ongaro, Enrico Farina, Annamaria Raciti, Paola Ziccone, Carla Midena, Marco Tofanelli, Francesca Rapanà e Margherita Forestan.

Tra gli strumenti principali del modello Esodo vi è l’accoglienza residenziale esterna al carcere, considerata uno degli interventi più significativi sul piano educativo. Nel periodo considerato sono state realizzate 1.384 accoglienze, per un totale di oltre 193 mila giornate. Durante questi percorsi, della durata media di circa 180 giorni negli ultimi anni, le persone vengono accompagnate nella gestione della quotidianità e nella costruzione di relazioni, con l’obiettivo di raggiungere una maggiore autonomia.

Accanto all’accoglienza, il lavoro rappresenta un elemento centrale del reinserimento. In quindici anni 2.461 persone hanno partecipato a percorsi di formazione professionale e sono stati attivati 2.404 inserimenti lavorativi tra carcere e territorio, che hanno portato alla stipula di 710 contratti. Nel complesso, circa una persona su tre tra quelle seguite riesce a ottenere un’occupazione al termine del percorso.

Un altro elemento evidenziato riguarda la recidiva. Le rilevazioni effettuate su persone dimesse dal progetto indicano un tasso a cinque anni pari al 13,8% nel 2018 e al 14,4% nel 2022, valori inferiori rispetto alle medie nazionali del sistema penitenziario.

Nel corso degli anni la rete del progetto si è ampliata grazie alla collaborazione tra istituzioni, amministrazione penitenziaria, diocesi e realtà del terzo settore. Dopo l’avvio nei territori di Verona, Vicenza e Belluno-Feltre, il progetto si è esteso nel 2019 all’area veneziana con l’ingresso del Patriarcato di Venezia, nel 2020 alla diocesi di Vittorio Veneto e nel 2025 a quella di Adria-Rovigo. Sono inoltre in corso percorsi di adesione da parte delle diocesi di Trieste e Concordia-Pordenone. Attualmente gli enti del terzo settore coinvolti sono 23, mentre nel complesso del quindicennio hanno partecipato 39 realtà tra cooperative, associazioni, fondazioni ed enti di formazione.

«Quindici anni di lavoro ci dicono che il reinserimento non è solo una questione sociale, ma una responsabilità di tutta la comunità – afferma don Enrico Pajarin, presidente della Fondazione Esodo –Dietro ad ogni numero ci sono persone che hanno avuto la possibilità di ricostruire la propria vita grazie a una rete di enti, operatori e volontari che hanno scelto di accompagnarle. Investire nel reinserimento significa costruire comunità più giuste e più sicure».

Sottolinea il valore del progetto anche Margherita Forestan, vicepresidente vicaria di Fondazione Cariverona: «I numeri che oggi Fondazione Esodo consegna al territorio raccontano un risultato importante, ma soprattutto raccontano un’idea di comunità – osserva –. Accompagnare una persona dal carcere alla libertà non significa soltanto offrire un sostegno in un momento difficile: significa riconoscere che il reinserimento è una responsabilità collettiva».

Il percorso avviato dalla Fondazione Esodo si presenta oggi come un modello strutturato, con l’obiettivo di consolidare e rendere replicabili le esperienze di inclusione sociale anche in altri contesti territoriali.