Fare “memoria” di Augusto Zovi, in questo tempo prezioso di Pasqua, mi pare proprio doveroso e significativo per tutti coloro che lo hanno conosciuto, in specie moglie e figli.
Tornato al Padre il 31 marzo scorso, a pochi giorni dal suo compleanno, che sarebbe stato il 3 aprile, era attorniato dai suoi cari, perché era ormai noto che la malattia era irreversibile. Stretti attorno a lui proclamando il Padre Nostro; poi sedato, si è lasciato abbracciare dal Signore Gesù e dagli affetti più cari. Quattro figli, anzi cinque, come lui ha detto poco prima di spirare, ricordando un figlio prematuro al cielo; insieme ai nipoti e, nella preghiera, ai tanti fratelli della Comunità Neocatecumenale di San Giovanni Bosco.
Ci restano le parole che ha raccolto Laura De Toffol: «Il dottor Augusto Zovi è stato presidente dell’Istituto Diocesano per il Sostentamento del Clero di Belluno-Feltre per sei anni e, prima, ha ricoperto il ruolo di componente del Collegio dei Revisori per due anni. Augusto ha svolto il suo incarico con grande disponibilità, era presente ogni giorno in ufficio, ha accettato questo incarico datogli dal Vescovo con grande umiltà, dote che sempre lo contraddistingueva. Con il suo modo pacato e rispettoso nei confronti degli altri, si è fatto subito ben volere da tutti; era sempre estremamente grato a tutti i consiglieri, ai revisori e ai dipendenti per la collaborazione che gli davano. Era persona di grande intelligenza e mai ha imposto il suo modo di pensare ma, anzi, chiedeva e accettava di buon grado il consiglio di tutti, dimostrando di saper ascoltare le persone. Da uomo di fede quale era, ha ricoperto l’incarico assegnatogli come fosse “una missione” a servizio della diocesi e, in particolare, a favore di tutti i sacerdoti».
Ecco qui allora la sua discrezione, in punta di piedi senza che «la mano destra sappia cosa fa la sinistra», come Gesù ammonisce nel vangelo di Matteo (6,3). Era la sua prerogativa, a volte non compresa; ma per chi, come lui, aveva vissuto momenti bui della sua esistenza di fronte a fallimento e sconforto ed era poi uscito da questa tomba per l’incontro con il Signore Gesù in un cammino di fede forte, le virtù dell’umiltà, semplicità, gratitudine e lode a Cristo erano diventate la sua bandiera e il suo convincimento. Che ora ci lascia come eredità.
Ancora Laura: «Personalmente, conoscevo Augusto da 37 anni; ho lavorato nel suo studio professionale per 16 anni e, poi, le nostre strade si sono nuovamente incrociate quando è venuto all’Istituto, anche se, in realtà, non si sono mai interrotte per la profonda stima reciproca che c’è sempre stata tra noi. Da quando era qui all’Istituto il nostro rapporto si è arricchito ancor di più per l’amicizia che ci legava; non mancavano tra noi gli scambi di vedute anche su questioni di fede; era sempre molto piacevole poterlo ascoltare e parlare con lui. Per tutti questi motivi, ha lasciato tutti noi “orfani” della sua presenza e del suo sorriso, che sempre aveva per tutti; se n’è andato così, in punta di piedi per non disturbare, come era nel suo carattere». Bella testimonianza, che sottoscrivo con Luisa, la moglie, i suoi figli, di cui uno seminarista, ora in missione in Indonesia.
Per terminare un grazie a Dio Padre per averlo non solo conosciuto, ma anche “vissuto” attraverso questa ‘‘Iniziazione cristiana post-battesimale’’. Mi vengono alla memoria le sue parole in un’ultima liturgia dell’Alleanza vissuta in comunità davanti alle parole del Cantico dei Cantici: «Come sei bella amica mia…», dove si esalta la dolcezza sponsale di Dio verso l’umanità. Rispose: «Questa Alleanza sponsale mi interessa. Perciò dico Amen!”».
Eccoti, caro fratello e amico, tra le braccia dello Sposo, nella vita dell’Eterno. Grazie.
don Riccardo Viel
