Nella foto vediamo padre Adolfo (sulla destra, ovvero alla sinistra del vescovo) in compagnia del vescovo Virgilio Pante, nella casa di riposo dei Missionari della Consolata in Alpignano (Torino). La foto risale al 7 maggio, il giorno prima del decesso.
Così padre Adolfo scriveva al nostro Ufficio Missionario il 23 settembre 1976 da Meru (Kenya).
Un quadro d’Africa…
«Come al solito sto benone. Non riesco a capire una cosa però. Nonostante le brodaglie e i cibi strani che volta per volta mi preparo, riesco a sopravvivere; non solo, ma cresco perfino di peso. A proposito di cucina, non è raro avere degli ospiti attirati… dalla fama di buon cuoco. Sono felice, comunque, quando ho qualcuno con me. Non è raro neppure avere dei Padri che per una notte almeno desiderano gustare il pernottamento in capanna e provare l’ebbrezza di una notte rallegrata dal vento che crea un’atmosfera dolomitica ideale.
Il vento. Dai primi giorni di giugno ha cominciato a soffiare con costanza e testardaggine, giorno e notte; sulle strade solleva nuvole di polvere che ti avvolgono in un abbraccio accecante; in capanna gioca a creare musiche capricciose sibilando attraverso le numerose fessure. A volte non ci faccio caso, ma ora comincia a stancare; non vedo l’ora arrivi la stagione delle piogge durante le quali cessa del tutto. Attualmente c’è tanta siccità. Non tanto qui da noi, dove il verde è quasi perenne, ma, a pochi chilometri da Kangeta, il paesaggio è allucinante. I prati non esistono più, è rimasta la terra nuda su cui vagano mucche e capre nella vana ricerca di qualche stelo. In certe zone vicino a noi c’è la fame. Molti si spostano dalla propria abitazione e si recano presso amici da cui implorano un po’ di granoturco, un po’ di fagioli. Ma anche qui da noi ci sono gli effetti della carestia che imperversa in molte zone del Kenya. Al mercato di Kangeta affluiscono centinaia di capre e pecore per essere vendute. I proprietari impiegano il ricavato nell’acquisto di granoturco e fagioli che raramente sono sul mercato e a prezzi pazzeschi».
I lavori nel deserto…
«Stamane col primo chiaro mi son portato giù nel deserto, per fare il punto dei lavori che laggiù ho iniziato. Tra le attività sociali che intendo svolgere nella Missione, c’è anche quella di insegnare alla gente del posto la maniera di coltivare la terra; è un esteso appezzamento di terra che il capo locale mi ha dato per gli esperimenti… Lo stiamo cintando con filo spinato e cumuli di rame spinosi, per impedire un pochino le frequenti passeggiate degli elefanti e abituarli a stare poi alla larga. Abbiamo costruito tre capanne: una per me, una per gli operai e una per gli strumenti. A giorni farò la mia esperienza di vita nel deserto; pernotterò laggiù, provando l’ebbrezza di essere in compagnia di care bestiole. Questa mattina ho visto alcune impronte strane. Ho chiesto all’operaio. “Fatare, simba! Due! Maschio e femmina! Leoni!».
Donare acqua…
«Questo tipo di impegno mi aiuta parecchio ad attendere a quello più specifico e più importante, cioè l’apostolato. Gli sviluppi buoni in questo campo passano attraverso la promozione umana. È sempre attuale e valida l’esperienza dei nostri anziani missionari, i quali, con i piedi per terra, hanno insegnato la via per raggiungere il Paradiso, non dimenticando le esigenze umane di questa popolazione. Basti pensare a quello che si è fatto e che si sta facendo per dare acqua ancora a migliaia di persone».
La gatta… e la gazzella!
«Sto alternando lo scrivere con un lavoro molto paziente e delicato. Sto dando il latte col biberon a una gazzellina che gli studenti di Kangeta hanno trovato oggi, giù nel deserto, quando sono andati a visitare la zona che stiamo coltivando. La presenza della cara bestiola ha mandato sulle furie la gatta che si è vista un concorrente in casa; spero di ammansirla, dovranno vivere da buoni amici».
L’essenziale…
«Voglio dar fondo al costante ricordo che ho di voi e alla grande gioia che provo nel vivere qui. Non so se è troppo presto per affermare che il vivere qui a Kangeta da solo mi sta portando a delle convinzioni forse un po’ tardive, ma abbastanza determinanti. Nel campo materiale, ad esempio, a fare a meno di tante cose non necessarie, nel modo di vestire, nel cibo. Nel mio apostolato, cerco di dare alle mia gente l’essenziale per la loro vita cristiana, quello che ha fatto stabili e forti nella fede i nostri genitori».
E.D.F.




