Il 13 giugno ricorrono quarant’anni dalla morte di don Aldo Belli, sacerdote bellunese che ha lasciato un’impronta significativa nella vita della diocesi attraverso il ministero pastorale e numerose iniziative di carattere sociale e assistenziale.
Nato a San Vito di Cadore nel 1923, fu ordinato sacerdote nel 1946, a soli ventitré anni, dopo gli anni di formazione nel Seminario Gregoriano di Belluno, dove ebbe come insegnante anche don Albino Luciani. Dopo un breve periodo come cappellano a Pieve di Cadore, nel 1950 gli venne affidata la nuova parrocchia di Visome, appena costituita e staccata da Castion. Vi rimase per ben trentacinque anni, fino al 1985.
La sua figura resta anzitutto legata a questa comunità, che contribuì a costruire e consolidare negli anni del dopoguerra. Visse per molti anni nella vecchia e povera canonica di Visome, mentre il suo impegno era rivolto soprattutto alla crescita della nuova parrocchia e alla formazione della comunità. Accanto all’impegno pastorale, dedicò molte energie alle strutture ecclesiali del territorio: seguì l’ampliamento e l’adeguamento della chiesa parrocchiale, promosse interventi di restauro e di valorizzazione del patrimonio artistico e nel 1963 pubblicò il volume Chiese ed oratorii delle parrocchie di Visome e Tassei (Belluno), testimonianza del suo interesse per la storia locale e l’arte sacra. Tra le opere realizzate durante il suo ministero va ricordata anche la costruzione della chiesa di San Giuseppe lavoratore a Piandelmonte, inaugurata nel 1958. Il nuovo edificio, sorto in una località allora ancora popolosa e in crescita, rispondeva alle esigenze di una comunità che nel secondo dopoguerra aveva conosciuto un significativo incremento demografico.
Se il suo nome rimane associato alla parrocchia di Visome, è però soprattutto il Villaggio San Paolo, sul litorale del Cavallino, a rappresentare l’opera per la quale è maggiormente ricordato. Don Aldo ne seguì la realizzazione e lo sviluppo per oltre vent’anni, trasformando un’area allora caratterizzata da dune, arbusti e terreni incolti in una struttura destinata all’accoglienza e alla promozione sociale.
Dal 1962 al 1986 fu direttore dell’Opera diocesana di assistenza. In quegli anni il Villaggio San Paolo nacque dapprima come colonia marina per i bambini e successivamente si ampliò fino a diventare un luogo di ospitalità per famiglie, gruppi e persone in situazione di fragilità. Tra i primi ospiti vi furono anche bambini rimasti orfani in seguito alla tragedia del Vajont. Accanto agli edifici destinati all’accoglienza venne costruita una chiesa, pensata come centro della vita comunitaria del villaggio.
Particolarmente significativa fu l’attenzione riservata alle persone con disabilità. Già a partire dal 1976, quando esperienze di questo tipo erano ancora poco diffuse, il Villaggio San Paolo offrì loro la possibilità di trascorrere periodi di vacanza al mare insieme alle famiglie. Un’intuizione che anticipava orientamenti e sensibilità destinati a svilupparsi pienamente soltanto negli anni successivi. Ricorda don Giacomo Mazzorana: «Negli anni ’70 si era formato un gruppo studentesco collegato con l’Anfass che si proponeva di visitare, nelle proprie case, in tutta la provincia, ragazzi con handicap, organizzando anche momenti di festività comuni in particolare occasioni. La sede era a Santo Stefano di Belluno, presso una sala concessa dalla parrocchia. Un giorno vediamo arrivare don Aldo Belli, si siede e ascolta quanto facevano i giovani e poi chiede: “Cosa ne pensate se questa accoglienza potesse essere fatta anche a San Marco di Auronzo o al Villaggio San Paolo al Cavallino?” Dopo questa riunione la sua idea ha cominciato, e continua ancora oggi, a concretizzarsi.»
Molti ricordano don Aldo come una persona schiva, riservata e poco incline ai protagonismi, un “burbero buono”. Don Giuseppe Pierobon, nel libro di don Claudio Sacco, Come un fiume dai monti al mare (Istituto bellunese di ricerche sociali e culturali, 1998), lo descriveva come «silenzioso, di poche parole, quasi sempre assorto nei suoi pensieri», ma allo stesso tempo disponibile al dialogo, «sempre vivace, con risposte precise e sapienti ad ogni domanda». La sua attività si estese anche alla Caritas diocesana e alla Villa Gregoriana di San Marco di Auronzo.
Un aspetto meno noto della personalità di don Aldo riguarda il rapporto con lo scrittore e giornalista Dino Buzzati. Don Rinaldo Sommacal ha ricordato in un suo scritto sul bollettino della parrocchia Duomo-Loreto (2006) l’ammirazione che il sacerdote nutriva per l’autore del Deserto dei Tartari. La storica villa della famiglia Buzzati si trova infatti a San Pellegrino, nel territorio della parrocchia di Visome, e tra il parroco e lo scrittore vi furono diversi incontri. Don Aldo, con il suo stile diretto e senza particolari formalità, non esitava a chiedergli conto della sua fede in Dio. Riceveva da Buzzati una risposta altrettanto schietta e sofferta, specchio del suo tormento interiore: «Non sono un credente, ma non sono un ateo. Sono in travagliata ricerca».
Negli ultimi anni della sua vita fu nominato monsignore, canonico della cattedrale, presidente della Caritas diocesana e dell’Istituto per il sostentamento del clero. Nel 1985 il Comune di Belluno gli conferì la medaglia d’oro di cittadino altamente benemerito. Alla sua memoria è stata inoltre intitolata una casa di accoglienza a Ponzano Veneto, per iniziativa di don Gigetto De Bortoli, presidente del Ceis e dell’Istituto bellunese di ricerche sociali e culturali, che negli anni 1967-1971 collaborò con lui nelle attività estive della colonia di San Marco di Auronzo.
A quarant’anni dalla sua scomparsa, il ricordo di don Aldo Belli resta legato soprattutto alle opere che ha contribuito a realizzare e alle comunità che ha accompagnato. Dalla parrocchia di Visome al Villaggio San Paolo, il suo ministero si è sviluppato lungo il filo dell’attenzione alle persone, in particolare a quelle più fragili e povere, lasciando tracce che ancora oggi fanno parte della storia della diocesi di Belluno-Feltre.
Giorgio Reolon
- Don Aldo Belli (1923-1986)
- Tondo con il volto di don Aldo, all’ingresso della chiesa del villaggio
- La chiesa del villaggio san paolo, aperta e accogliente



