Uno dei libri più diffusi nel secolo scorso si intitola Il gabbiano Jonathan Livingston, di Richard Bach; venne pubblicato nel 1970. Si tratta di una favola a contenuto morale e spirituale, interpretata in maniera positiva anche dal mondo cattolico. È un inno alla libertà, che porta un gabbiano ad assaporare l’ebbrezza del volo che poi insegnerà anche ai suoi compagni, i quali inizialmente lo criticano perché si accontentavano di mangiare i resti di quello che le navi lasciavano. «Ciascuno di noi è un’immagine del Grande Gabbiano, infinita sete di libertà la cui Legge è quella della libertà», spiegava loro.
Il Vangelo di oggi ci presenta Gesù che nell’ultima cena dice ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti, e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paraclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità» (Gv 14, 15-16). L’Ascensione toglierà dalla loro vista Gesù che rimarrà però per sempre con loro attraverso il suo Spirito, con il quale egli si identifica. Lo afferma con chiarezza san Paolo: «Il Signore è lo Spirito e dove c’è lo Spirito c’è la libertà» (2Cor 3, 17-18). Gesù continua: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti» (Gv 14,15) e «Chi mi ama sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui» (Gv 14,21). Sant’Agostino commenta splendidamente il senso della vera libertà cristiana affermando: «Ama e fa’ ciò che vuoi», il che non è un invito al capriccio ma a radicare tutta la nostra vita in Dio che è Amore e che proprio nell’amore misteriosamente si fa vedere, si manifesta.
A conferma della identità tra Gesù e il suo Spirito la prima lettura così termina: «Essi scesero e pregarono per loro perché ricevessero lo Spirito Santo; non era ancora infatti sceso sopra nessuno di loro, ma erano essi erano stati soltanto battezzati nel nome del Signore Gesù. Allora imposero loro le mani e quelli ricevevano lo Spirito Santo» (At 8,17).
Significativo è a questo proposito un mosaico duecentesco del battistero di San Giovanni a Firenze, raffigurante Cristo in gloria. È un’immagine pasquale, anche per la forma ottagonale del battistero che ricorda l’octava dies, cioè il giorno della Risurrezione. Ai battezzati che uscivano dall’acqua per intraprendere una vita nuova, nell’amore di Dio e dei fratelli, si manifestava questa immagine. Sotto i piedi del Risorto vi sono dei morti che escono dai sepolcri, a ricordare la sua promessa: «Io vivo e voi vivrete».
Immagine ripresa da T. Verdon, La bellezza della Parola, San Paolo, Ciniselllo Balsamo 2007, p.152
