L’11 febbraio ricorre la 34ª giornata mondiale del malato, un’occasione per ricordare che ogni comunità può “indossare” le vesti di Gesù buon samaritano, scegliere di fermarsi accanto a chi soffre, a toccare e lasciarsi toccare dalle ferite dell’altro, avvicinarsi con cura e rispetto, ascoltare… Compiere quanto è necessario per imparare «la compassione del Samaritano: andare portando il dolore dell’altro», come cita il tema della Giornata, scelto da papa Leone.
Questa giornata torna a ricordarci di non dimenticare i molti fratelli e sorelle che vivono nella malattia, tante volte nella solitudine e nell’isolamento; a ricordarci di pregare per loro, ma anche a non stancarci di pensare forme e modi concreti per vivere la delicatezza e la bontà di quel samaritano che si è fermato lungo la strada e si è fatto prossimo di un uomo che non conosceva, ma era nel bisogno.
Questa giornata è un appello a non lasciarci vincere da quell’indifferenza a cui il contesto odierno cerca di condurci in tanti modi e a tenere occhi e cuore aperti, lì dove siamo, nelle situazioni in cui abitiamo, alle ferite e alle vulnerabilità che ci circondano.
Questa Giornata è anche un’occasione, per riflettere e guardare con meno timore il sacramento dell’Unzione degli Infermi, che la Chiesa offre come sostegno nella prova e conforto nella fragilità. Spesso lo si ritiene il Sacramento del “fine vita”, temuto e tenuto lontano. Ma questo Sacramento rappresenta invece la vicinanza della Chiesa alla persona malata. perché riceva sollievo e aiuto a vivere il tempo della malattia che sta attraversando; rappresenta la mano della Chiesa, la carezza del Signore per ogni ferita dell’uomo, di Gesù che si manifesta presente in ogni fase della nostra vita, specie la più provata.
Ci sono varie situazioni che fanno star male il credente e lo mettono in crisi. Entra in crisi sia quando fa il male, sia quando sente male: sia nel peccato, sia nella malattia c’è il rischio concreto che le forze vengano meno e che il male prevalga. Come suggerisce il liturgista Andrea Grillo, in queste situazioni vengono in aiuto due sacramenti: la penitenza e l’unzione. Il primo è il modo in cui la Chiesa fa sentire la vicinanza misericordiosa di Dio, quando il male è “per colpa” dell’essere umano, è conseguenza del male compiuto; il secondo, invece, interviene quando il male è “senza colpa”, quando la malattia e il dolore mettono in difficoltà la persona e fanno prevalere la desolazione e la solitudine.
Avvicinandosi al malato, imponendo le mani su di lui, ungendolo e pregando, la Chiesa ne trasforma la disperazione in speranza, la sfiducia in fede, il rancore in amore. L’unzione degli infermi, vissuta in questa logica, è segno di risurrezione: il malato, non disperandosi, diventa annunciatore del Vangelo, riceve conforto dalla Chiesa, ma a sua volta testimonia la Chiesa in quanto tale.
Aiutiamoci a diffondere la ricchezza della grazia di questo sacramento. Le occasioni di formazione per i ministri straordinari della comunione, nuovi e già in cammino, sono stati concentrati attorno alla Giornata Mondiale del Malato come segno, per dare rilevanza al ministero che questi fratelli e sorelle sono chiamati a svolgere a servizio dei malati e degli anziani.
Sempre in occasione di questa Giornata, presso la Cappella dell’ospedale di Belluno, la Celebrazione eucaristica si terrà alle ore 15 domenica 8 febbraio; all’ospedale di Feltre sarà mercoledì 11 febbraio presso la Sala Congressi; entrambe le celebrazioni saranno presiedute dal vescovo Renato. Infine presso il Centro polifunzionale di Agordo sarà celebrata la Messa il 12 febbraio alle 15.30.
Cogliamo l’occasione per partecipare ai momenti che verranno proposti nelle nostre comunità per pregare con e per tutti gli ammalati, per continuare a porre l’attenzione ai più fragili, per ricordare loro che il Signore non li abbandona e che non sono dimenticati.
sorella Miriam Lessio
don Alex Vascellari
