A Belluno: «Siamo qui davanti a Dio
con la nostra storia di quest’anno»
Sabato 23 maggio nella cattedrale di Belluno si è svolta la tradizionale celebrazione eucaristica di fine anno scolastico per gli studenti degli istituti superiori della città, presieduta dal vescovo Renato Marangoni. Il momento è stato vissuto con intensità e raccoglimento, grazie anche alla presenza di una significativa rappresentanza di insegnanti che ha condiviso con gli studenti questo tempo di preghiera e ringraziamento. Il Vescovo ha accolto ragazzi e docenti con grande disponibilità e semplicità, invitando tutti a riconoscere il valore del cammino vissuto durante l’anno scolastico. Particolarmente significativa è stata la preghiera dei fedeli, letta dagli studenti, segno di una partecipazione autentica e consapevole. Inoltre, la presenza di alcuni ragazzi del liceo musicale ha rallegrato e accompagnato la celebrazione con canti, contribuendo a creare un clima di preghiera ancora più intenso e partecipato.
Dopo la comunione è stato proposto anche un momento di riflessione e ringraziamento, che ha aiutato i presenti a rileggere l’anno trascorso alla luce della fede:
«Siamo arrivati fin qui portandoci dentro tante cose: la stanchezza di quest’anno, le attese, le amicizie belle e quelle complicate, le delusioni, le domande sul futuro, i momenti in cui ci siamo sentiti al posto giusto e quelli in cui ci siamo sentiti fuori posto. Per una volta non siamo qui per essere giudicati. Non siamo qui per dimostrare qualcosa. Non siamo qui per un voto. Siamo qui così come siamo. Davanti a Dio. Con quello che siamo davvero, con la nostra storia di quest’anno, così com’è stata. Pensiamo ad una persona a cui dire grazie. Ad una fatica che ci portiamo dentro. A qualcosa che desideriamo affidare al futuro. E adesso fermiamoci un istante. Nel silenzio, proviamo ad ascoltare la Sua voce».
Al termine della celebrazione, a tutti i presenti è stata donata una piccola candela, segno dell’impegno a portare luce nel proprio mondo, nella scuola e nella società, attraverso gesti di attenzione, rispetto e fraternità. Insieme alla candela è stata consegnata anche un’immaginetta di san Francesco d’Assisi, in ricordo dell’ottavo centenario della sua morte.
L’Eucaristia (rendimento di grazie) di fine anno si conferma così un appuntamento importante e ormai stabile per il mondo della scuola bellunese: un’occasione per fermarsi, affidare a Dio fatiche e speranze e ringraziare per quanto vissuto e imparato lungo l’anno scolastico.
Roberto Barbaresco
A Feltre: «Quando qualcosa ti scalda il cuore,
non ti ferma nessuno»
Entrando nel Duomo di Feltre sabato scorso, di primo mattino, siamo accolti dal canto del coro formato da studenti dei Licei Dal Piaz e Canossiano, animato da chitarre di ex studenti e genitori volontari. Il clima si fa subito coinvolgente e gioioso. Nel presbiterio il parroco della concattedrale don Angelo e gli insegnanti don Sandro e don Mirko, che presiede la Messa di fine anno scolastico, appuntamento per studenti degli Istituti Superiori della città di Feltre per ringraziare il Signore, per fermarsi e aprire cuore e mente a quanto vissuto a scuola. Il celebrante commenta la Parola dal vangelo di Giovanni, ascoltata con attenzione da ragazzi, docenti e familiari presenti. Tante cose si concludono in queste settimane, in particolare nella scuola, ma anche nella società, negli ambienti che frequentiamo, nelle associazioni. Pure il vangelo ci racconta della conclusione della vita terrena di Gesù, che promette di rimanere con noi donando a tutti il suo Spirito. Finali aperti quelli degli Atti degli Apostoli e del Vangelo. C’è un passaggio di testimone: adesso tocca a noi vivere e testimoniare la buona Notizia. Ciascuno è chiamato a vivere e scrivere “pagine di vangelo”, questa grande e bella storia che fa fiorire la vita. Perché la vita è sempre un dono e c’è tanto bisogno di scoprirne il valore, facendo tesoro anche dei racconti dei primi cristiani. Con le prime comunità possiamo dire anche noi oggi: «Quando qualcosa ti scalda il cuore non ti ferma nessuno!». Ed è proprio nelle preghiere preparate dai giovani che è emerso «qualcosa che scalda il cuore» e che insieme si affida a Dio per far crescere la comunità umana.









