A cura di don Giorgio Lise (Domenica delle Palme e della Passione del Signore)

L’atto di amore più grande

L’augurio pasquale più vero è che ci sia dato di rispondere all’amore con l’amore

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Abbiamo ascoltato la lettura della Passione del Signore: l’atto di amore più grande, come Gesù stesso aveva detto: «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici». A noi, dunque, che Gesù unilateralmente chiama suoi «amici», egli dona la sua vita.

1. Entrando nella città santa, si mette volontariamente nelle mani dei suoi nemici; ed ora, con noi, viste le nostre infedeltà, corre il pericolo di un’altra disavventura. E tuttavia, egli si mette accanto anche se, con i nostri tradimenti, a volte ci rivediamo in Giuda. Molti infatti oggi lo esaltano e dicono di stare con lui, ma poi gli cambiano le parole in bocca, gli fanno dire quello che vogliono, gli voltano le spalle. Stanno con lui per un po’, magari fino all’età dell’adolescenza, e poi – dimentichi di tutte le promesse – pensano di poter fare a meno di lui. E fanno scelte che dimostrano d’essersi allontanati a Lui, dalla Sua parola, dalla Verità.

Eppure, Gesù cammina con noi, anche se ci rispecchiamo in Pilato con i nostri frequenti “lavarcene le mani”.

Ci concede la sua fiducia, anche se ci identifichiamo con quella folla che oggi – festante – lo acclama, e all’indomani ne richiede il sangue.

Ci dà credito, anche se ci rivediamo in Pietro che non regge alla tentazione di nascondersi, che fa il camaleonte e poi piange disperatamente.

Si fida di noi che, forse anche in questa occasione, siamo un po’ distratti perché ormai abituati a tutte le ingiustizie.

2. Sì, Lui continua a chiamarci “amici”: allora prendiamo coraggio; contempliamolo qualche istante questo Gesù, anche se ci sentiamo carichi delle nostre – forse non colpevoli – debolezze e paure, e pieni delle nostre – non impossibili – cattiverie.

Non facciamo come Giuda, non perdiamo la certezza di essere perdonati e amati. Contempliamo in questi giorni il volto del Crocifisso, e incroceremo il suo sguardo di dolcezza e di perdono che aprirà la nostra vita ad una speranza nuova. E, al sole della primavera di Pasqua, Lui saprà scioglierà i nostri cuori induriti che da cuori di pietra diverranno, come Lui desidera e come si attende, cuori di carne, anch’essi palpitanti d’amore per Colui che ai suoi amici ha donato la vita.

3. Questo, in fondo, significa celebrare la Pasqua: credere a questa sorgente misteriosa e inesauribile di amore che, in Cristo, si è diffusa nella storia; anzi è diventata “storia”, una storia d’amore che, almeno da parte di Dio, non verrà mai meno.

«Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna». Questo è nella sostanza l’evento di salvezza che ci accingiamo a rivivere nei prossimi giorni. L’augurio pasquale più vero è allora che ci sia dato di rispondere all’amore con l’amore: con l’amore autentico, con l’amore che sa anche diventare sacrificio. Perché – e la nostra esperienza ce lo dice – l’uomo non può vivere senza amore.


Con il dono di questa omelia, monsignor Giorgio Lise si congeda da questo appuntamento domenicale. Lo ringraziamo per il servizio di questi mesi, mentre domenica prossima, Domenica di Risurrezione, daremo il benvenuto a don Giacomo Mazzorana.