Mentre parlavo, pensavo: perché ci sono così poche persone che sanno ascoltare come quest’uomo? Tante parole marciscono nelle tombe dei cuori […] Lo sapevo bene io, che tante e tante volte avrei voluto parlare, soprattutto quando mi si interrogava: «Che ne pensi» e io rispondevo…«NULLA». Perché, lo riconosco, qualcuno aveva tentato di «farmi parlare», ma le parole […] avevano in me conservato radici profonde.
(M. Quoist, Parlami d’amore, SEI, Torino 1997, p. 26)
L’umana nostra fragilità spesso si rivela nella fatica delle parole, là dove la paura di esporsi, di giocarsi in prima persona negli affetti e nelle relazioni a noi più intime, porta alla scelta sempre più conveniente, in senso egoistico, di tacere e non avere il coraggio delle parole, e il più delle volte per non rovinare il “quieto vivere”.
È quel silenzio che fa morire, a poco a poco, i sentimenti più profondi del cuore; il silenzio che ti impedisce una felicità in quello che vivi, negli affetti, nel lavoro e nel riposo. E soffochi tutto, perché – si sa – alla verità preferisci l’apparenza, al coraggio dei sentimenti la sopportazione, al desiderio di vita la rassegnazione, là dove protetto dal silenzio ti illudi di poter stare meglio, e in fondo che la vita ti dia meno problemi possibili.
E così – come nelle parole che M. Quoist ci affida – accade che quando ti si chiede: «come stai?» rispondi «bene»…«tu cosa pensi?» e tu «niente».
Ma allora, una domanda vale a lasciarci attraversare il cuore e la mente: che cosa è giusto nella vita? desiderare ciò che è bene, anche a costo di una fatica da attraversare, o fare finta, sempre di niente?
E la risposta può venire da chi magari non ti aspetti, da Dio.
La Prima Lettura di questa Domenica, il profeta Ezechiele.
Mi fu rivolta questa parola del Signore: «O figlio dell’uomo, io ti ho posto come sentinella per la casa d’Israele. Quando sentirai dalla mia bocca una parola, tu dovrai avvertirli da parte mia. Se io dico al malvagio: “Malvagio, tu morirai”, e tu non parli perché il malvagio desista dalla sua condotta, egli, il malvagio, morirà per la sua iniquità, ma della sua morte io domanderò conto a te. (Ez. 33,1.7-8)
Di fronte a qualcosa che è male, non puoi – ricorda Dio ad Ezechiele – fare finta di niente. Si impone alla libertà di Ezechiele un “dovere morale”, di non tacere.
Ed Ezechiele ci appare ora così vicino, forse Ezechiele siamo noi. Così è anche nella nostra vita. Se qualcosa fa del male, a te, a me, non si può fare finta di niente, e rifugiarsi nell’illusione di fingere la realtà. Quante relazioni, amicizie, amori, rapporti di lavoro si trascinano fino a rovinare tutto e a rendere infelici dietro ai tanti – troppi – silenzi?!
E San Paolo, nella Seconda Lettura, apre gli occhi, quando scrive ai cristiani di Roma: «non siate debitori di nulla a nessuno, se non dell’amore vicendevole» (Rm. 13,8). Il coraggio della verità verso se stessi e l’altro è un gesto d’amore. L’amore, il bene per qualcuno, che non soffoca ciò che hai dentro; che non tace e non rimane in silenzio per il quieto vivere. Non puoi fare del male – anche se esige un tratto di fatica da percorrere – nell’avere il coraggio e la forza delle parole, per amore.
E così ci accorgiamo di quanto Dio – nella parola di Ezechiele e di San Paolo – ci pone di fronte all’evidenza di una verità che non può che fare solo bene.
Vivere e soprattutto amare, non vuol dire fare quello che si vuole; non c’è amore, non c’è nessuna capacità di volere il bene a qualcuno senza responsabilità, senza, cioè, che io risponda in ogni istante della mia esistenza alla persona alla quale voglio bene.
È il senso custodito dal Vangelo, nelle parole di Gesù: «Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello» (Mt. 18,15).
Il contrario di amare è proprio fregarsene. Il contrario nel sussurrare alla persona amata “ti voglio bene” non è dirle “ti odio”, ma – peggio ancora – “non me ne frega niente di te”.
Forse ci accorgiamo di quanto davvero a volte non sono le parole a farci del male, ma i nostri silenzi.
Ti chiedono “come stai” e rispondi sempre “bene”, e nel silenzio del tuo cuore sai che non è vero, e fa male.
Immagine creata con Gemini AI
