Sabato 11 aprile, ore 10.00, al Centro Giovanni XXIII

Non c’è più religione

Un convegno che guarda ai cambiamenti dei decenni passati, per capire il presente

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Un confronto pubblico sui cambiamenti socio‑religiosi che hanno attraversato il Veneto negli ultimi decenni. È l’iniziativa promossa dall’Ufficio diocesano di pastorale sociale e del lavoro, dal settimanale L’Amico del Popolo, da Isbrec e Cgil, in collaborazione con curatore e autori di Venetica, la rivista degli Istituti per la storia della Resistenza del Veneto. Questa nel 2024 ha dedicato al territorio che un tempo era considerato la ‘‘sacristia d’Italia’’ una monografia dal titolo Non c’è più religione. Cattoliche e cattolici nel lungo ’68 in Veneto. Un’indagine a più mani, che prende in esame il periodo compreso tra il 1965, anno di chiusura del Concilio, e il 1984, quando venne riscritto il Concordato tra Italia e Santa Sede.

In questo arco di tempo si collocano la stagione di trasformazioni culturali del Sessantotto, le istanze di cambiamento provenienti anche da gruppi del cattolicesimo progressista, oltre ai due referendum su divorzio e aborto, nel 1974 e nel 1981.

Sullo sfondo, un lento processo di indebolimento del modello parrocchiale tradizionale, con il calo di fedeli e delle vocazioni. Se negli anni 1950-1960, il 98% della popolazione veneta si dichiarava cattolica, all’inizio del nuovo secolo, la percentuale ha iniziato a diminuire, mentre cresceva la presenza di persone appartenenti ad altre fedi, per effetto dei flussi migratori divenuti significativi dall’inizio degli anni Novanta.

Il sociologo Diego Cason sottolinea: «Viviamo in tempi di mutamenti sociali estesi, radicali e rapidissimi, dovuti allo sviluppo delle tecnologie produttive che hanno modificato la visione di sé e del mondo degli umani. Il benessere ha ridotto il bisogno di coltivare relazioni significative con il prossimo, esaltando l’autonomia individuale. Non percepiamo le conseguenze che questi cambiamenti hanno prodotto e produrranno. Le relazioni comunitarie, informali e istituzionali, sono sempre più deboli e si affermano con prepotenza visioni violente e aggressive per la soluzione delle controversie. Comunità senza etica condivisa, senza visione del futuro, senza speranza saranno le vittime di nuovi potenti predatori dei beni e dei diritti dell’uomo».

In questo contesto anche le comunità cattoliche hanno visto ridursi la loro capacità di incidere culturalmente e socialmente. Ancora Cason: «Riflettere sulla riduzione del ruolo delle utopie e della spiritualità contemporanea è essenziale per conservare comunità umane libere e democratiche».

Comprendere i cambiamenti in corso è un passo necessario per affrontare con consapevolezza le sfide dei prossimi anni. Come annota Stefano Perale, direttore dell’Ufficio diocesano di pastorale sociale, la consapevolezza dello stato attuale «è un primo passo che l’incontro vuole sostenere». A suo modo di vedere, è importante «acquisire linguaggi e modalità di confronto utili a sottolineare l’importanza di non cadere nell’individualismo, nell’assenza di un’etica, nel confondere la partecipazione con il parteggiare».

L’incontro è in programma sabato 11 aprile alle 10, nella Sala Muccin del Centro Giovanni XXIII di Belluno. Interverranno Enzo Pace, Liviana Gazzetta e Alfiero Boschiero, curatore del volume citato. Dialogheranno con loro Lino Dall’Agnol, Nelso Tabacchi e il vescovo Renato Marangoni.
Sarà una riflessione che non riguarda soltanto i credenti, ma l’intera comunità bellunese.