A cura di don Giacomo Mazzorana (quinta domenica di Pasqua)

Non sia turbato il vostro cuore

«Se conoscete me, conoscerete anche il Padre; fin d’ora lo conoscete e lo avete anche veduto»

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Madre Teresa di Calcutta ha raccontato che un giovane, suo ospite e malato di aids, stranamente, non riusciva a morire. Gli ha chiesto: «Che cosa ti succede?». Ed ha ottenuto questa risposta: «Sorella, non posso morire, finché non chiedo perdono a mio padre». Cercarono quest’ultimo e avvenne qualcosa di straordinario. Il padre abbracciò il figlio che gli diceva: «Perdonami, per favore!». Rimasero abbracciati con tenerezza finché, con serenità, il figlio spirò.

A livello umano è importante il rapporto dei figli con il loro padre e anche nella letteratura questo tema è stato abbondantemente esaminato. Per fare un solo esempio famoso le Metamorfosi di Kakfa sono il racconto di una incomunicabilità sofferta e senza esito positivo.

Gesù nel vangelo di oggi ci parla invece di una serenità che già in questo mondo possiamo avere, fondata sulla fede in lui e nel Padre: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me» (Gv 14,1). La domenica scorsa egli si era presentato come un pastore che guida il gregge a pascoli erbosi mentre il salmo ripeteva con fiducia: «Abiterò nella casa del Signore per lunghissimi anni» (Sal 22[23],6). Oggi Cristo viene incontro a questa speranza promettendo che, «nella casa del Padre mio vi sono molti posti» e «io vado a preparavi un posto; quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, ritornerò e vi prenderò con me, perché siate anche voi dove sono io» (Gv 14,2-3). Si era presentato anche come «porta delle pecore», ora dice con più chiarezza: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me» (Gv 14,10). Dà credibilità a questa affermazione rivelando un rapporto unico: «Io sono nel Padre e il Padre è in me» (Gv 14,10-11), ripetendo questa frase per due volte. È significativo che per ben 11 volte la parola Padre sia evocata nel vangelo di oggi.

Lorenzo Lotto ha cercato di commentare quanto si è letto sopra. Egli è un artista del Cinquecento profondamente religioso, tanto che ha voluto concludere i suoi ultimi anni nella Santa Casa di Loreto. Per la chiesa di Sant’Alessandro della Croce di Bergamo ha realizzato nel 1523 una singolare Trinità. Vi è il Cristo risorto che mostra le piaghe della sua passione. Il mantello rosso allude alla sua umanità e alla passione, il drappo blu alla divinità. Sopra di lui vi è la tradizionale colomba dello Spirito Santo. Dio Padre è evocato unicamente da una variazione di colore che avvolge il Cristo. L’artista sembra prendere alla lettera l’affermazione del Prologo del quarto vangelo: «Dio nessuno lo ha mai visto, proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato» (Gv 1,18). Questa immagine dà forma concreta anche a quanto si legge nel vangelo di oggi: «Se conoscete me, conoscerete anche il Padre; fin d’ora lo conoscete e lo avete anche veduto… Chi ha visto me ha visto anche il Padre» (Gv 17.7.9).

Ai piedi di Gesù vi è un arcobaleno, simbolo di alleanza e di pace: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate e fedein Dio e abbiate fede anche in me» (Gv 14,1).

Immagine da T. Verdon, La bellezza della Parola,
Ed. Paoline, Cinisello Balsamo 2007, p. 148.