Durante il tempo di Quaresima, l’Ufficio Missionario Diocesano rinnova il suo impegno di vicinanza ai più fragili attraverso l’iniziativa “Un pane per amor di Dio”, che quest’anno porta come slogan l’invito: “Dove c’è un cuore che ascolta, lì fiorisce la speranza”. È un appello a non restare indifferenti, a lasciarsi toccare dalle ferite del mondo, a trasformare l’ascolto in gesti concreti di carità e avere fiducia in Dio. Come gli scorsi anni, anche i progetti sostenuti quest’anno guardano a realtà segnate da povertà, conflitti e migrazioni forzate, in particolare in Myanmar, Congo, Venezuela e Palestina.
Sostegno scolastico ai bambini della Cisgiordania
Il progetto “Scuole dell’Infanzia per le Comunità Beduine Jahalin” nasce dalla richiesta diretta delle comunità locali, che vivono gravi difficoltà nell’accesso e nella continuità dell’istruzione per i propri figli. L’intervento accompagna undici villaggi del deserto di Giudea, in Cisgiordania, dove sono attive solo cinque scuole dell’infanzia, fulcro dell’azione educativa. In questi spazi proponiamo attività che uniscono gioco educativo, gioco libero e sport, attraverso un approccio ludico che stimola creatività, collaborazione, attenzione e capacità di risoluzione dei conflitti. Le scuole diventano così luoghi sicuri, in cui i bambini possono imparare, socializzare e sperimentare la gioia, nonostante un contesto segnato da precarietà.
Le comunità coinvolte vivono condizioni di povertà, restrizioni alla libertà di movimento, carenza di servizi essenziali, insicurezza giuridica e un ambiente naturale particolarmente duro. Dal 2011 le suore Comboniane sono presenti accanto a queste famiglie, costruendo nel tempo relazioni di fiducia e sostegno reciproco.
Scuole dell’infanzia per le comunità beduine
Le suore Comboniane precisano: «Accompagniamo 11 villaggi, all’interno dei quali esistono solo 5 scuole dell’infanzia attive, che costituiscono il centro del nostro intervento. Le attività integrano gioco educativo, gioco libero e sport con un approccio ludico, favorendo la creatività, la collaborazione, l’attenzione e la risoluzione dei conflitti. Creiamo spazi sicuri in cui i bambini possono imparare, socializzare e sperimentare la gioia in un contesto difficile. Il progetto si svolge nel deserto di Giudea (Cisgiordania), in comunità colpite da povertà, restrizioni alla libertà di movimento, mancanza di servizi, insicurezza giuridica e condizioni ambientali dure. Obiettivi del nostro progetto sono: migliorare la scolarizzazione e la preparazione dei bambini al sistema educativo; rafforzare la formazione continua delle insegnanti locali; mantenere il programma extrascolastico per i bambini con difficoltà; promuovere il benessere emotivo, la resilienza e la convivenza pacifica. Il progetto si ispira a valori che rafforzano la crescita integrale dei bambini e della comunità: dignità e rispetto (ogni bambino è valorizzato per la sua identità e la sua storia); amicizia e convivenza (promuoviamo relazioni sane, fiducia reciproca e sostegno tra i bambini); sicurezza e protezione (spazi in cui possano giocare e imparare senza paura); gioia e speranza (attività che generano esperienze positive in un ambiente difficile); inclusione ed equità (tutti i bambini hanno un posto, senza discriminazioni); creatività e libertà di espressione (incoraggiamo i bambini a scoprire e sviluppare le proprie capacità); pace e risoluzione dei conflitti (insegniamo a dialogare, condividere e costruire insieme); responsabilità e collaborazione (educatori e comunità partecipano attivamente al processo educativo)».
L’iniziativa dei ragazzi di Auronzo
In Quaresima, ogni sabato sera durante la Messa vespertina, i ragazzi del catechismo di Auronzo hanno spiegato ai presenti i quattro progetti quaresimali di quest’anno. Ai ragazzi di prima media che dovevano spiegare la Palestina, così hanno scritto le suore Comboniane suor Lulu e suor Cecylia dalla Cisgiordania: «Ogni visita alle comunità beduine nel deserto della Giudea rischia di contagiarci con un profondo, quasi inevitabile senso di perdita e incertezza. Viviamo in una realtà fragile, dove tutto sembra instabile e qualsiasi scossa può far crollare quel poco che resta in piedi. Viviamo nell’ansia di non poter prevedere il futuro e l’unica certezza sembra essere l’incertezza. Eppure, esiste una forza più forte di tutto ciò. La nostra fede in Gesù di Nazareth, il Crocifisso, è la radice di una speranza che non sarà mai delusa.
La nostra presenza tra i bambini beduini in età prescolare è un’espressione viva del nostro carisma: stare con i più poveri e dimenticati. Nei villaggi remoti di Jahalin, dove l’accesso all’istruzione è limitato, gli asili che abbiamo fondato non solo forniscono una solida base educativa per entrare con sicurezza nel sistema scolastico, ma anche uno spazio sicuro in cui crescere, giocare e sognare.
Dopo le vacanze natalizie abbiamo ripreso con gioia le attività della scuola materna. Gli insegnanti hanno iniziato il secondo semestre con entusiasmo, riunendosi durante le vacanze per preparare con cura il loro programma didattico.
I nostri asili continuano a progredire. Perché? Perché gli insegnanti beduini vivono proprio lì, nei villaggi. A differenza del personale di altre scuole, non devono attraversare posti di blocco o fare lunghe file. La loro presenza costante garantisce la continuità didattica in un contesto di incertezza.
Formando e istruendo le donne beduine a svolgere il ruolo di insegnanti, seminiamo semi di leadership e dignità. Attraverso la formazione, acquisiscono gli strumenti per supportare ogni bambino, compresi quelli con difficoltà di apprendimento, assicurando che nessuno venga lasciato indietro. In una regione segnata da conflitti ed esclusione, i nostri asili sono più che scuole: sono oasi di speranza. Spazi in cui si coltivano resilienza, tenerezza e pace. Con ogni storia raccontata, ogni gioco condiviso e ogni lettera imparata, riaffermiamo il nostro impegno verso i più piccoli, verso i dimenticati.
E poi ci sono i campi estivi, attesi ogni anno da oltre 400 bambini. Quando chiediamo cosa significhi per loro il campo estivo, ci dicono che poter giocare, mangiare, ricevere un regalo, stare con le mamme, andare in gita… è un segno di pace. Sotto le tende improvvisate di teli e stoffe in mezzo al deserto, le loro risate sono più forti del silenzio arido che li circonda, la loro speranza più forte di tutte le difficoltà.
Nel deserto infuocato della Terra Santa, questi bambini beduini ci mostrano ogni giorno che la speranza non è un’illusione fragile, ma una forza ostinata, tenace, che germoglia anche tra le rocce. Ed è per questo che siamo qui: per unirci alle loro preghiere, per accompagnarli nella cura dei loro sogni, per dire con la nostra presenza che non sono soli».
Piccoli luminosi segni di speranza
Le suore Comboniane scrivevano all’inizio dell’Anno Nuovo: «Quest’anno abbiamo celebrato la Veglia di Natale nel Campo dei Pastori, il luogo in cui, nella notte santa, risuonò per la prima volta l’annuncio: «Gloria a Dio nel cielo e pace sulla terra». Da questo luogo profondamente significativo, abbiamo innalzato la nostra preghiera affinché Gesù, Principe della Pace, doni la sua pace ai Paesi feriti dalla guerra e, in modo speciale, a questa Terra Santa tanto provata.
Che la sua pace abiti anche nelle nostre famiglie e nei nostri cuori. Arriviamo alla fine di quest’anno con il cuore colmo di gratitudine per il cammino e la vita condivisa. È stato un tempo segnato da sfide e resilienza, in cui, anche nella fragilità, sono germogliati piccoli e luminosi segni di speranza.
Sono tempi incerti e difficili; all’inizio di ogni proposta ci chiedevamo se sarebbe stato possibile portarla avanti. E, grazie a Dio, durante l’anno siamo riuscite a realizzare diversi progetti. Come suore Comboniane in Cisgiordania, continuiamo a visitare i villaggi del deserto, camminando di comunità in comunità e condividendo la vita quotidiana con le famiglie beduine. In questo cammino semplice e fedele, la missione continua a prendere forma. I nostri asili continuano a essere spazi di cura, apprendimento e trasmissione di valori. Quest’anno, grazie al sostegno di un’organizzazione locale, uno di essi ha migliorato significativamente le proprie strutture con un nuovo pavimento in ceramica e la riparazione del tetto, proteggendo i bambini durante la stagione delle piogge. Prossimamente, insieme a un gruppo di volontari, speriamo di dipingere due asili prima della fine dell’anno, rinnovando questi luoghi che accolgono vita e speranza. L’accompagnamento delle donne continua e si diversifica. Accanto al ricamo tradizionale palestinese, abbiamo avviato laboratori di produzione di sapone e candele, offrendo nuove competenze che rafforzano la creatività, l’autonomia e il lavoro comunitario.
L’educazione delle giovani rimane una priorità. Quest’anno siamo riuscite a sostenere gli studi universitari di cinque ragazze e ad aiutare altre tre con il trasporto, accompagnando i loro sogni e il desiderio di servire le proprie comunità.
Confidiamo di poter continuare a sostenere questo cammino. Tutto ciò è stato possibile grazie alla fiducia, alla vicinanza e alla solidarietà di tante persone che camminano con noi. In un contesto segnato dall’incertezza e dalle privazioni, continuiamo a credere che ogni gesto di cura, ogni passo condiviso e ogni opportunità offerta siano semi di speranza che Dio fa crescere.
E.D.F.
- Palestina
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- Il muro che separa Israele da Betania nel giardino delle suore comboniane
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- Auronzo – I ragazzi spiegano la Palestina





