A cura di don Giorgio Lise (3ª domenica di Quaresima - anno A)

Pozzi che il Signore ci prepara

Da un cristianesimo dell’abitudine a un “cristianesimo dell’innamoramento”

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Oggi è la festa della donna ed è bello che il Vangelo ci presenti una donna, la Samaritana, come modello di chi si apre a Cristo, ne coglie l’appello alla conversione e diventa testimone credibile di un incontro che gli ha cambiato la vita. Possiamo dire che questa donna ci fa un po’ da specchio (a tutti: donne e uomini). La nostra vita è spesso un andare in cerca di colmare la sete di felicità che abbiamo dentro di noi. E cerchiamo di dissetarci con quello che troviamo. E invece la sete aumenta. E con essa anche l’insoddisfazione, la noia, la depressione: insomma, lontani anni-luce da quella “speranza che non delude” di cui ci parla l’Apostolo Paolo. Insomma assetati, ma mai pienamente dissetati!

1. In questo racconto stupendo dell’incontro con la donna samaritana, Gesù ci viene a dire che ci può dissetare, perché Lui è l’acqua viva che disseta. E ci aspetta ai suoi pozzi per colmare la nostra sete di gioia e di pienezza di vita. Sì, perché sul nostro cammino quotidiano troviamo i pozzi che il Signore ci prepara per incontrarlo e dissetarci con la sua acqua.

Anzitutto il pozzo originario: il Battesimo. In un antico mosaico medievale il pozzo di Sicar è raffigurato come un fonte battesimale a forma di croce; dunque un pozzo d’ acqua viva che è la stessa vita di Dio nella quale siamo stati immersi gratuitamente all’inizio della nostra esistenza terrena. Incontro che ci ha resi capaci di chiamare e riconoscere, in tutta verità, Dio “nostro Padre”. Forse la luce e la forza di quell’incontro al “pozzo battesimale” le abbiamo un po’ perse per strada.

E poi il pozzo dell’Eucaristia attorno al quale possiamo rinsaldare il nostro legame con Gesù e bere alla sua acqua viva, adorarlo in spirito e verità. Oggi, la partecipazione all’Eucarestia è in vistoso calo. Chiediamoci se le nostre inquietudini, le nostre tristezze, le ansie, le discordie, le perenni insoddisfazioni che prendono anche molti cristiani non dipendano da questa disaffezione all’Eucarestia, a cui attingiamo sempre meno. Pozzo può essere anche la nostra preghiera personale, quando non è ridotta a qualche formula recitata distrattamente.

2. Pozzo però può essere l’incontro con una persona, o la mia azione di volontariato fatta nel nome di Gesù; pozzo dove incontrare Gesù può essere anche la mia situazione di solitudine e di malattia che mi impedisce di vivere come vorrei; ma pozzo può essere una festa con amici, perché c’è un modo cristiano anche di vivere la festa.

Ma per incontrare il Signore in questi pozzi ordinari, feriali della vita umana quotidiana occorre avere il coraggio di abbandonare un cristianesimo dell’abitudine per passare, davvero, come lo ha chiamato qualcuno, a un “cristianesimo dell’innamoramento”. La nostra fede è vera quando è vera esperienza di incontro con Lui. Solo così le vicende della vita quotidiana diventeranno i “pozzi” in cui incontriamo il Signore e ci faranno sperimentare la verità delle parole rivolte da San Giovanni Paolo II ai giovani riuniti a Tor Vergata il 19 agosto 2000: “è Lui che vi aspetta quando niente vi soddisfa di quello che trovate, è Lui la bellezza che vi attrae, è Lui che vi provoca quella sete di radicalità che non ci permette di adattarci al compromesso. È lui che suscita in noi il rifiuto di lasciarsi inghiottire dalla mediocrità”.

3. Gesù però non nega la possibilità di altre piccole gioie e soddisfazioni della vita, e la loro validità; ci dice solo che non bastano, non sono mai il “tutto”: i pozzi umani hanno in sé un verdetto di insufficienza.

Solo Lui appaga ogni nostro desiderio e, d’altra parte, non esistono limitazioni alla possibilità di incontrarlo e dissetarci alla sua acqua, in modo che – ce lo dice Lui stesso – “Chi beve dell’acqua che io gli darò, non avrà mai più sete“.

Cari amici: la donna samaritana ha scoperto la verità su se stessa quando Gesù le si è rivelato come il Messia atteso. Ecco il miracolo che opera nella nostra vita l’incontro con Gesù.  E di questo “miracolo”, di questa “verità” lei si è fatta testimone.

Allora, corriamo anche noi per le strade della vita, annunciando e testimoniando a tutti un Dio che colma la nostra sete di infinito. Lui ce ne dia la forza, il coraggio e la perseveranza.