A cura di don Giacomo Mazzorana (22ª domenica del tempo ordinario - anno A)

Prendere la propria croce

Le lacrime di Pietro insegnano qualcosa di essenziale sull’amore umano

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San Giovanni Crisostomo presenta gli apostoli come “paurosi e pusillanimi” al punto che, «quando Cristo fu arrestato dopo tanti miracoli compiuti, tutti fuggirono e il loro capo lo rinnegò ma poi, dopo la resurrezione, avrebbero ricevuto tanto coraggio da schierarsi vittoriosamente contro il mondo intero» (Om.4, 3.4; PG 61, 34-36).

Emblematica è soprattutto la figura di Pietro. Domenica scorsa abbiamo visto che riceve straordinari elogi da Gesù che oggi lo chiama satana, perché vuole impedirgli di realizzare la sua missione fino alla croce. Egli è una persona da tanti versi contradditoria. Non c’è dubbio che, come è capitato a Geremia nella prima lettura, egli si sia «lasciato sedurre» da Cristo e dal suo messaggio. Nello stesso tempo per ben tre volte lo tradirà.

Scrive Massimo Recalcati:

«La sua fede, che sembrava fatta di granito si crepa, cede ai primi colpi. Non è fatta di pietra ma di argilla. Come è potuto accadere? E se fosse proprio perché Pietro non ha mai conosciuto il dubbio, l’incertezza, il vacillamento del suo amore? Il suo gesto umanissimo ci insegna che la fragilità e la contraddizione appartengono anche all’amore più puro e che sempre la vita umana è esposta al rischio dello smarrimento e dello sbandamento. Dopo il terzo falso giuramento, resosi conto della verità della profezia di Gesù e del tradimento ripetuto per ben tre volte: «pianse amaramente» (Mt 26,75). Le lacrime di Pietro insegnano qualcosa di essenziale sull’amore umano. È sempre possibile cadere nel baratro del tradimento. Ma saper cogliere la propria incoerenza non impedisce l’amore ma, al contrario, lo fonda, lo rende possibile, lo istituisce come umano. Il pianto di Pietro non mostra la fine di un amore, quanto la sua ripartenza dopo la caduta» (M. Recalcati, La legge del desiderio – radici bibliche della psicanalisi, Torino 2018, pp. 286-288).

Nel vangelo di oggi Gesù invita i suoi discepoli a «prendere la propria croce» (Mt 16,24) e a seguirlo. Dopo l’esperienza traumatica del rinnegamento è quanto farà Pietro per tutta la sua vita, non solo nel senso di rinunciare al proprio egoismo per una donazione sempre più intensa, ma fino a salire, anche se per umiltà a capo in giù, su una croce, come Michelangelo lo ha raffigurato nel 1549, nella Cappella Paolina in Vaticano, col volto che esprime forza e decisione.

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Immagine tratta da I geni dell’arteMichelangelo, Milano 1976, p.75.


Con il dono di questa omelia, don Giacomo Mazzorana si congeda da questo appuntamento domenicale. Lo ringraziamo per il servizio di questi mesi, mentre domenica prossima daremo il benvenuto a don Giorgio Aresi, parroco di Salce.