Dal Convegno nazionale di Pastorale giovanile (31 maggio - 2 giugno)

Quattro colori

L’impegno di coloro che si interrogano sull’incontro delle nuove generazioni con la proposta evangelica

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Si è tenuto a Brindisi, in Puglia, il 29° Convegno Nazionale di Pastorale Giovanile, dal 31 maggio al 2 giugno: il passo degli Atti degli Apostoli che racconta il Battesimo dell’eunuco da parte di Filippo, contenuto nel cap. 8, ha dato il “La” ai lavori, che si sono svolti tra le relazioni, i laboratori, la visita alla città di Bari secondo cinque itinerari tematici, i momenti di preghiera e l’incontro con incaricati e membri delle équipes provenienti da tutte le zone d’Italia. Più di 450 i partecipanti, che hanno meditato intensamente in particolare il comando dello Spirito all’apostolo: “Va’ e accostati”.

Sono stati giorni brevi e intensi, ma in cui abbiamo comunque potuto riconoscere e apprezzare la generosità dei pugliesi, che ci hanno accolto e cercato di venirci incontro in tutte le nostre necessità. Al termine della ricca esperienza, la domanda ovvia è che cosa ci si porta a casa. Non esistono – nonostante i desideri, le promesse, le illusioni – risposte magiche, che possano, come un colpo di bacchetta, risolvere la spinosa questione del rapporto tra Chiesa e giovani, tra fede e giovani, tra Vangelo e giovani: rimangono nel cuore, oltre ai volti e a qualche pista di approfondimento, alcuni colori, che condividiamo come strumenti che possono aiutare la fantasia, la passione educativa e l’impegno di tutti e tutte coloro che si interrogano sull’incontro delle nuove generazioni con la proposta evangelica.

Sorella Miriam, delle Discepole del Vangelo di San Giovanni di Livinallongo, ci confida: «Mi rimane il colore del mare non solo perché il mare lì è stupendo, ma perché mi ricorda l’accoglienza che ha sempre contraddistinto i baresi, fin dal 1991, quando, per la prima volta nella storia italiana, una migrazione è arrivata dal mare: una barca carica di circa 20.000 albanesi, dopo la caduta del comunismo. Il mare, confine con ciò che non era conosciuto, che da barriera si è fatta ponte con la diversità. E i baresi hanno subito agito, in piccoli ma grandi gesti di compassione e fraternità che hanno reso concreto il pensiero di tutti i paesani: “Sono persone”. Ecco, questa accoglienza e senso di uno spazio da coltivare verso chi è diverso, richiama l’attenzione a cui siamo stati invitati come equipe diocesane e comunità: aprirsi ai giovani con gratuità, senza etichette, ascoltarli veramente, senza risposte preconfezionate, pensando di sapere già tutto di loro».

Monica, insegnante di religione presso la scuola primaria di Cortina d’Ampezzo, è rimasta colpita dal colore dei fichi lussureggianti che costellavano la strada verso il mare e commenta così: «Il colore dei paesaggi pugliesi a fine maggio non è sicuramente il verde. I prati sono già secchi e giallini, inariditi dai primi caldi che lasciano l’erba chiara e fragile in estremo contrasto con il blu del mare e il bianco delle case. Eppure, in mezzo a tanta aridità, gli alberi di fico profumano le strade e le colorano con le foglie verde acceso. Ecco perciò perché il colore che scelgo è proprio questo. La società e la Chiesa appaiono spesso aride a noi giovani: a volte soffocano le idee e giudicano senza ascoltare o lasciare spazio per reinventare, per trovare nuove strade e nuove parole, ci appaiono spazi senza nutrimento e incapaci di essere luogo di crescita. In tutto questo noi ragazzi e ragazze siamo comunque pronti a ricercare un terreno che lasci spazio alle nostre radici e, quando lo troviamo, siamo capaci di donare frutti dolci, ombra rinfrescante lungo il cammino e una sferzata di colore vivace in un paesaggio chiaro e accecante. Dal convengo torno a casa con questa consapevolezza: il verde, al momento – almeno all’apparenza – sembra destinato ad essere un colore marginale, in mezzo a tante fatiche, a tanta siccità, addirittura all’aridità. Ma c’è e promette un raccolto abbondante e succulento. Forse si tratta, con pazienza, di custodirlo, coltivarlo, potarlo se necessario, perché nella stagione che si apre possa portare il frutto che promette!».

Don Sandro, direttore dell’Ufficio di Pastorale dei giovani, ha visitato, nel percorso artistico, la Cattedrale di Bari e ha ammirato con stupore il candore della luce: «Intensissimi i raggi di sole che, entrando dal rosone, illuminavano la navata di pietra bianchissima. La Cattedrale – ci ha ricordato don Francesco, che ci ha accompagnato nella visita – custodisce la storia dell’annuncio della Risurrezione di Gesù, che i rotoli di pergamena dell’Exsultet – il canto pasquale che veniva cantato dall’ambone – che si possono ammirare presso il museo diocesano testimoniano. Solo il 21 giugno alle 17 il sole combacia perfettamente con il rosone marmoreo disegnato sul pavimento: e questa coincidenza è stata scoperta per caso solo nel 2005. Proprio come avviene nella vita della Chiesa: c’è tanta luce – anche i giovani delle nostre comunità la custodiscono – ma poche volte combacia con quello che noi vorremmo, con quello che noi abbiamo disegnato, con quello che è iscritto nella pietra che abbiamo ereditato. Siamo sempre in cammino, sempre chiamati a spostarci un poco più in là, inseguendo la Luce che ci abbaglia, che ci riempie di meraviglia, che illumina l’ambiente…e di cui ci accorgiamo troppo tardi, a volte per caso».

Matteo, docente di religione presso le scuole superiori di Belluno, riassume l’esperienza con un colore che sgorga da un incontro: «Il viola unisce il rosso, colore dell’energia e della passione, quindi del fare, del proporre, delle piste concrete del laboratorio al quale ho partecipato lunedì mattina, con il blu, più calmo e meditativo-riflessivo, che ho sperimentato nella lectio – la lettura biblica di Atti 8, commentata da p. Sabino Chialà, priore di Bose – e agli interventi dei relatori ascoltati domenica pomeriggio. Non sono semplicemente due componenti, due parti indipendenti che ogni tanto comunicano fra di loro, ma sono il presupposto per avere uno sguardo d’insieme, evitando frammentazioni e grossolanità. Lo sguardo d’insieme, il viola, è la possibilità che mi viene data di vedere con occhi nuovi ciò che mi sta più prossimo, dalla scuola alla diocesi in cui vivo…».

Poca cosa, quattro colori, direte voi: ma forse ci permettono di contribuire ad un disegno di annuncio e di testimonianza del Vangelo anche alle nuove generazioni e con le nuove generazioni che appartiene a tutta la nostra Chiesa diocesana e che emerge solo se ciascuno, se ciascuna mette…il suo colore!

Matteo, sorella Miriam, Monica, don Sandro