La scelta di povertà e la devozione cristocentrica di Francesco d’Assisi (1181/82-1226) rivoluzionarono la spiritualità medievale, promuovendo una fede incentrata sull’umanità di Cristo e sulla meditazione della Passione. Questa svolta si riflesse subito nell’arte: il cantiere della Basilica di Assisi inaugurò un linguaggio visivo nuovo che abbandonò le astrazioni bizantine per restituire spazio alla natura, al realismo e alla dimensione affettiva dell’uomo.
Nel territorio di Belluno e Feltre la presenza francescana si radicò precocemente. Come ricostruito da don Claudio Centa nella sua rubrica, i Frati Minori giunsero nell’area già negli anni Trenta del Duecento, fondando poi il convento di San Pietro a Belluno e il complesso di Santa Maria del Prato a Feltre. La devozione per il santo si diffuse anche nei centri minori, come attestano le intitolazioni a Centenere di Pez, Faverga di Castion, Forno di Zoldo, Orsina presso Calalzo e Zuel a Cortina d’Ampezzo. La ricchezza del patrimonio iconografico locale risponde dunque a una profonda e secolare stratificazione storica. Le opere qui analizzate rappresentano solo una piccola parte del vasto patrimonio diocesano. Esclusa l’area feltrina, già valorizzata dalla recente mostra Tracce francescane alla Galleria Rizzarda, questo contributo intende focalizzarsi su altre significative testimonianze locali.
Un’antica immagine si conserva in una delle chiavi di volta della cosiddetta “cappella gotica” di San Pietro a Belluno. Il rilievo lapideo, risalente agli interventi di ristrutturazione eseguiti dopo il 1463 dal lapicida Giovanni Antonio da Marcador, raffigura il santo a mezzo busto e frontalmente, nell’atto di mostrare i palmi delle mani destinati a ricevere le stimmate. Dal medesimo convento proviene una lunetta affrescata del tardo Quattrocento, originariamente posta sulla facciata e oggi rimontata sopra l’ingresso dell’aula magna del Seminario Gregoriano. Il santo è ritratto a mezzo busto fra angeli e cherubini mentre regge il Crocifisso e indica il costato, a rimarcare la sua conformità a Cristo, secondo quella visione teologica che san Bonaventura consacrerà definendo il santo come il perfetto alter Christus. L’affresco, attribuito ad Antonio Rosso, evidenzia contatti stilistici con Jacopo da Valenza, che peraltro nel 1503 dipinse proprio per la chiesa di San Pietro una pala d’altare ora alla Gemäldegalerie di Berlino.
Nel corso del Seicento, San Francesco si conferma una presenza costante nelle pale d’altare e nei dipinti devozionali, raffigurato in adorazione o nel momento della stigmatizzazione, modello di profonda spiritualità controriformistica. Di particolare rilievo è la pala conservata nella chiesa arcidiaconale di Agordo, proveniente dall’antico battistero e firmata dal pittore manierista veneziano Palma il Giovane: il santo, inginocchiato in un paesaggio ombroso con fra Leone sullo sfondo, è colto in un momento di estatica devozione mentre rivolge lo sguardo alla luce divina che irrompe dai cieli. L’uso drammatico del chiaroscuro e la postura mettono in risalto la dimensione mistica dell’evento. Spesso il Poverello compare anche come intercessore a fianco della Vergine o in pale ex voto con committenti, come nelle opere di Modolo e Faverga realizzate da Francesco Frigimelica il Vecchio, tra i protagonisti della pittura sacra dell’epoca. Del medesimo autore sono la tela di Santa Maria di Loreto a Belluno, incentrata sulle stimmate alla presenza dei committenti, e l’ovale del Seminario Gregoriano: qui il santo è ritratto a mezza figura, con il volto intensamente espressivo e le mani piagate incrociate al petto in meditazione davanti al Crocifisso, trasformando la devozione francescana in un’esperienza drammatica e fortemente contemplativa.
Un’ulteriore testimonianza si riscontra nell’icona con la Madonna di Candia, proveniente dalla Certosa di Vedana e oggi conservata al Museo Diocesano di Feltre. Studi recenti attribuiscono la tavola all’ambito greco-veneziano posteriore al 1669, individuandone l’autore nell’iconografo Prete Vittore, originario di Corfù e attivo a Venezia. Nel dettaglio che lo raffigura, san Francesco appare con saio scuro, Crocifisso e Vangelo stretto al petto, secondo i canoni rigidi del linguaggio bizantino. Sul versante della pittura popolare e devozionale d’esterno si colloca invece l’affresco parietale ad Andrich di Vallada, eseguito dal pittore agordino Zanbattista Cestoia (1638-1720): l’opera raffigura la Vergine in trono con il Bambino affiancata da san Francesco e sant’Antonio di Padova.
Al 1904 risale la statua in legno intagliato e dipinto realizzata dallo scultore zoldano Angelo Majer per la chiesa di San Pietro a Belluno. Il santo vi è raffigurato con il braccio destro levato in un gesto di esortazione spirituale, mentre regge il cartiglio con la Regola del III Ordine secolare, rinnovata da papa Leone XIII nel 1883.
Nel Novecento e in epoca contemporanea la figura del santo ha continuato a stimolare linguaggi artistici differenti. Nella chiesa di Santa Maria Immacolata a Mussoi, affidata ai Cappuccini nel 1937, il presbiterio conserva un altare ligneo cuspidato con dipinti di Luigi Filocamo (1906-1988): san Francesco vi appare su fondo dorato, stante, con lo sguardo levato e il Crocifisso al petto.
Nel ciclo delle Beatitudini realizzato nel 1993 per la chiesa di San Giovanni Bosco a Belluno, Franco Fiabane affronta l’episodio della rinuncia ai beni terreni davanti al padre e al vescovo in relazione alla beatitudine dei poveri in spirito e alla presenza di Cristo che gli è accanto, avvalendosi di forme essenziali, campiture piatte e toni cromatici misurati. L’iconografia francescana trova spazio anche nell’arte murale rurale, come mostra il graffito eseguito nel 1997 da Santino Ganz a Falcade, incentrato sull’immagine del santo genuflesso in preghiera. Una rilettura espressiva e cromaticamente vivace si deve a Vico Calabrò con il pannello a cera su intonaco per la casa di riposo di Feltre, dove Francesco è raffigurato in una luminosa veste chiara e a braccia spalancate, affiancato da colombe bianche e immerso in un’esplosione floreale e cromatica che evoca la profonda armonia con il creato.
A chiudere la rassegna è Giuliano De Rocco con il mosaico del 1976 collocato all’ingresso del Centro Congressi “Giovanni XXIII” di Belluno. Francesco vi appare stante al centro di una stanza spoglia, caratterizzata da travature a vista, una panca essenziale e una finestra aperta sul paesaggio: la figura snella, la rigidità compositiva e la modulazione terrosa delle tessere musive rimandano con efficacia alla rigida sobrietà e alla dimensione più autentica della povertà evangelica.
Giorgio Reolon
- Frigimelica, pinacoteca del seminario
- Icona Museo diocesano di Feltre
- Angelo Majer
- Luigi Filocamo a Mussoi
- Franco Fiabane
- mosaico di Giuliano De Rocco
- La cappella gotica del Seminario
- Dettaglio di una lunetta in Seminario
- Palma il giovane ad Agordo








