Questa domenica è detta anche in albis, perché coloro che erano stati battezzati la notte di Pasqua deponevano le vesti bianche indossate dopo il rito. Diventa anche occasione per ravvivare la fede sia a livello comunitario che personale. Della prima dimensione il modello viene presentato negli Atti degli Apostoli mentre san Pietro sottolinea la seconda affermando: «La vostra fede torni a vostra lode, gloria e onore quando Gesù Cristo si manifesterà. Voi lo amate, pur senza averlo visto e ora, senza vederlo, credete in lui».
Anche il vangelo riprende questa indicazione presentando l’esperienza di san Tommaso. La sua vicenda non è facile da capire. Probabilmente, deluso, si era allontanato e poi, quando gli altri apostoli gli dicono di aver visto il Signore, afferma: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Una delle opere che rappresentano con maggior efficacia l’incontro tra Gesù e Tommaso è quella di Caravaggio. In essa egli esprime un realismo caratterizzato da un eccezionale e simbolico rapporto tra luce e tenebra. La figura di Cristo è caratterizzata da una luminosità che si riflette su Tommaso e altri due apostoli. La scoperta che essi fanno li sorprende e li sconvolge così a fondo che anche le loro fronti sono profondamente aggrottate. Colui che guida il cammino dal dubbio e dalla incredulità alla fede è Gesù. Egli non ha rimproverato Tommaso ma dialoga con lui con dolcezza, addirittura scostando con una mano la sua tunica per far vedere la ferita del costato ma anche, e questo è un particolare aggiunto genialmente dall’artista, prendendo con l’altra mano quella dell’apostolo, guidandola a toccare, a entrare con decisione e in profondità in essa. Ne deriva quella esclamazione di fede, che è una delle più belle che si trovano in tutta la Bibbia: «Mio Signore e mio Dio»; un’adesione non più teorica ma intima e personale. Gesù conclude proclamando la beatitudine di coloro «che non hanno visto e hanno creduto».
Tra questi ci siamo anche noi. La strada la indica Giovanni quando afferma che «Gesù fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate». È ordinariamente la Parola di Dio lo strumento privilegiato con il quale la grazia di Dio ci raggiunge. Così è stato sempre nel corso dei secoli, dal «prendi e leggi» della conversione di Agostino all’ascolto del Vangelo durante una celebrazione eucaristica di sant’Antonio abate, che sente come rivolte a sé le parole: «Che giova all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde la sua anima?».
Anche Caravaggio sembra attualizzare questo messaggio, entrando direttamente in questa pagina del vangelo perché, come hanno notato diversi studiosi, il volto di Tommaso è un autoritratto.
Immagine da Roberto Luciani – Mario Del Bello (a cura),
Caravaggio, Incredulità di Tommaso, Solfanelli, Chieti 2021, p. VII.
