L’iniziativa quaresimale
Durante il tempo di Quaresima, l’Ufficio Missionario Diocesano rinnova il suo impegno di vicinanza ai più fragili attraverso l’iniziativa “Un pane per amor di Dio”, che quest’anno porta come slogan l’invito: «Dove c’è un cuore che ascolta, lì fiorisce la speranza». È un appello a non restare indifferenti, a lasciarsi toccare dalle ferite del mondo, a trasformare l’ascolto in gesti concreti di carità e avere fiducia in Dio, che dice: «Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro» (Mt 11,28). Come gli scorsi anni, anche i progetti sostenuti quest’anno guardano a realtà segnate da povertà, conflitti e migrazioni forzate, in particolare in Palestina, Myanmar, Congo e Venezuela.
In margine alle elezioni in Venezuela
Martedì 30 luglio 2024 ci scriveva Padre Sante Ronchi: «Da due settimane sono di nuovo in Venezuela, in uno dei momenti difficili, nella linea di vari altri, ma con peso differente. La gente qui è un po’ come sotto shock, sono abituati ai maneggi del chavismo, ma di questa portata poche volte. Le inchieste davano tutte un ampio vantaggio alla opposizione, e così anche gli exit polls, e soprattutto i fogli con i dati dello scrutinio del 50% dei seggi che la opposizione ha potuto ricevere (l’altra metà i chavisti si rifiutarono di consegnare i dati, così come richiederebbe la legge) davano un vantaggio sul 70% e nella nostra zona anche di più, e anche in settori tradizionalmente chavisti i voti erano in favore della opposizione. E Maduro invita tutti a rispettare la volontà popolare… Ora cominceranno le proteste, ma il meccanismo oliato della repressione non lascia grandi margini di manovra». Maduro sarà arrestato dagli Stati Uniti il 3 gennaio 2026, accusato di narcoterrorismo, traffico di cocaina, possesso di armi, violenze, rapimenti e omicidi.
La voce dei vescovi venezuelani
A poco più di 24 ore dal termine delle elezioni presidenziali che hanno fatto ripiombare il Venezuela in un clima di crisi e guerriglia urbana, i Vescovi venezuelani hanno unito la loro voce a quella di tutti coloro che dentro e fuori dal Venezuela chiedevano un processo di verifica dei verbali di scrutinio, al quale partecipassero attivamente e pienamente tutti gli attori politici implicati. «Come pastori del popolo di Dio seguiamo con attenzione lo sviluppo degli ultimi avvenimenti e vogliamo esprimere a tutti la nostra vicinanza e disponibilità all’accompagnamento pastorale in questi momenti di inquietudine. La giornata del 28 luglio è stata caratterizzata da una partecipazione massiccia, attiva e civica di tutti i venezuelani al processo elettorale. In questo modo abbiamo ratificato la nostra vocazione democratica». Una democrazia che rischia di non godere di buona salute viste le controverse legate agli scrutini che hanno riconfermato il presidente Nicolas Maduro con oltre il 51% dei consensi. Accuse di brogli elettorali sono arrivate dai cittadini, dall’opposizione e anche da diversi altri Paesi esteri, come l’Italia, gli Stati Uniti e altre nazioni del Sudamerica. Anche per questo motivo il governo ha espulso gli ambasciatori di Argentina, Cile, Costa Rica, Perù, Panama, Repubblica Dominicana e Uruguay, accusando queste nazioni di “interferenza”, sospendendo i voli per la Repubblica Dominicana e Panama. Anche l’Onu ha chiesto completa trasparenza sui risultati del voto. Esortano i presuli venezuelani: «Manteniamoci saldi nella speranza. I nostri pensieri e le nostre giuste richieste dobbiamo realizzarle con atteggiamenti pacifici, di rispetto e tolleranza, che hanno regnato fino a ora».
Altre riflessioni di padre Sante
Padre Sante è un Missionario Oblato di Maria Immacolata. Nato a Vallada Agordina nel 1954, ha svolto la sua opera missionaria anzitutto in Italia tra Roma, Messina e Firenze, dove ha svolto diverse attività con tossicodipendenti e carcerati e si è impegnato nella formazione di gruppi giovanili. Dal 2006 al 2014 è stato missionario in Romania, prima di approdare in Venezuela, un paese oggi definito “al collasso” o “sull’orlo dell’esplosione sociale“.
Il missionario agordino ha dichiarato: «In Venezuela vi sono 25.000 morti ammazzati all’anno. E sono anni che è così. Alla gente mancano soprattutto i medicinali e l’alimentazione. Come libertà, molti vanno in carcere come prigionieri politici senza prove, senza accuse a volte. L’opposizione, con la pressione della strada, cerca di cambiare qualcosa, ma il governo reprime e va avanti come sempre. Almeno l’ottanta per cento della popolazione è contro il governo…».
Qualche mese fa scriveva Padre Sante: «Qui va sempre peggio, da un’emergenza all’altra. Ora quella più attiva nella nostra zona (ogni zona ha difficoltà specifiche sue, dove può essere la mancanza di energia elettrica, o la presenza di gruppi paramilitari che angariano la gente, o l’acqua potabile, o il trasporto pubblico che non ha ricambi per i mezzi e dappertutto la carenza di medicine e viveri…), qui, dicevo, mancano ora soprattutto il gas e la benzina. Noi che stiamo un po’ in periferia possiamo anche arrangiarci con la legna, ma in città no. Per cui la gente blocca le strade con le bombole vuote. E per la benzina si fanno code di ore, quando si ha fortuna, o anche di giorni. La gente non era abituata all’emigrazione, per cui alle famiglie pesano molto le separazioni. Anche alle nostre parrocchie pesano le assenze di catechisti e animatori emigrati…». A proposito dell’emigrazione: «Per molto tempo il Venezuela è stato terra di immigrazione. Anche dall’Italia, specie nel dopoguerra, non sono pochi a essere venuti qui. In questi ultimi due anni, un decimo della popolazione ha emigrato. La gente non era abituata alla lontananza di familiari e amici e reagisce male, a livello psicologico. Ma le rimesse dall’estero sono una delle poche risorse che permettono di andare avanti a chi rimane…».
Progetto quaresimale 2026
Nelle due parrocchie dove operano padre Sante e confratelli Oblati (circa 50.000 persone), le azioni delle Caritas parrocchiali sono simili: cercare di rispondere alle situazioni di maggiore debolezza: alimenti e medicine. Responsabili di queste attività sono i gruppi parrocchiali, la Caritas in primo luogo, con l’aiuto di vari altri gruppi, come i ministri della eucarestia, che muovendosi sul territorio individuano le situazioni più urgenti (di solito anziani ammalati e senza famiglia che oltre al resto devono essere accompagnati per le visite mediche e i ricoveri negli ospedali).
La cooperazione della gente consiste nel dono di alimenti che avviene in tutte le celebrazioni e nella raccolta di indumenti di seconda mano. Una buona parte dei medicinali arriva dalla Spagna, tramite gruppi di volontariato conosciuti dai missionari. Tutto quello che manca, sia alimenti che medicinali, deve essere acquistato e per questo, precisa padre Sante: «Confidiamo negli aiuti che possono venire dall’Europa. Negli ultimi tempi nella Parrocchia di Palo Gordo si è fatto uno sforzo, con l’acquisto e la sistemazione di una casa che da un lato permette il deposito e la distribuzione di alimenti e medicine, e dall’altro ospita gratuitamente persone che vengono da lontano per essere curate negli ospedali della vicina città di San Cristobal. Altra iniziativa è la possibilità, per chi ne ha bisogno, di essere seguito da una psicologa, specie per i tanti casi provocati dalle conseguenze negative delle separazioni forzate a seguito dell’emigrazione, con bambini e giovani che restano affidati ai nonni».
E.D.F.
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