Testimonianze su don Fabio Cassol

Una raccolta (incompleta) di testimonianze raccimolate sul web

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La scomparsa di don Fabio Cassol ha suscitato un «fremito di commozione mista a ad affetto e gratitudine». I social della diocesi e del settimanale diocesani hanno avuto numerosi accessi e raccolto parecchie testimonianze. Ci permettiamo di raccoglierne alcuni, perché – nonostante il dolore del distacco – fa bene osservare il segno lasciato da un prete della nostra diocesi.

Il collaboratore che ha fatto carriera

La notizia dell’improvvisa morte di don Fabio Cassol ha raggiunto anche l’Albania. E non poteva essere diversamente, visto il profondo legame che univa don Fabio a quella terra e alcuni albanesi a don Fabio. Tra di loro, Albert Nikolla, che ha cominciato il suo curriculum qui da noi, mentre era ospite di don Fabio nella canonica di Pez. Era già laureato in Scienze agrarie e ambientali all’Università di Tirana. Qui a Belluno si iscrisse all’Istituto di Scienze Religiose, conseguendo il diploma. Poi continuò con il master in Etica presso l’università Pontificia “Regina Apostolorum” a Roma e infine con il dottorato in Scienze antropologiche all’Università di Firenze. Oggi è autore di alcune pubblicazioni in Italia, tra cui L’uomo Nuovo Albanese – tra morale comunista e crisi della transizione (Bonanno Editore, 2011). Ha rilasciato un’intervista al settimanale diocesano, che può essere letta cliccando qui.

Rimanevo stupito per il suo entusiasmo

Don Alessandro Coletti ha scritto sul profilo facebook delle sue tre comunità: «Se è vero che la morte lascia sempre un po’ scossi e “spaesati”, l’effetto è amplificato quando colpisce qualcuno che si è visto pochi giorni prima in piena salute, nonostante i suoi 85 anni. Don Fabio Cassol la vita l’aveva rischiata parecchie volte in missione in Albania come nei suoi giri spericolati in Valle di Seren, ma in fondo credo che il suo essere così spericolato fondasse le radici nella ferma certezza che la vita non era nelle sue mani. La sua vita l’aveva donata a Dio giusti 59 anni fa e da quel giorno aveva rinnovato la sua donazione ogni giorno. Da giovane sacerdote rimanevo stupito per il suo entusiasmo, la sua grinta, il suo buttarsi nelle cose in modo anche irruento, la sua generosità sincera e spassionata… a volte quasi esagerata… che l’età non aveva scalfito. Impulsivo e innamorato ecco ciò che porto nel cuore di don Fabio. Prega per la Chiesa, prega per la tua diocesi, prega per le vocazioni! Chissà che dal cielo tu non riesca a contagiare qualcuno del tuo entusiasmo…».

Porto nel cuore il ricordo di don Fabio

Anche don Fabiano Del Favero, successore di don Fabio sul Poi, ha scritto: «Un “fremito di commozione mista a ad affetto e gratitudine” ha attraversato nella giornata di sabato 29 giugno le comunità parrocchiali di Voltago, Frassenè e Gosaldo, come richiamato dal parroco. Le parrocchie in Agordino hanno vissuto il servizio di don Fabio dal 2001 al 2008 e nello scorso fine settimana nelle celebrazioni festive non si è mancato di ricordare come un sacerdote sia prima di tutto un “dono di presenza”, specie in comunità piccole di montagna. Lo zelo missionario di don Fabio è stato senza dubbio supportato e corrisposto dalle comunità, dove ancora si ricordano le varie sue partenze per l’Albania con il pulmino parrocchiale di Voltago. Anche l’ultimissima trasferta nei Balcani aveva avuto l’appoggio del mezzo stavolta di Gosaldo. In modo spontaneo, i fedeli delle comunità si sono organizzati per la preghiera del Rosario la sera di lunedì 01 luglio nella chiesa di Gosaldo. Attestati di gratitudine verso don Fabio sono arrivati – oltre che dal parroco che ne ha richiamato il servizio ed anche l’affettuosa vicinanza alle comunità nel loro cammino “a cinque” – dal sindaco di Voltago, Giuseppe Schena. Egli, inviando un telegramma al Vescovo, ha voluto rimarcare la passione del sacerdote, con tratti personali densi di affetto. Ha scritto, infatti: “Porto nel cuore il ricordo di don Fabio; era molto vicino a noi ragazzi. Ricordo con nostalgia le molte Messe nelle quali i miei coetanei ed io facevamo i chierichetti, le gite ed i viaggi a Roma presso i Missionari di Segni, i ritiri spirituali a Col Cumano, l’annuale visita al Santuario dei Ss. Vittore e Corona”. Significative le parole usate dal primo cittadino sempre nella sua missiva: “I nostri Sacerdoti di montagna dimostrano forte vocazione nel trasmettere i valori cristiani alle nuove generazioni: don Fabio ne era l’esempio”».

Il sindaco di Gosaldo

Anche il sindaco di Gosaldo ha avuto parole sincere di apprezzamento per il ministero prestato da don Fabio. Così scrive il primo cittadino Stefano Da Zanche: «È la vita stessa, nella sua essenza, nostro malgrado a metterci di fronte ai distacchi, più o meno profondi, ma sempre dolorosi. La nostra riconoscenza è grande, per il dono della tua presenza attenta e ricca, in particolare nei confronti dei nostri giovani ed anziani. Grazie per i tuoi consigli, grazie per aver accettato i nostri limiti e le nostre titubanze, grazie per averci incoraggiati a fare il meglio, grazie per essere stato zelante nel costruire la nostra comunità di Gosaldo».

Il movimento apostolico dei ciechi

Una testimonianza è pervenuta da Giovanni Perenzin, segretario del Movimento Apostolico Ciechi della diocesi di Belluno-Feltre: «Caro don Fabio, nell’incontro mensile del MAC (Movimento Apostolico Ciechi) di Domenica 9 giugno a San Gregorio delle Alpi, la tua patria, dopo la festosa celebrazione eucaristica, allietata anche da un battesimo, ci siamo riuniti in una sala della canonica per programmare la nostra attività dei prossimi mesi e qui una gradita sorpresa.Rino Budel, autore del toccante libro  di poesie: ”Se ghe pense…”, ti ha mostrato una fotografia del tuo papà morto di silicosi, quando tu avevi  appena due anni e successivamente letto una poesia : “le to man” che parlava della tua e delle mamme che ci avevano preceduto.  Grande La commozione tua e dei presenti che hanno chiesto il testo da rileggere e meditare.

Finita la riunione, hai voluto guidarci, con semplici e pacati commenti lungo la via del calvario dei minatori, morti di silicosi, che dalla chiesa conduce al cimitero, dove ora sei sepolto, e successivamente alla piazza del Municipio dove campeggiano le loro lapidi. Giovedì 27 eravamo insieme a Belluno per il ventennale dell’ordinazione episcopale del Vescovo Andrich, nostro socio onorario. Come sempre eri sorridente. Due giorni dopo, l’incredibile ed inaspettato annuncio della tua scomparsa. Don Fabio, caro nostro assistente spirituale, sarai sempre con noi, ricorderemo il bene che ci hai dato, la tua parola semplice ed incisiva, la tua volontà di andare sempre avanti».