La Trinità è uno dei misteri più caratteristici del cristianesimo, una verità che la mente umana è incapace di comprendere e che sembra inoltre lontanissima dalla vita concreta di ogni uomo. È molto noto l’episodio di sant’Agostino che, mentre stava meditando su di essa, vede un bambino il quale, seduto sulla riva, continuava a riempire una conchiglia con l‘acqua del mare per poi versarla in una piccola buca scavata nella sabbia. Incuriosito il Vescovo gli chiese cosa stesse facendo ottenendo la risposta che voleva travasare tutto l‘oceano al che, sorridendo, gli fece notare l’impossibilità dell’impresa. A quel punto il bambino replicò: «È più facile per me svuotare tutto il mare in questa buca che per te comprendere il mistero della Trinità con la tua mente limitata». Subito dopo il fanciullo scomparve. Si tratta ovviamente di una leggenda, sorta probabilmente nel XIII secolo, anche perché l’episodio non è riportato in nessuno degli scritti di sant’Agostino, anche se è molto significativa.
Uno degli artisti che si è confrontato in maniera geniale con questo tema è Masaccio, il quale dipinge un affresco che si trova anche attualmente nella Basilica di Santa Maria Novella a Firenze e che proprio in questi giorni è tornato visibile dopo anni di un restauro molto accurato. La chiave interpretativa dell’opera è la ripresa del concetto della Trinità come famiglia, diventato consueto nella teologia del medioevo e suggerito certamente dai Padri Domenicani che da secoli gestiscono la Basilica.
Tre sono le famiglie raffigurate. La prima è quella ovviamente della Trinità, con i nomi familiari del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, l’Amore che li unisce così perfettamente da formare un solo Dio. La seconda è una famiglia spirituale, sorta ai piedi della croce, quando Gesù dice alla Madonna: «Ecco tuo figlio» e a Giovanni: «Ecco tua madre». La terza è la famiglia dei due committenti.
Masaccio ha saputo interpretare questi concetti aggiungendo la sua arte innanzitutto con il rifiuto delle proporzioni gerarchiche medioevali, in base alle quali le figure più importanti avevano una dimensione spaziale maggiore. Per lui invece tutte, quelle divine e quelle umane, hanno la medesima scala. Non è un abbassamento di Dio ma, al contrario, una elevazione degli uomini a Lui da parte del suo amore gratuito. Lo aveva già affermato secoli prima san Leone Magno con la sua nota frase: «Riconosci, o uomo, la tua straordinaria dignità» (Discorso 1 sul Natale, 1-3).
Un secondo particolare stilistico è l’uso che qui Masaccio fa, la prima volta per un affresco, della prospettiva lineare. Essa permette che, in una ideale piramide, Dio Padre abbracci tutti gli uomini con il suo amore, che si è manifestato in modo mirabile nel dono del Figlio sulla croce.
Il messaggio è attualissimo e ci fa scoprire, per quanto la mente umana con i suoi limiti possa comprendere, la Trinità come una Famiglia di tre Persone, unite così perfettamente nell’amore da essere un solo Dio ed essa diventa modello e aiuto per tutte le famiglie umane, quelle domestiche, della Chiesa e del mondo intero.
Immagine da T. Verdon, L’arte sacra in Italia, Mondadori, Milano 2001, 57.
