«Custodisci, o Signore, tutti coloro che in occasione dei Giochi olimpici e paralimpici hanno prestato un servizio alla comunità tutta». È una delle invocazioni che sono state espresse nella preghiera dei fedeli, durante la celebrazione della messa, al termine del grande evento sportivo, la sera di sabato 14 marzo. Nella basilica minore dei santi apostoli Filippo e Giacomo, a Cortina d’Ampezzo, hanno concelebrato monsignor Renato Marangoni, vescovo di Belluno-Feltre, il parroco ampezzano don Ivano Brambilla e il suo collaboratore don Clorindo De Silvestro, don Fabio Zanin cappellano delle Truppe alpine e padre Johannes, cappellano della squadra nazionale austriaca, che è rimasto a Cortina per tutto il periodo dei Giochi. La canonica di Cortina ha accolto numerose persone dell’organizzazione, donne e uomini in divisa, volontari venuti da lontano, fra i quali anche alcuni ragazzi con disabilità, che hanno dato il loro apporto.
«Grazie a tutti coloro che si sono impegnati – ha esordito don Ivano nel saluto iniziale – grazie alla popolazione di Cortina per l’accoglienza e la gentilezza che ha dimostrato, nei confronti di chi è venuto a visitare e a vivere questo luogo. Grazie a quanti sono venuti per operare in questo territorio». Ha quindi salutato e ringraziato le rappresentanze di istituzioni e amministrazioni, locali, provinciali, regionali e nazionali, di enti e associazioni che hanno lavorato assieme, per mesi, ed erano presenti nella chiesa parrocchiale, con le loro rappresentanze. «In un clima di accoglienza e fraternità, noi ci siamo goduti questi Giochi olimpici e paralimpici invernali 2026», ha assicurato il parroco.
Il vescovo Renato ha risposto al saluto: «Volevo sentirmi con voi, condividere questi momenti. Confido che oggi non sia una fine, ma che sia occasione per acquisire fiducia e speranza, in un periodo in cui la situazione internazionale è smarrita e tormentata».
Nella sua omelia ha fatto riferimento alle letture, alla narrazione del cieco che riprende la vista: «È simile l’esperienza di questi giorni di Olimpiadi e Paralimpiadi. C’è bisogno di tanta luce, nella nostra vita, in questi giorni particolari. Tutti siamo alla ricerca del senso vero del vivere».
Monsignor Marangoni ha quindi sottolineato: «In questi giorni, che avete vissuto ai Giochi, ognuno ha dato il suo contributo. Possiamo accogliere le vostre testimonianze, simili alla dichiarazione di quella guida di sciatori ipovedenti, che ha detto: “Nel mio animo ho sempre sentito il bisogno di ascoltare e aiutare gli altri, di entrare in sintonia con loro”. Chi è stato ospite a Cortina d’Ampezzo porti con sé la benedizione di questa comunità, che ha inteso esaltare i valori dello sport e l’anelito di pace».
Fra casacche e divise di militari e forze dell’ordine, associazioni di soccorso, i colori dell’abbigliamento di numerosi volontari e collaboratori dei Giochi, il parroco don Ivano ha concluso con un ringraziamento ai sacerdoti che lo hanno affiancato, in queste giornate. «Grazie soprattutto a coloro che hanno collaborato per Olimpiadi e Paralimpiadi. Qui c’è stata inclusione. Avevamo cominciato, oltre un anno fa, in questa stessa chiesa, con la presenza dell’arcivescovo Mario Delpini, che ci aveva parlato dello sguardo ed esortato a rivolgerlo benevolo alle novità e opportunità».
Il vescovo Marangoni si è accomiatato dai fedeli così: «È un grande inno di vita, quello che vogliamo innalzare stasera, con questa celebrazione».
Marco Dibona




