In un mondo che divora tutto come se non ci fosse un domani e dove sembra avere la meglio l’individualismo, c’è spazio per la riflessione e la ricerca collettiva sui mutamenti socio-religiosi, per ascoltare opinioni diverse, per coltivare insieme l’utopia che ci rende più umani? E quale futuro si prospetta per le comunità parrocchiali: l’irrilevanza o un nuovo protagonismo?
L’interessante e partecipato confronto pubblico di sabato scorso 11 aprile, ospitato al Centro Giovanni XXIII e promosso dall’Ufficio diocesano di Pastorale sociale e del lavoro, dal settimanale L’Amico del Popolo, da Isbrec e Cgil, in collaborazione con curatore e autori di Venetica, la rivista degli Istituti per la storia della Resistenza del Veneto, ci autorizza a dire un primo sì: c’è ancora il desiderio di fermarsi e indagare, interrogarsi sulla nostra storia per crescere in consapevolezza e senso di responsabilità.
Oggetto di riflessione il tema affrontato dal volume di Venetica (2/2024), intitolato Non c’è più religione, cattoliche e cattolici nel lungo ’68 in Veneto, un’indagine sul cattolicesimo nella nostra regione dal 1965 – anno in cui si conclude il Concilio Vaticano II – al 1984, anno in cui fu riscritto il Concordato tra Chiesa e Stato italiano.
Il sociologo Diego Cason, che ha introdotto l’incontro, ha sottolineato come l’indebolimento della presenza e della rilevanza della Chiesa «sia passato sotto silenzio e non raccontato in modo adeguato negli ultimi decenni. Decisivo non arrendersi alla caduta dei “produttori di senso”, com’è sempre stata la fede cristiana, e lavorare insieme, dando fiducia agli altri, senza i quali non esistiamo; coltivando il pensiero utopico, che è sempre collettivo».
Il sociologo delle religioni, Enzo Pace, allargando lo sguardo alla realtà italiana ed europea, ha descritto, numeri alla mano, il declino del cattolicesimo societario e della cosiddetta “civilizzazione parrocchiale” nel nuovo millennio. «In un Veneto senza parrocchie possiamo immaginare una società senza religione?», s’è chiesto. «C’è una ricerca spirituale da non identificare con religione e sono ancora vivi i segni di un ’68 cattolico che ha accumulato un “capitale sociale” di dialogo interreligioso e apertura all’altro. Sono queste realtà che permettono di immaginare un futuro di convivenza e non di tensione. Due nodi, però, restano da sciogliere: il ruolo del laicato e delle donne. Non siamo a fine corsa se si trasformeranno in momenti di crescita le istanze emergenti».
È toccato poi a Liviana Gazzetta, studiosa di storia dei movimenti delle donne e di storia della religiosità in età contemporanea, spiegare la mancanza di un quadro definito del complesso fenomeno del femminismo cattolico negli anni della contestazione e in occasione del referendum sul divorzio. A seguire la testimonianza di Lino Dall’Agnol, già presidente delle Acli bellunesi, che ha presentato come chiave interpretativa di quell’epoca l’anno 1963 (Vajont, riforma della scuola di base, l’assassinio di Kennedy).
Alla conclusione dei lavori il vescovo Renato Marangoni ha incoraggiato a proseguire nella ricerca comunitaria, richiamando l’esigenza di coniugare vangelo e cultura, e ripensando l’oggi con paradigmi e linguaggi nuovi. Ormai superata la cultura monolitica cattolica del secolo scorso, ha osservato, si devono intraprendere passi di profezia evangelica che si esprime in stili di vita alla sequela di Cristo.
Paola Barattin
