1. Per comprendere pienamente il valore dei comandamenti, a cui a cui si riferisce oggi il brano del Siracide, occorre uno sguardo rivolto al vero volto di Dio. Con i comandamenti egli non ci impone qualcosa che attenta alla nostra libertà, ma ci indica la strada da percorrere per rispondere alla fame e sete di felicità del nostro cuore. Insomma, Dio vuole per ciascuno ciò che è bello, vero, nobile, grande, buono. I comandamenti sono l’indicazione per possedere questa ricchezza morale; e solo se si crede veramente a questo desiderio che Dio coltiva nei nostri confronti, solo se si ha questa fiducia in Lui, come ci invita a fare ancora il libro del Siracide, allora anche la visione dei comandamenti si trasfigurerà: non li avvertiremo come un peso insopportabile, ma li accoglieremo come un dono prezioso, che ci aiuta a realizzarci pienamente, non secondo le proposte del mondo, ma secondo il cuore di Dio.
2. Tuttavia per essere capaci di questo, è necessario non lasciar cadere il forte richiamo all’interiorità che ci viene dal Vangelo di questa domenica; un richiamo che possiamo riassumere in questo chiaro ammonimento di Gesù: «Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli». Questa frase è il centro di tutta la pagina evangelica che abbiamo ascoltato: alla sua luce vanno letti e capiti i vari e dettagliati insegnamenti che qui sono proposti.
3. È un brano del Discorso della Montagna: in esso Gesù contrappone il suo modo di intendere la legge di Dio, e quindi le norme di comportamento che ritiene indispensabili per la salvezza, a quello dei maestri e dei capi del suo popolo. I farisei e gli scribi erano rigidi osservanti di tutti i precetti della religione ebraica. Non erano certamente uomini gaudenti o giovani spensierati: erano austeri, impegnati, dediti al digiuno e alla preghiera. Eppure Gesù non li approva, anzi proclama l’urgenza di superare la loro “giustizia”. Li ritiene dunque collocati sotto il livello minimo, necessario a chi vuol entrare nel “regno”.
Ci possiamo chiedere quali fossero í motivi di questa severità di giudizio, addirittura di questa decisa squalifica. In fondo non si comportavano male… La risposta è che i farisei guardavano più all’esterno che all’interno dell’uomo, alla forma più che alla sostanza, al dovere più che all’amore. Ecco la fondamentale ragione del contrasto con la novità del Vangelo, che è tutto incentrato sulla conversione del “cuore”; qui sta dunque la ragione del giudizio negativo da parte di Gesù.
I farisei si preoccupavano delle abluzioni rituali, delle posizioni da tenere nell’assemblea, dei vestiti adatti ai momenti della preghiera, delle frange dei loro mantelli. Gesù non dice che queste siano attenzioni cattive e nemmeno che siano del tutto inutili; ma ci insegna che ci sono valori più essenziali e decisivi, di cui ci si deve primariamente dare pensiero.
Gesù vuole farci capire che bisogna guardare, più che a ogni altra cosa, agli atteggiamenti dello spirito e alla purezza dell’animo.
4. Ecco: credo che abbiamo tutti di che meditare. Gesù, senza dubbio, col suo insegnamento ci libera tutti dalle angustie che spesso proviamo di fronte all’esteriorità di precetti minuti e formalistici da osservare e ci conduce verso una vita dello spirito attenta ai valori più sostanziali. Ed è, per questo, una dottrina morale impegnativa: non una morale del dovere, spesso arida e formale – e che tutto sommato ci fa “giocare” al ribasso – ma una morale dell’amore, certamente più impegnativa, ma al tempo stesso, feconda e liberante. E, in questo modo, il Signore ci chiede di non avere paura del Vangelo, di aprirci alla sua novità e di prendere sul serio quei suoi «ma io vi dico»!
Cari amici, nel salmo 118 abbiamo ascoltato e condiviso nella preghiera queste parole: Signore, «aprimi gli occhi perché io consideri le meraviglie della tua legge…Dammi intelligenza perché io custodisca la tua legge e la osservi con tutto il cuore».
Sia questo l’animo con cui accogliamo gli inviti odierni di Gesù: l’osservarli probabilmente non aggiungerà anni alla nostra vita, ma certamente darà vita ai nostri anni.
