Due giornate intense, diverse nei linguaggi, ma profondamente unite da un unico filo conduttore: la ricerca di una «frequenza comune» capace di mettere in relazione, ascoltare e parlare al cuore. Venerdì 4 e sabato 5 settembre si è svolto il convegno diocesano degli insegnanti di religione cattolica della diocesi di Belluno-Feltre, un appuntamento che ha proposto momenti di formazione, confronto, cultura e spiritualità, accompagnando i docenti alle soglie del nuovo anno scolastico.
La radio come esperienza educativa
La prima giornata, svoltasi venerdì 4 settembre, ha offerto agli insegnanti un intenso momento di formazione e confronto, segnato dall’incontro con due protagonisti dell’innovazione didattica: i professori Maria Raspatelli e Antonio Curci, docenti in un istituto tecnico di Bari e insigniti di importanti riconoscimenti internazionali, tra cui il Global Teacher Award negli scorsi anni e i Global Education Awards,assegnati quest’anno a Dubai.
La loro non è stata soltanto una relazione sull’uso di nuovi strumenti nella scuola, ma il racconto di un’esperienza educativa concreta, capace di mostrare come anche in contesti complessi e difficili sia possibile trovare linguaggi nuovi per incontrare i ragazzi e coinvolgerli nel loro percorso di crescita.
Da questa intuizione è nata l’esperienza della radio: un progetto pensato e costruito all’interno della scuola come spazio di espressione, partecipazione e responsabilità. La radio diventa così non soltanto uno strumento tecnologico, ma un luogo nel quale gli studenti possono trovare la propria voce, raccontarsi, imparare a comunicare e, soprattutto, sentirsi parte attiva della comunità scolastica.
Particolarmente apprezzata è stata anche la modalità stessa della presentazione: una relazione a due voci, resa ancora più significativa dalla loro storia personale e professionale. Marito e moglie nella vita, insegnanti di discipline molto diverse — informatica lui, religione lei — hanno offerto concretamente l’immagine di quella capacità di fare sintesi e unità tra linguaggi e competenze differenti che costituisce uno dei richiami più significativi della nuova Nota sull’insegnamento della religione cattolica.
Tecnica e umanesimo, competenze scientifiche e dimensione religiosa, innovazione e attenzione alla persona si sono così intrecciati in un racconto capace di coinvolgere profondamente i partecipanti.
Ma forse l’aspetto che più di ogni altro ha colpito gli insegnanti presenti è stato vedere, in due docenti di grande esperienza, una passione ancora viva e contagiosa. Nonostante una lunga carriera alle spalle, Maria Raspatelli e Antonio Curci hanno testimoniato una sorprendente disponibilità a mettersi continuamente in gioco, a cercare strade nuove, a sperimentare e a lasciarsi provocare dalle sfide poste dai giovani e dalla scuola di oggi.
Al centro del loro lavoro, prima ancora della tecnologia e dei riconoscimenti ricevuti, è emerso ciò che continua a dare senso alla professione dell’insegnante: la passione per l’educazione e un amore gratuito e disinteressato per i propri alunni. Un messaggio che ha trovato particolare risonanza tra gli insegnanti di religione presenti al convegno, chiamati ogni giorno a cercare nuove «frequenze» per entrare in relazione con il cuore dei ragazzi.
San Francesco, l’arte e la libertà
La seconda giornata ha condotto gli insegnanti nel cuore di Feltre, nella suggestiva cornice del Museo Diocesano, luogo nel quale arte, storia e fede si incontrano e si raccontano reciprocamente.
Qui il professor Gianluca Tormen, docente dell’Istituto «Catullo» di Belluno, ha proposto una vera e propria lezione di storia dell’arte dedicata alla figura di san Francesco. Un intervento di grande competenza, nel quale la lettura delle opere artistiche si è intrecciata con una profonda conoscenza della vita del Santo e delle fonti francescane.
Non soltanto, dunque, un percorso attraverso le immagini e le rappresentazioni di Francesco nella storia dell’arte, ma un invito a comprendere come l’esperienza e la spiritualità del Poverello di Assisi abbiano saputo attraversare i secoli, lasciando un’impronta profonda anche nel linguaggio artistico.
A questa lezione è seguita la testimonianza, breve ma particolarmente intensa, di fra’ Elvio Battaglia, del convento dei frati cappuccini di Mussoi, a Belluno. Il religioso ha raccontato la propria vocazione, una vocazione adulta, maturata quando aveva già 33 anni, una professione — era anch’egli insegnante di storia dell’arte — e una vita affettiva già avviata.
La sua scelta è stata quella di lasciare tutto per seguire Gesù attraverso la strada indicata da Francesco. Ed è proprio nella figura del Santo di Assisi che fra’ Elvio ha incontrato ciò che maggiormente lo ha affascinato: la libertà. Una libertà profonda, fatta di distacco, essenzialità e capacità di affidare interamente la propria vita a Dio.
Una testimonianza semplice e insieme potente, capace di mostrare concretamente come una figura vissuta otto secoli fa possa ancora oggi interrogare e affascinare una persona, fino a diventare una chiamata capace di cambiare radicalmente la propria esistenza.
Nel cuore della città, in ascolto
Nel primo pomeriggio il gruppo, guidato dai volontari del Fondaco, ha potuto conoscere più da vicino la storia della città attraverso la visita all’area archeologica di Feltre e alla Concattedrale di San Pietro Apostolo.
La giornata si è infine conclusa con la celebrazione eucaristica presieduta dal Vescovo nella chiesa di San Giacomo.
Nell’omelia il vescovo Renato ha richiamato l’esigenza dell’ascolto, dimensione fondamentale dell’esperienza dell’amore alla quale tutti siamo chiamati. Un ascolto che, per gli insegnanti, assume un significato particolare: Dio, infatti, può manifestarsi anche attraverso gli alunni, che possono diventare — con un’immagine particolarmente significativa — «sentinelle» capaci di vegliare anche sugli stessi insegnanti.
È un invito a non considerare mai l’educazione come un percorso a senso unico. L’insegnante non è soltanto colui che trasmette, ma anche colui che ascolta, si lascia interrogare e sa riconoscere, nelle parole, nelle domande e persino nelle inquietudini dei ragazzi, una possibile voce capace di aprire nuovi orizzonti.
E allora, se davvero — come recita un canto del Gen Rosso — «l’amore del Signore invaderà tutto il mondo», il cammino può essere affrontato con fiducia. È con questa fiducia che gli insegnanti di religione si preparano ad affrontare il nuovo anno scolastico: portando la propria testimonianza, cercando linguaggi sempre nuovi e, soprattutto, mantenendo aperto il cuore all’ascolto.
Dalla radio, capace di dare voce ai ragazzi, alla lezione sull’arte e sulla figura di san Francesco; dalla testimonianza di una vocazione maturata nella libertà fino all’invito finale del vescovo ad ascoltare: le due giornate del convegno hanno così composto, ciascuna con il proprio linguaggio, un’unica frequenza. Quella di un cuore che ascolta, si lascia interrogare e prova, ogni giorno, a parlare al cuore dell’altro.
Roberto Barbaresco













