Domenica 19 aprile tutta l’Azione Cattolica della diocesi di Belluno-Feltre si è ritrovata negli spazi della parrocchia di Pedavena per UnaSolAC, l’evento unitario che ogni anno fa scorgere la fine dell’anno associativo e pregustare il sapore dell’estate in arrivo.
Il tema centrale era lo spazio e tutte le sue accezioni.
Come distanza, che separa le diverse parrocchie che compongono il nostro territorio diocesano. Abbiamo riempito questo spazio con le nostre vite quotidiane, il racconto dell’anno vissuto da ogni realtà: cosa l’ha caratterizzata, quali momenti hanno lasciato il segno, cosa la rende unica nel panorama della nostra diocesi.
È stato un bel momento per cogliere come la nostra associazione, pur essendo UnaSolAC, è presente nelle comunità con tanti volti diversi, tante storie, tante braccia tese che la rendono testimonianza viva di “Chiesa in uscita”.
È anche uno spazio che ci separa dalle terre dove operano i missionari della nostra diocesi. Dopo il pranzo condiviso, abbiamo avuto il piacere di conoscere in videochiamata don Ferdinando Pistore, missionario a Lamphun, in Thailandia, insieme a don Bruno Soppelsa. Alla loro missione ed ai profughi da loro accolti sono destinati i fondi raccolti con le varie attività di beneficenza organizzate dalle parrocchie durante la tradizionale iniziativa quaresimale di AC. Un grazie condiviso ha riempito questo spazio vuoto!
E, alzando lo sguardo verso l’alto, lo spazio è diventato cielo.
La testimonianza di don Ferdinando ha aiutato ragazzi, giovani e adulti ad accorciare le distanze con la Thailandia e a sentirsi tutti, “sotto lo stesso cielo”.
Infatti, il segno scelto per l’iniziativa quaresimale ha preso vita in modo bellissimo: ad ogni associato era stato chiesto di preparare un “pezzetto di cielo”, un cartoncino decorato e colorato che, unito a tutti gli altri, ha contribuito a formare un unico grande cielo, che accomuna il nostro territorio e la Thailandia, annulla le distanze e diventa il tetto (casa) sotto cui i profughi aiutati dai nostri missionari possono trovare ristoro.
La giornata si è conclusa con un tempo di gioco, che riesce sempre ad accorciare le distanze, questa volta intergenerazionali, tra adultissimi e bambini che giocano insieme nella stessa squadra.
Anche i giochi, però, non erano lasciati al caso, ma ci hanno aiutato a far emergere le parole che, secondo le nostre parrocchie, descrivono l’associazione: un AC COMPAGNA di strada, che sa ILLUMINARE, dove si creano LEGAMI, dove è valorizzata e accolta la DIVERSITÁ.
Una giornata ricca, che ci ha fatto risuonare nel cuore l’icona dell’anno associativo: “Signore, è bello per noi essere qui!”.
Chiara Fagotto
