Ormai è sempre più consueto trovare, nell’assetto viario delle nostre strade, rotatorie nuove che sostituiscono i vecchi incroci e che permettono, girando intorno, di imboccare la strada desiderata. Sempre – è chiaro – se si sa qual è quella giusta.
È un po’ questa l’immagine che ha fatto da sfondo all’incontro unitario degli organismi di partecipazione della nostra diocesi, svoltosi al Centro Papa Luciani nella mattinata di sabato 28 febbraio. Circa cinquanta partecipanti, membri dei Consigli pastorale e presbiterale, del Collegio dei consultori e dei vicari foranei, del Coordinamento degli Uffici di pastorale: un buon “assortimento”, proveniente da tutta la nostra diocesi, territorio vasto e diversificato che si trova appunto di fronte a un bivio; anzi – potremo dire, appunto – in una bella “rotonda”: guardando al futuro, quale strada imboccare?
Ma andiamo con ordine. Dopo il momento di preghiera, vissuto all’esterno e sognando la primavera, l’assemblea si è riunita per ascoltare due testimonianze introduttive: Maria Case, volontaria di Agordo, ha raccontato alcuni aspetti del suo impegno presso la Casa circondariale di Belluno; mentre Martina Scopel, giovane di Seren del Grappa, ha riportato la bellezza dell’avventura trascorsa l’estate scorsa a Roma nel pellegrinaggio giubilare.
A questa entrée di esperienze concrete e promettenti, è seguito un breve riscontro del percorso fatto nell’ultimo anno dal Consiglio presbiterale e del clima vissuto nel Consiglio pastorale diocesano attraverso la gustosa testimonianza di Gianluca Succetti.
Camminare insieme, rifigurando la presenza della Chiesa nel territorio; alleggerire, vivendo questo tempo di cambiamento senza subirlo, per ridare nuovo slancio alla missione di annunciare il Vangelo; fare rete, perché le comunità non si esauriscano. Ecco alcune delle questioni messe sul piatto, indicatori interessanti della direzione da prendere.
Ma il vero “piatto forte” – sempre nella metafora gastronomica – è stata la visione dell’intervista realizzata con don Elio Dotto, cancelliere della diocesi di Cuneo-Fossano, che ha raccontato l’esperienza in atto in quella Chiesa piemontese, per molti aspetti simile alla nostra, nel ripensare giuridicamente le parrocchie. Non un’operazione di mero maquillage organizzativo o gestionale, ma una risposta squisitamente pastorale – anche se ancora in fieri – da prendere in considerazione, sicuramente con i giusti adattamenti alla nostra realtà. E così è stato fatto nel successivo lavoro a gruppi: riprendendo le sollecitazioni e gli spunti ascoltati, ogni partecipante ha potuto, anche in forza del suo mandato ecclesiale, esprimere il parere su come procedere, nella consapevolezza che per continuare il cammino da questa “rotonda” in qualche modo bisogna uscire. Se non altro al netto del fatto che attualmente i nostri preti sotto i 65 anni di età sono rimasti 38!
La risposta è stata quasi unanime: andare avanti per questa strada di unificazione giuridica delle parrocchie. Ovviamente, con dei distinguo e dove possibile. Come? Gradualmente e con i passi giusti, differenziando e comprendendo bene chi, alla luce dei passi compiuti, può iniziare.
Una mattinata proficua hanno dunque vissuto gli organismi di partecipazione; forse si intravede l’uscita della rotonda, ma per farlo occorre per forza camminare insieme. E, ormai lo sappiamo a memoria, questo ha un nome: si chiama “sinodo”.
Erredienne
