Comunità di comunità, le “nuove parrocchie”

Lettera alle comunità della Chiesa di Belluno-Feltre (prot. n. 27/2026)
11-06-2026

 

Prima parte
Uno sguardo riconoscente e trepidante

Rivolgo questa lettera a tutte le comunità della nostra Chiesa di Belluno-Feltre: sono grato e positivamente sorpreso del cammino percorso insieme. Per me si tratta di dieci anni che mi rappresento come un laboratorio mai interrotto. Oggi si può cogliere la sua ampiezza e complessità che impongono di misurarci con il dato della riduzione numerica delle risorse umane di cui disponiamo. Ma gratitudine e meraviglia non vengono meno in quanto hanno saputo attraversare anche le fatiche e le difficoltà incorse. I passi fatti insieme hanno apportato novità di vita e aperto visioni ulteriori; ci hanno fatto scoprire possibilità inaspettate e hanno disegnato un orizzonte di speranza. Sono sentimenti piuttosto rari oggi, considerati i contesti socio-culturali e geo-politici che ci caratterizzano e che inducono gli animi a trepidazione e smarrimento. In più circostanze, lungo questo camminare insieme, ci siamo aiutati a ricercare, riconoscere e manifestare i segni e i motivi per cui nutrire fiducia e speranza.

Nel nostro vissuto ecclesiale, in questi ultimi tempi, abbiamo tracciato e percorso un cammino caratterizzato da atteggiamenti e scelte di fraternità e di collaborazione tra le nostre comunità parrocchiali. Si sono, di conseguenza, liberate energie sopite e aperte aspettative di futuro. Nella Carta d’Intenti, che all’inizio della fase di collaborazione tra parrocchie ci siamo dati come riferimento comune, avevamo appuntato: «La nostra Chiesa guarda al futuro ed è in movimento: siamo in cammino assieme, con i nostri slanci e le nostre titubanze» (n. 1). Gradualmente sono venuti alla luce aspetti promettenti su cui confidare.

Nello stesso tempo riconosciamo anche le componenti che destano preoccupazione nelle nostre comunità. Siamo soliti segnalare il complesso fenomeno dello spopolamento, l’invecchiamento della popolazione, la diminuzione di partecipazione attiva alla vita comunitaria. Sul piano ecclesiale sono avvenuti profondi cambiamenti che hanno evidenziato alcune fragilità oramai strutturali. L’assottigliarsi del nostro presbiterio è un dato che sta mutando l’esercizio del ministero e il volto stesso delle nostre parrocchie.

Una situazione nuova sta, comunque, interessando la ricca storia del passato delle nostre parrocchie. Papa Francesco era solito parlare di “cambiamento d’epoca” a riguardo e, con questa chiave interpretativa, ci ha prospettato un cammino di uscita, di conversione, di attesa e di speranza. In questo spirito abbiamo anche vissuto il recente Giubileo. Su questo panorama complesso e dalle mille sfaccettature, in questo ultimo quinquennio, le nostre parrocchie, sperimentando variegate forma di collaborazione, hanno compreso meglio il beneficio di farsi prossime le une alle altre e di sostenersi a vicenda, cogliendo in tutto questo la chiamata e la missione del Vangelo. Su questa strada della fraternità e della missione desideriamo rinfrancare il camminare insieme come comunità che riconoscono e apprezzano le risorse di cui ciascuna è dotata e, dunque, perseverare sulla via aperta e indicata dal Risorto.

 

Seconda parte
Un orizzonte di speranza

Consapevoli di quanto e come sono cambiate le nostre comunità – sulla scia del Cammino sinodale delle Chiese in Italia, vissuto tra il 2021 e il 2025 – la nostra Chiesa di Belluno-Feltre si è lasciata interrogare se non sia giunto il momento di approfondire e solidificare i rapporti di collaborazione tra parrocchie già sperimentati e che abbiamo verificato nelle assemblee inter-parrocchiali dello scorso autunno 2025. Il documento di sintesi del cammino italiano – Lievito di pace e di speranza – sollecita «una collaborazione più stretta» a tutti i livelli in cui si esprime la Chiesa sui nostri territori, prevedendo anche «la fusione di più parrocchie in una sola» (n. 68.a). Si tratta di una prospettiva che, in più circostanze, anche nella nostra Chiesa di Belluno-Feltre è stata evocata come “ipotesi pastorale”. Da qui è sorta l’esigenza di un confronto più serrato con altre diocesi caratterizzate, come la nostra, da un numero eccessivo di parrocchie rispetto al numero di abitanti. In seno al Consiglio pastorale e al Consiglio Presbiterale, come anche negli altri organismi diocesani, si è considerata e approfondita l’opportunità di concretizzare un ripensamento generale della presenza della nostra Chiesa sul nostro territorio di montagna e in valle: da una parte, valorizzando il vissuto delle nostre comunità con la loro reale storia e, dall’altra parte, raccogliendole in unità per rafforzarne la vitalità e la cooperazione.

 Comunità di comunità è l’espressione più adeguata – utilizzata oggi – per definire questa rinnovata presenza ecclesiale nel territorio. Comporterebbe anche un impegno rinnovato di comunione, partecipazione, e missione per avanzare nel Cammino sinodale già intrapreso e per attuare quanto abbiamo vagliato finora nel discernimento comunitario in vista di una corresponsabilità più partecipata e diretta soprattutto nella guida delle nostre comunità, da dotare di “gruppo ministeriale” o di “équipe pastorale”.

La modalità più rassicurante e promettente che abbiamo considerato e approfondito prevede di raccogliere, custodire e valorizzare il vissuto comunitario di ciascuna delle attuali parrocchie, ma rafforzando la collaborazione già avviata, fino al punto di riconoscerla istituzionalmente come “nuova parrocchia”. Per cui le parrocchie storiche confluirebbero in essa: nel loro insieme costituirebbero “una sola parrocchia”.

In questo modo verrebbero anche alleggerite la componente giuridica e la gestione amministrativa, assunte dalla “nuova parrocchia”. Anche la gestione dei beni risulterebbe unificata in essa. I beni che ciascuna parrocchia storica amministrava verrebbero amministrati dalla “nuova parrocchia”.

Questo tipo di unione delle parrocchie storiche che diventano “nuova parrocchia” si chiama fusione unitiva. L’alleggerimento giuridico è dato anche dal fatto che viene ridotto il numero delle persone giuridiche. Fino a oggi ogni parrocchia lo è, ma in seguito lo sarà solo la “nuova parrocchia” a beneficio di tutte le comunità che la compongono.

Per quanto concerne il ministero presbiterale, la “nuova parrocchia” sarà presieduta e guidata ordinariamente da un presbitero che sarà il parroco di tutte le comunità, magari con la collaborazione di altri presbiteri. Quindi ci sarà un unico “rappresentante legale” a cui corrisponderanno l’amministrazione unificata e la gestione unitaria.

È importante ribadire che la “nuova parrocchia” non sarà una delle precedenti comunità parrocchiali, ma sarà effettivamente “nuova” e le comprenderà tutte. Nella fase di attuazione del progetto le comunità che costituiranno la “nuova parrocchia” faranno anche la scelta del patrono e di conseguenza del nome.

Sarà pure opportuno accordarci sui termini da utilizzare in questo processo di cambiamento. Le comunità che erano “ente-parrocchia”, dopo la fusione unitiva in “nuova parrocchia”, potranno essere chiamate semplicemente “comunità locale” o, più immediatamente, “comunità”. Si tratta, appunto di “comunità di comunità”!

Nel punto in cui oggi siamo giunti, abbiamo una bozza di mappatura che potrebbe prevedere la costituzione di circa 37 “nuove parrocchie” derivanti dalle attuali 158 parrocchie. Tale disegno è l’ulteriore elaborazione della Mappa delle collaborazioni, approvata e pubblicata con decreto vescovile l’11 novembre 2022.

 

Terza parte
Passi di futuro

Per comprendere meglio come attuare questa presenza rinnovata della nostra Chiesa di Belluno-Feltre sul territorio nel segno della “comunione, partecipazione e missione” si prevedono, nei prossimi mesi, dei passaggi importanti in cui operare un discernimento ecclesiale che dia a tutti la possibilità di partecipare e di sentirsi corresponsabili nella missione. Accanto a questo occorrerà avviare esperienze formative in cui riconoscere e valorizzare i diversi carismi e ministeri-servizi.

  1. Nel mese di settembre 2026 si incontreranno tutti i Consigli pastorali e i Consigli per gli affari economici in ciascuna delle sei Convergenze foraniali per approfondire, chiarire, eventualmente integrare la scelta di riarticolare la nostra presenza ecclesiale sul territorio in “comunità di comunità” in base alla proposta qui enunciata. Sarà un momento formativo per gli organismi parrocchiali che li preparerà a coinvolgere e consultare tutti nelle attuali parrocchie in collaborazione.
  2. Nei mesi di ottobre e novembre 2026 i Consigli pastorali, assieme anche ai CPAE, nelle parrocchie di cui sono espressione, organizzeranno momenti di incontro per il coinvolgimento e la consultazione dei fedeli. Si possono prevedere incontri per gruppi di persone che svolgono servizi o ministeri nelle parrocchie. Tutto questo, poi, deve convogliare nell’Assemblea inter-parrocchiale conclusiva dove si deve realizzare quell’“ascolto di tutti” a cui papa Francesco ci ha iniziati. In questa stessa assemblea si procede ad eleggere il rappresentante di ogni singola parrocchia che parteciperà all’Assemblea sinodale. L’ascolto e la consultazione di tutti sono il primo stadio del discernimento comunitario, non ancora il momento dell’elaborazione della decisione.
  3. Dal mese di novembre inizia la preparazione immediata della celebrazione del Sinodo diocesano a cui parteciperanno quegli “alcuni” – i designati dalle parrocchie, i componenti degli organismi diocesani, i parroci e rappresentanti degli altri presbiteri, dei diaconi, di realtà diocesane significative – chiamati ad elaborare e portare a maturazione la scelta pastorale delle “nuove parrocchie”. In questa fase di preparazione sarà decisivo l’apporto degli Organismi di partecipazione diocesani: il gruppo dei vicari foranei e dei delegati foraniali, il CPD, il CPr, il Coordinamento degli Uffici diocesani di pastorale, la segreteria del Sinodo diocesano.
  4. La celebrazione del Sinodo diocesano è attuabile nei mesi di febbraio e marzo 2027. Si possono prevedere almeno due momenti di Assemblea sinodale per giungere ad alcune proposizioni che poi, con decreto vescovile, costituiranno il quadro d’insieme del processo di attuazione della riconfigurazione delle parrocchie sul territorio in “comunità di comunità” e con l’erezione delle “nuove parrocchie”. A riguardo, nel Documento finale della XVI Assemblea del Sinodo dei Vescovi, è detto: «L’Assemblea propone che il Sinodo diocesano e l’Assemblea eparchiale siano maggiormente valorizzati come organo per la regolare consultazione da parte del Vescovo della porzione di Popolo di Dio che gli è affidata, come luogo di ascolto, di preghiera, di discernimento, in particolare quando si tratta di scelte rilevanti per la vita e la missione di una Chiesa locale» (n. 108).
  5. Da qui parte la fase di recezione e attuativa che sarà caratterizzata, come già auspicato nell’Incontro unitario degli organismi diocesani del 28 febbraio 2026, da un processo graduale e all’insegna della corresponsabilità missionaria di tutte le comunità. Questa fase impegnerà la nostra Chiesa locale negli anni successivi accompagnando, una a una, il formarsi e costituirsi delle “nuove parrocchie”.

Siamo sorpresi che in questo tempo di conflitto tra nazioni, con tutto ciò che si riflette nei vissuti comunitari e personali, tutta quanta la Chiesa si sia messa in cammino, rigenerata dall’incontro con il Risorto, sulle strade del mondo per attenuare le distanze, per lievitare la speranza, per condividere il Vangelo.

Anche nel nostro piccolo, tra valli e montagne, tra le fatiche che un territorio così affascinante comunque ci riserva, la nostra Chiesa intende camminare. La desideriamo libera e coinvolgente, empatica e accogliente, solidale e sanante con quanti cercano qualità e profondità nel vivere questo tempo.

Che lo Spirito ci dia la gioia di tenere vivo l’incontro con il Risorto e di camminare insieme!

Belluno, 11 giugno 2026
San Barnaba apostolo

+ Renato, vescovo