Dt 8,2-3.14b-16a; Sal 147; 1 Cor 10,16-17; Gv 6,51-58
Al v. 6 di Deuteronomio 8 è messo in bocca a Mosè l’invito – rivolto al popolo – a osservare la parola del Signore, camminando nelle sue vie e temendolo. Ed ecco la motivazione: «Perché il Signore, tuo Dio, sta per farti entrare in una buona terra».
Vorrei che considerassimo questo: Dio ogni giorno di vita ci sta facendo entrare in una “terra buona”. La Parola ascoltata ci pone una sfida: contesta le nostre visioni sulla realtà che viviamo, le nostre interpretazioni del nostro vivere in questo mondo. Spesso siamo portatori di fake news (notizie false e malevoli). È una “buona terra” quella in cui Dio ci fa entrare: Egli l’ha pensata e voluta così e ci invita ad abitarla.
Vi suggerisco in nome di questa Parola che ci giunge attraverso la testimonianza profetica di Mosè di vivere così il tratto di strada che insieme percorreremo prolungando la celebrazione. Porteremo con noi il dono dell’Eucaristia che, come ci attesta Paolo nella lettera ai Corinzi, è «il pane che noi spezziamo» ed è «comunione con il corpo di Cristo». Paolo evidenzia che si tratta di un solo pane a cui tutti noi partecipiamo, dunque «noi siamo, benché molti, un solo corpo». Si tratta di un’ulteriore enorme sfida che la Parola di Dio ci pone: diventare come un corpo solo pur essendo in molti e così diversi tra noi. Questo è il nostro celebrare l’Eucaristia!
Oggi solennità liturgica del Corpo e del Sangue di Cristo, a seguito del cammino pasquale che abbiamo percorso, noi siamo consegnati alle nostre strade, le strade del mondo di oggi e, dunque, a tutte le strade della nostra vita, per riconoscere, testimoniare e attuare quella “buona terra” che il Signore – in ogni giorno di vita – ci dà in dono e ci chiede di entrarvi e di viverci.
Paolo inoltre – nella II lettura – interpella il nostro essere comunità generata dalla Pasqua di Cristo: il “corpo del Signore” che noi riceviamo in dono nell’Eucaristia ci fa essere in comunione tra noi, con le nostre diversità per essere un corpo solo in Cristo. Il sacramento del Corpo del Signore non è una conquista personale, come se le comunioni che facciamo fossero un medagliere di onorificenze religiose. Sia mai!
La parola che l’evangelista Giovanni raccoglie da Gesù diventa per noi e per tutti – non solo per i migliori di noi – un orizzonte luminoso dinnanzi a noi e al mondo: «Il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». Per cui Gesù ci lascia questa grande promessa con cui procedere nel cammino della vita. Ci fa accedere in “una buona terra”: «Chi mangia questo pane vivrà in eterno». Non scordiamo che questo suo pane Gesù l’ha dato per tutti! Come Lui potrà raggiungere tutti è nel mistero di Dio che noi dobbiamo custodire con speranza e condividere nella gioia della nostra testimonianza: Beati gli invitati al banchetto dell’Agnello!
Intendo riprendere le parole di Mosè della prima lettura, anche alcune tralasciate dal nostro testo. Sono parole che ci spronano, ci chiedono di non adagiarci, di non rassegnarci: noi che siamo qui popolo di Dio in cammino manifestandolo in processione a seguito di questa celebrazione: «Quando avrai mangiato e ti sarai saziato, quando avrai costruito belle case e vi avrai abitato, quando avrai visto […] accrescersi il tuo argento e il tuo oro e abbondare ogni tua cosa, il tuo cuore non si inorgoglisca in modo da dimenticare il Signore, tuo Dio […] che ti ha condotto per questo deserto grande e spaventoso […] che ha fatto sgorgare per te l’acqua dalla roccia durissima; che nel deserto ti ha nutrito di manna sconosciuta ai tuoi padri, per umiliarti e per provarti, per farti felice nel tuo avvenire».
Nutrendoci del sacramento del corpo del Signore, non dimentichiamo che il Signore è Lui stesso incamminato con noi! Il nostro cuore non si inorgoglisca. Facciamo il possibile per diventare insieme l’unico corpo del Signore che ci è stato donato.
