Ap 21,1-5a; Sl 83(84); Ef 2,19-22; Gv 4,19-24
L’11 giugno 2024, sul sito diocesano, il nostro storico don Claudio Centa notava che si avvicinava il sesto centenario di Dedicazione della Cattedrale: il 14 aprile 1426, infatti, il vescovo Enrico Scarampi consacrò la cattedrale, quella di allora. In seguito, «nel 1517 venne deliberata la costruzione di una nuova cattedrale assegnando il progetto all’architetto veneziano Tullio Lombardo. La consacrazione di questa nuova cattedrale avvenne per mano del vescovo Salvatore Bolognesi il 10 novembre 1878». Tuttavia quest’ultimo vescovo «decretò che si doveva celebrare la festa annuale della dedicazione nella seconda domenica dopo Pasqua, in ricordo della consacrazione della vecchia cattedrale». Per questo «attualmente la festa liturgica della dedicazione della cattedrale viene celebrata in tutta la diocesi il 14 aprile, in un legame ininterrotto nel tempo con il 1426». Scriveva ancora il nostro storico: «È da sperare che il Capitolo dei canonici, al quale è rimasto come unico compito “assolvere alle funzioni liturgiche più solenni nella chiesa cattedrale”, valorizzi degnamente un così importante centenario». E così è stato.
Sì, è una ricorrenza di casa e del cuore la solennità della dedicazione della Cattedrale.
L’immagine poetica del salmo 84 ci apre uno scenario bucolico: «Anche il passero trova una casa e la rondine il nido dove porre i suoi piccoli, presso i tuoi altari, Signore degli eserciti, mio re e mio Dio». Queste parole ispirano serenità e semplicità. La nostra ricerca di Dio è immaginata come un cercare casa dove poter abitare.
L’ultima strofe del salmo dice: «Sì, è meglio un giorno nei tuoi atri che mille nella mia casa; stare sulla soglia della casa del mio Dio…».
La Cattedrale diventa una casa rassicurante: è segno di quello che la Chiesa – dunque ogni nostra comunità – è sollecitata a diventare giorno dopo giorno, offrendo ospitalità a chiunque cerchi Dio e abbia bisogno di dimorare in Lui.
È l’annuncio con cui la lettera agli Efesini ci ha raggiunti: «In lui anche voi venite edificati insieme per diventare abitazione di Dio per mezzo dello Spirito».
Mi aggrada che, in questa coincidenza della dedicazione della Cattedrale, i confratelli canonici e i parroci della Città l’abbiano accostata alla circostanza dei dieci anni dalla mia ordinazione a vostro vescovo. Non penso di essermi mai rappresentato il ministero senza di voi, al di fuori di questa Chiesa di Belluno-Feltre, frutto e segno della dilezione di Dio.
L’immagine della “tenda di Dio con noi”, prospettata alla fine dell’Apocalisse, ci induce a un futuro di speranza per tutti. La «Gerusalemme nuova che scende dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo» in questa Cattedrale è rappresentata dal “capo-cielo”. Quello scendere dice di un Dio che “asciugherà ogni lacrima” dai nostri occhi, curvandosi affabilmente su di noi.
Ci piace pensare che chi entrerà in questa Cattedrale si senta così accolto. È quanto dobbiamo desiderare che siano le nostre comunità piccole e dislocate su un territorio così impegnativo. A tutti coloro che staranno sulle soglie delle nostre comunità auguriamo che raccolgano l’eco delle parole dall’Alto: «Ecco, io faccio nuove tutte le cose».
Un ultimo accenno viene spontaneo nei riguardi della donna samaritana coinvolta nel racconto del Vangelo. È sorprendente come lei dinnanzi a Gesù, che l’ha incontrata – potremmo dire anche che l’ha tanto attesa – appaia all’altezza di Gesù, capace di dialogare con lui, di porre a Lui questioni di vita, di fede e di culto…
Ecco la Chiesa: il suo servizio è mettere tutti all’altezza di Lui, innalzarli alla dignità di Lui, il salvatore del mondo!
