La gioia più grande da condividere

Omelia nella Veglia pasquale – Cattedrale di Belluno
04-04-2026

Mt 28,1-10

Come non mai nel nostro vegliare in questa notte santa siamo portati nell’interiorità di tutti i tempi, nelle profondità della storia, nello snodarsi dei secoli, nell’incontrarsi di tutte le genti di ogni cultura e lingua.

Abbiamo sfiorato i limiti del tempo degli inizi cantando: «Quante sono le tue opere, Signore! Le hai fatte tutte con saggezza; la terra è piena delle tue creature» (Sl 103,24). L’inizio delle Scritture ci ha portati dentro lo sguardo di Dio creatore: «Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona» (Gn 1,31).

Nella vicenda singolare degli Israeliti, succubi del potere del faraone d’Egitto, abbiamo assaporato l’ardore di Dio che libera il suo popolo. Ogni liberazione nella storia porta le tracce di Dio redentore. Ciò che nei nostri giorni succede in Medio Oriente, nel drammatico stravolgimento dei rapporti tra i popoli, riflette la stessa presa in carico da parte di Dio: dove c’è liberazione, alleanza e pace, lì vi è lo Spirito di Dio. Dove c’è violenza, ingiustizia, distruzione, terrorismo, guerra, lì regna l’inimicizia del male in opposizione all’azione creatrice di Dio. Abbiamo proclamato: «Mia forza e mio canto è il Signore, egli è stato la mia salvezza» (Es 15,2).

Con la testimonianza profetica di Isaia abbiamo avuto accesso al cuore di Dio, raccogliendone la confidenza che svela il mistero di Dio raffigurato come un amante messo alla prova, uno sposo fedele: «Per un breve istante ti ho abbandonata, ma ti raccoglierò con immenso amore» (Is 54,7). Non poteva che essere stupore e gratitudine la nostra corrispondenza a tanto affetto: «Hai mutato il mio lamento in danza: Signore, mio Dio, ti renderò grazie per sempre» (Sl 29,12-13).

Il canto poi dell’Alleluia con il salmo 117 ci ha predisposti ad entrare nel Vangelo, nell’annuncio sorprendente che riceveranno Maria di Magdala e l’altra Maria: «Il suo amore è per sempre. […] La pietra scartata dai costruttori è divenuta testata d’angolo. Questo è stato fatto dal Signore: una meraviglia ai nostri occhi» (Sl 117,2.22).

Finalmente giungiamo all’«alba del primo giorno della settimana», l’inizio del giorno a cui la nostra vita appartiene. Siamo tutti lì, anzi ancora lì. È il giorno in cui collocare la nostra vita. È il tempo che ci è dato in questo mondo, quando – ad ognuno di noi, tramite Maria di Magdala e l’altra Maria – ci è consegnata una parola di Vita eterna inscritta in tutte le fibre della nostra carne, in tutti i frammenti dei nostri pensieri, in ogni angolo dei nostri sentimenti e delle nostre emozioni: Gesù non è più nel luogo dove era stato deposto. Non è più nella morte: «È risorto dai morti, ed ecco, vi precede in Galilea; là lo vedrete».

A me sembra che possiamo sostare lì in quell’alba del primo giorno. Per adesso conta che, come Maria di Magdala e l’altra Maria, cerchiamo ancora Gesù, il crocifisso. La croce ci ha svelato tutto il suo amore: il nostro dolore, le nostre paure, i nostri vuoti, tutto il nostro morire è stato abbracciato da Gesù sulla croce. Nell’oggi di tutti i nostri giorni siamo raggiunti dal sorprendente annuncio che lui è risorto. Già la nostra vita è altrove con Lui risorto. Stupendo per noi: ci precede! Il nostro cercarlo ora è la gioia del suo precederci. Conta la sua risurrezione sul nostro esistere e sul nostro morire.

Dirà l’apostolo Paolo: «Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me!». E nella epistola ascoltata poco fa, Paolo ci riconosce: «Viventi per Dio, in Cristo Gesù».

Solo il suo “amore sino alla fine” ne è la ragione!

Questa sera all’annuncio veicolato da Maria di Magdala e dall’altra Maria si è aggiunta la Campana d’Italia che raccoglie 121 storie, rappresentate dal rame, dal piombo, dal bronzo di cui è fatta. Vorremmo che l’annuncio che Gesù è risorto sia la gioia più grande da condividere in questo mondo!