Gt 13,14.17-20; Sl 26; Rm 8,28-30; Lc 11,27-28
Il nostro sguardo smarrito tra tante insinuazioni di guerra, in questo tempo così difficile e tormentato, oggi – giorno di “voto” – punta su Maria. La nostra presenza qui, in questo santuario, diventa un’insistente domanda di aiuto, di comprensione, di liberazione. Solo qualche settimana fa eravamo immersi nel mistero del Natale: dalle tenebre di quella notte in cui Maria diede alla luce il suo primogenito, si irradiava una luminosità nuova. Ecco dove fissare lo sguardo. Abbiamo bisogno urgente di scoprire nuove accensioni di vita. Troppa oscurità di distruzione e di morte, di guerra e di soprusi, di occupazione militare e di violenze perpetrate a bambini, a donne, alla popolazione civile, ci ha tolto il gusto e la bontà della vita.
Il “voto” oggi ci raccoglie attorno a una madre tutta protesa al dono del figlio e alla promessa che in lui è custodita, dedita a quel germoglio di una nuova storia, attenta ai suoi vagiti che annunciano il prorompere della vita salvata e rinnovata.
La preghiera del salmo sembra raccogliere i pensieri, i desideri, le attese e le invocazioni di Maria che costituiscono il “voto” di oggi di questa comunità ampezzana. Facciamo nostra questa preghiera perché può alzare il nostro sguardo, scuotere il nostro torpore, attivare i nostri riflessi vitali, risvegliare la propensione al bene e la pazienza dell’amore: «Il Signore è mia luce e mia salvezza: di chi avrò timore? Il Signore è difesa della mia vita: di chi avrò paura?»
Maria è l’opposto del “timore” e della “paura”. Quante volte timore e paura hanno fatto cattivo gioco al nostro apprendere e praticare l’arte di diventare umani, capaci di umanità. Ci siamo venduti ai tranelli del sospetto, dei “luoghi comuni”, delle esemplificazioni irrispettose, dei giudizi di condanna. Il “voto” invece porta una promessa, apre una via di salvezza, coinvolge in solidarietà, crea nuova vita.
Non ci può essere certo fede se siamo imbrigliati in queste nostre paure. La fede è come la spada che la nostra devozione ha messo in mano a Maria: non la spada della guerra, perché nessuna guerra può essere giusta e neppure la spada dello zelo che colpisce e che fomenta violenza. Sia mai! La spada di Maria è la spada che scioglie dai vincoli che ci incatenano nelle nostre chiusure, nelle nostre paure, nella meschinità delle nostre prese di distanza dal bene che avanza, dai germogli di speranza che spuntano anche lì dove noi mai abbiamo seminato e coltivato, dagli appelli alla fratellanza, dal coraggio a costruire insieme orizzonti di futuro e di pace.
La spada in mano a questa immagine di Maria è la sua gratuita e feconda fiducia che il bene è più promettente di ogni altra possibilità che noi possiamo darci o inventarci. Nessun male è “umano”, nessuna forma di violenza è generata dal bene. Sì, come fa la spada, oggi occorre tagliare i legami con le multiformi manifestazioni del male e dedicarci con una radicale decisione di vita a non tirarci fuori dall’orizzonte dell’umanità da salvare, del bene sempre cercato anche lì dove viene ostacolato.
Maria “di generazione in generazione” rappresenta e canta l’amore misericordioso, accondiscendente, coinvolgente, liberante che in quel bambino, portato tra le sue braccia, ci è donato come germoglio. È un inizio di umanità nuova che anche noi con le nostre mani, siamo invitati e chiamati ad abbracciare, a far crescere, a cui dedicarci e da consegnare ogni giorno come un dono di vita nel coraggio di una condivisione più sincera, più umile, più trasparente, meno possessiva, meno ossessionata dai propri tornaconti.
Maria donna di libertà, donna di affetti sinceri, donna di dedizione umana, donna di sguardo vigile e tenero, donna di pace e di speranza, ci aiuti, ci solleciti, interceda per noi!
Andiamo incontro a giorni speciali di olimpiadi e paralimpiadi. Guardiamo ammirati a tante giovani vite appassionate di sport. La comunità ampezzana ha tanti valori da testimoniare e trasmettere loro. Fatelo con sincerità, con onestà, con il cuore!
