Ogni nuovo passo è un ritorno alla sorgente

Lettera per l’inizio del nuovo anno pastorale 2026-2027 (prot. n. 42/2026)
10-08-2026

L’incontro con il Risorto nella vita della Chiesa

Ogni nuovo passo nella vita della Chiesa è un ritorno alla sorgente, un’esperienza rinnovata dell’incontro con il Risorto che i discepoli hanno vissuto nel Cenacolo la sera di Pasqua.

 Questa dichiarazione “di fede” è l’inizio del Documento finale della XVI Assemblea generale del Sinodo dei vescovi. Si riferisce al racconto di quel “primo giorno della settimana” in cui «venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: “Pace a voi!”. Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore» (Gv 20,19-20). Ne deduciamo che ogni passo della vita delle nostre comunità è come quel “primo giorno della settimana”. Ciò che più conta, poiché rigenera il nostro vivere, è l’incontro con il Risorto. In ogni tratto del cammino della Chiesa può avvenire questo.

Può succedere, nell’ordinarietà della vita delle nostre comunità, che sfugga la novità di questa possibilità d’incontro e di rinnovamento. Ne consegue che il vissuto e le tante pratiche pastorali si trascinano dietro un senso di fatica e di noia. Invece proprio lì dove si vive e si celebra quel “primo giorno della settimana”, dovrebbe succedere quello che è narrato in Gv 20,20b: «I discepoli gioirono al vedere il Signore».

Perché, oggi, noi discepoli del Risorto rischiamo di non gustare pienamente la gioia dell’incontro con Lui? È una domanda che affiora quando ci si incontra nel contesto delle nostre comunità. A volte l’annuncio della Pasqua sembra collocato lontano, come se fosse poco pertinente con il presente. Di conseguenza sembriamo agli occhi di chi ci guarda e di chi ci incontra degli sfiancati dopo una grande fatica…

Ecco che la domanda cruciale si affaccia: quando e dove è possibile l’incontro con il Risorto?

Sì, è davvero decisivo che ci aiutiamo, in ogni passo che facciamo nella vita della Chiesa, a innescare «un ritorno alla sorgente», altrimenti il nostro vivere ecclesiale si colora di pesantezza.

Vorrei qui augurare, nel segno e nella modalità del benedire, che i nuovi passi che faremo insieme nella vita della nostra Chiesa siano un «ritorno alla sorgente» e, dunque, «un’esperienza rinnovata dell’incontro con il Risorto».

In questo senso vorrei riscattare il significato, da alcuni non riconosciuto, di quanto è stato scritto nella Lettera 27, che ha turbato e ha scatenato alcuni timori e paure. Commentandola in un quotidiano è stato scritto anche: «Chiudono le parrocchie». Non poteva essere più distorta la chiave interpretativa di quanto la lettera intendeva prospettare, ossia uno sguardo fiducioso e aperto sul nostro futuro di Chiesa del Risorto, ancorata agli inizi del “primo giorno”, ma anche capace di andare “al largo” e di puntare “in alto”, coraggiosa nel tradurre oggi tutto questo in fatti concreti e in scelte operative.

 

A riguardo della Lettera 27: dal “frutto buono” raccolto la “semente nuova” da coltivare

In tutte le Assemblee parrocchiali, seppure in intensità e con modulazioni diversificate, emerge la necessità ma anche il desiderio di individuare una modalità sostenibile, fiduciosa ed evangelica di essere comunità viva, ancorata alla chiamata e alla missione del Vangelo, disponibile allo Spirito, che ancora intende essere a seguito di Gesù: sì, c’è il desiderio e la scelta di essere “cristiani”, suoi discepoli e discepole, in modo sinodale – camminando insieme e coinvolgendoci responsabilmente – con fine di testimonianza e di missione. Da qui ripartiamo!

Invito tutti a non dimenticare quanto – con il contributo di tutte le comunità parrocchiali – abbiamo già riconosciuto come “frutto buono” da cui estrarre la “semente nuova” da piantare e far crescere. Qualche domenica fa le parabole di Gesù sul Regno di Dio ci hanno incoraggiato a cogliere con fede e speranza anche la piccolezza del seme: pensiamo al granello di senape che diventa un grande albero. La citazione riportata all’inizio di questo paragrafo è tratta dalla Lettera 7 del 6 febbraio scorso. Era intitolata: Lettera a metà anno pastorale. «Da qui ripartiamo!». Era già un nostro impegno, ma ora si tratta di rinnovare questo desiderio e questo intento: ripartiamo!

La successiva Lettera 27 dell’11 giugno scorso ha destato in alcuni preoccupazione e smarrimento, come se enunciasse una sorta di rottura o di ribaltamento della situazione pastorale finora vissuta e valutata insieme. La lettera, invece, va riletta in questa visione: dal frutto buono raccolto si estrae il nuovo seme da piantare. Il tema enunciato corrisponde a un’espressione del nostro linguaggio pastorale: Comunità di comunità. Tale dicitura è simile a quella utilizzata qualche decennio fa per riscattare la dimensione relazionale nella vita di una parrocchia che, dunque, era descritta come Famiglia di famiglie. La nuova espressione indica che fanno comunità anche più comunità quando attivano una condivisione pastorale. Inoltre, nel tema della lettera, si è inteso richiamare la questione – più volte considerata in questi anni – di un ripensamento delle parrocchie anche dal punto di vista del numero, così come si è sempre fatto. Non dimentichiamo la stagione in cui sono state erette molte parrocchie che prima erano semplicemente curazie dal punto di vista pastorale e frazioni in rapporto al comune a cui civilmente appartenevano. Ecco perché si è parlato di “nuove parrocchie”, con l’intento di rendere sostenibile la loro conduzione e la loro gestione.

Per tutto questo il timore insorto, secondo cui si intenda rompere con il passato, è ingiustificato. Chi interpreta così non ha colto le finalità a cui la lettera è orientata. Due espressioni ritornano in tutte tre le parti di essa: «rafforzare la vitalità» della nostra Chiesa nel compito che le ha assegnato il Signore risorto – andare, annunciare e condividere il Vangelo ovunque – inoltre «valorizzare il vissuto delle nostre comunità con la loro reale storia». Altre interpretazioni che non siano in sintonia con queste finalità, non vanno per nulla considerate. A tal fine la lettera apre una fase di confronto all’interno di tutte le comunità e tra di esse che dovrebbe sfociare in una scelta condivisa di come custodire e alimentare la vitalità del vissuto pastorale di tutte e dell’insieme delle nostre comunità. La possibilità di vagliare anche una forma giuridica e amministrativa adeguata è un passo successivo e dipendente da tutto quanto elaboreremo nel confronto reciproco e nell’evento del Sinodo diocesano che terremo nella prossima primavera.

Ripartiamo!

 

Incontro dei Consigli pastorali: primo passo di discernimento comunitario

Questa parte della lettera riguarda il tratto di cammino che cercheremo di percorrere insieme nei prossimi mesi a partire da settembre con l’inizio del nuovo anno pastorale 2026-2027: corrisponde alla traccia descritta nella terza parte della lettera 27.

Per decisione di papa Francesco, confermata da Leone XIV, tutta la Chiesa nel mondo è nella Fase attuativa del Sinodo (2026-2028). Siamo invitati a praticare la sinodalità (il camminare insieme) in un rinnovato impegno di missione (testimoniare e annunciare il Vangelo). Questo quadro generale di tutta la Chiesa sostiene il nostro cammino di Chiesa locale e le offre ulteriore motivazione.

Nella lettera 27 era già stato presentato un primo appuntamento nel prossimo mese di settembre per tutti i Consigli pastorali nel contesto di ogni Convergenza foraniale: un incontro formativo.

Definiamo qui finalità e contenuti che possono valere anche come OdG:

  1. Nell’incontro dei vicari foranei e dei delegati foraniali tenuto venerdì 24 luglio si è ritenuto opportuno limitare l’incontro a tutti i Consigli pastorali della Convergenza foraniale di appartenenza. Inizialmente si pensava anche ai Consigli parrocchiali per gli Affari economici, ma si è pensato di non estendere ad essi l’invito in ragione del numero elevato di questi rispetto ai Consigli pastorali che, invece, sono generalmente unitari nelle collaborazioni tra parrocchie
  2. Questo il calendario degli incontri di settembre nelle sei Convergenze foraniali:
    • Martedì 15 Belluno
    • Mercoledì 16 Santa Giustina – Sedico
    • Giovedì 17 Ampezzo – Cadore – Comelico
    • Venerdì 18 Agordo – Livinallongo
    • Lunedì 21 Alpago – Longarone – Zoldo
    • Martedì 22 Feltre – Lamon – Pedavena
  3. L’appuntamento è alle 19.00 e il luogo dell’incontro verrà comunicato in sede di Convergenza foraniale dal vicario foraneo e dal delegato foraniale
  4. La struttura dell’incontro prevede:
    • Momento iniziale in forma di celebrazione che ricalchi l’incontro dei discepoli con il Risorto;
    • Presentazione da parte dei CP dell’aspetto più significativo ed efficace dell’esperienza di collaborazione tra parrocchie, in forma sintetica con una parola/espressione o con un segno;
    • Una testimonianza, in forma di narrazione, di un vissuto collaborativo tra parrocchie e, a seguire, una presentazione dei futuri passaggi che porteranno le nostre comunità al Sinodo diocesano;
    • In “circoli” di 6/7 persone (possibilmente da CP diversi) si fanno emergere aspettative/attenzioni e difficoltà/rischi della prospettiva chiamata: «Comunità di comunità e nuove parrocchie»;
    • La consegna ai CP del discernimento comunitario da progettare e attivare nelle comunità parrocchiali e, in particolare, delle indicazioni per preparare e realizzare l’Assemblea inter-parrocchiale;
    • Conclusioni da parte del vescovo
  5. I CP risultano essere “capofila” nell’accompagnare tutta questa fase di consultazione generale che avverrà tra l’inizio dell’anno pastorale e – auspicabilmente – la celebrazione del Natale
  6. Tutto quello che verrà elaborato e raccolto durante questa fase di ascolto e consultazione nelle parrocchie, nei gruppi inter-parrocchiali e nelle diverse realtà diocesane, costituirà il “materiale” che approderà nel Sinodo diocesano.

 

In vista del Sinodo diocesano

Possiamo, per ora, segnalare le date per la celebrazione del Sinodo diocesano che abbiamo semplicemente enunciato come frutto e compimento della fase di ascolto, consultazione e discernimento che ci impegnerà a partire dal prossimo mese di settembre. Le ulteriori indicazioni sulla partecipazione saranno comunicate.

In agenda diocesana sono state, per ora, fissate tre giornate distanziate, per la realizzazione del Sinodo:

  • Domenica 4 aprile (primo pomeriggio- sera): discernimento spirituale
  • Sabato 10 aprile (giornata intera)
  • Sabato 1 maggio (giornata intera)
  • Nel caso fosse necessario un incontro integrativo, è ipotizzabile sabato 17 o sabato 24 aprile.

Aver previsto la celebrazione di un Sinodo in questa stagione di ricerca di modalità con cui ridestare e rinnovare la testimonianza e la missione delle nostre comunità ecclesiali, è segno evidente di sinodalità, dunque di impegno a raccogliere da tutti coloro che si sentono coinvolti nel cammino ecclesiale il loro pensiero. Si tratterà, poi, di elaborare quanto raccolto e di maturare un consenso ecclesiale che ci permetta di delineare degli orientamenti pastorali tali da essere assunti da tutte le comunità.

È illuminante quanto il Sinodo dei Vescovi ha disposto nel Documento finale, al n. 108:

L’Assemblea propone che il Sinodo diocesano e l’Assemblea eparchiale siano maggiormente valorizzati come organo per la regolare consultazione da parte del Vescovo della porzione del Popolo di Dio che gli è affidata, come luogo di ascolto, di preghiera, di discernimento, in particolare quando si tratta di scelte rilevanti per la vita e la missione di una Chiesa locale. 

Questo può rassicurare tutti che il percorso di discernimento comunitario per la maturazione di un consenso ecclesiale, il più vasto possibile, costituirà un’opportunità di confronto a tutti i livelli della nostra Chiesa.

Si tratta anche di una maturazione ecclesiale che ci permette di attuare le dinamiche ecclesiali necessarie per essere in sintonia con il Concilio Vaticano II e che ricorrono nel tema di tutto il cammino sinodale: «comunione, partecipazione, missione».

 

Fin da ora: «comunione, partecipazione, missione»

Nelle nostre comunità sempre più emerge la richiesta di ascolto vicendevole, di confronto da aprire e sviluppare nelle situazioni in cui occorre prendere delle decisioni che riguardano tutti nella comunità. C’è disagio e disappunto quando l’ascolto e la consultazione non trovano luoghi e momenti in cui sperimentarli. Nelle nostre comunità, quando uno solo decide per tutti senza esercitare forme di ascolto e coinvolgimento della comunità stessa, si sfilacciano le relazioni, si spegne la partecipazione, si diffonde un clima di passività e dipendenza che umiliano la comunione e bloccano la missione.

“Fin da ora” occorre che a tutti i livelli della vita pastorale si favorisca la cooperazione in équipe, il coordinamento tra gruppi, la corresponsabilità nei servizi. Negli approfondimenti svolti in seno al Cammino sinodale delle Chiese in Italia si parla di “corresponsabilità differenziata”. Al parroco e al CP spetta il massimo di disponibilità e di cura in questo. Formare alla corresponsabilità è il loro primo compito per esercitare una leadership pastorale adeguata.

Guardando al prossimo futuro possiamo immaginare che, essendo esteso a più comunità il servizio di presidenza del parroco, esso divenga insostenibile e anche “inumano”. Il parroco da solo non sarà in grado di essere punto di riferimento di tutti i servizi-ministeri di cui si dotano le comunità e di fare da coordinamento delle molteplici attività pastorali. Sarà buona cosa, invece, dare forma e consistenza a un nucleo di persone atte a condividere con il parroco questa esigenza di riferimento e di coordinamento. Nell’Incontro unitario del 22 febbraio 2025, lavorando sulla scheda 12 del Cammino sinodale, ci siamo confrontati su questa possibilità e abbiamo considerato l’opportunità di approfondire il profilo di questo nucleo di persone dedite al fronte ministeriale e operativo e di definirne meglio la mission pastorale.

Nel Documento di sintesi del Cammino sinodale delle Chiese in Italia, al numero 70a, ricorre questa proposta votata dall’assemblea nazionale:

Le Chiese locali promuovano il servizio di animazione pastorale della comunità sempre di più come lavoro di squadra tra presbiteri, diaconi, ministri istituiti e di fatto, laici e laiche, sposi, consacrati e consacrate, anche attraverso la formazione di “équipe pastorali” o “gruppi ministeriali” a servizio di una o più parrocchie o di una unità pastorale. Tale lavoro collaborativo e di rete richiede non solo un coordinamento funzionale, ma soprattutto una profonda comunione spirituale: i Vescovi incoraggino perciò le forme di vita comune e fraterna tra presbiteri, sperimentandone anche la possibilità con famiglie, diaconi, laici e laiche, consacrati e consacrate, come espressione profetica di una conversione sinodale e missionaria.

Questa proposta è da considerare integrativa di tutta la prospettiva di «Comunità di comunità – le nuove parrocchie»:

  • Vedremo come formulare una formazione adeguata alle persone che i parroci e i CP prevedono come possibili candidate a questa animazione e a questo coordinamento della vita pastorale e dei servizi richiesti.
  • C’è però una previa preparazione che può iniziare da subito: coinvolgere persone e far loro sperimentare tale animazione nei passaggi che ci accingiamo ad attuare.

 

Rinnovo rinviato dei Consigli parrocchiali per gli Affari economici (CPAE)

Nella riunione dei vicari foranei e dei delegati foraniali si è ritenuto necessario rinviare di un anno il rinnovo dei CPAE previsto per l’inizio del nuovo anno pastorale 2026-2027.

Un duplice motivo lo richiede: il percorso di consultazione attivato nella prospettiva di «Comunità di comunità – le nuove parrocchie» con il previsto Sinodo diocesano e, poi, la necessità di rivedere le Indicazioni diocesane nel contesto del rinnovamento in atto.

Nel cuore di questa estate così surriscaldata, abbiate la pazienza di assumere anche il calore di questa lettera.

Vi ringrazio e vi benedico!

Belluno, 10 agosto 2026

+ Renato, vescovo