Sorprendenti appuntamenti con il Risorto

Omelia nella Pasqua – Cattedrale di Belluno –
05-04-2026

At 10,34a.37-43; Sl 117(118) ; Col 3,1-4; Lc 24,13-35

«22Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba 23e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo».

Colpisce molto questo particolare passaggio del racconto dei due discepoli che se ne tornano a Emmaus la sera di quel «primo giorno della settimana», un giorno non qualsiasi… Attestano di essere rimasti “sconvolti” da quanto riferito dalle donne, così come tutti gli altri. È un giorno che avrebbe dovuto cambiare radicalmente la loro vita, in cui si è accesa la luce strabiliante della risurrezione dai morti del loro maestro. Invece, mentre raccontano i fatti accaduti, sembrano lontano mille miglia da quello che in poco più di 12 ore era avvenuto.

Non solo, il racconto precedente di Luca sul primo mattino del medesimo giorno, ci descrive quel gruppo di donne così: «5Le donne, impaurite, tenevano il volto chinato a terra». Avevano trovato il sepolcro vuoto, dove era stato posto il corpo esanime di Gesù. È in quei frangenti che due uomini in abito sfolgorante si presentano loro e dicono: «5bPerché cercate tra i morti colui che è vivo? 6Non è qui, è risorto. Ricordatevi come vi parlò quando era ancora in Galilea 7e diceva: “Bisogna che il Figlio dell’uomo sia consegnato in mano ai peccatori, sia crocifisso e risorga il terzo giorno”». L’evangelista ci dà una semplice informazione: «8Ed esse si ricordarono delle sue parole 9e, tornate dal sepolcro, annunciarono tutto questo agli Undici e a tutti gli altri». Ma le parole da loro raccontate agli apostoli «parvero come un vaneggiamento e non credevano ad esse».

Questo è successo in quelle ore del mattino di Pasqua! Così racconta l’evangelista Luca. Ed è proprio qui che egli inserisce la narrazione dell’abbandono scoraggiato da parte dei due discepoli che se ne vanno a casa, ad Emmaus.

Perché ho inteso riprendere questa trama del racconto di Luca? Mi sembra che colga ciò che può succedere a noi, oggi, circa 2000 anni dopo i fatti capitati e che in questi giorni celebriamo.

Gli eventi li sappiamo. Tante volte ci sono stati riferiti. Come ai due discepoli può succedere di saper riferire tutto nei particolari, ma di non cogliere l’annuncio che dovrebbe toccare e ridestare il nostro vivere. Plasma ancora i nostri pensieri, smuove i nostri sentimenti, provoca le nostre emozioni, incide sul nostro stile di vita, fa breccia sulle scelte di vita che compiamo? Come sono passate le 12 ore di quel giorno per i due discepoli che avevano condiviso parte del cammino di Gesù verso Gerusalemme, anche per noi passano gli anni, variano le situazioni di vita, tutto cambia in noi e attorno a noi… ma dove e come e in quale tratto o circostanza del nostro vivere il sorprendente annuncio che Gesù è risorto da morte fa ardere il nostro cuore?

Proprio per noi discepoli di oggi, che rischiamo di lasciarci intaccare dalla delusione o dallo spegnimento di idealità e di gioia interiore nel frastuono del nostro vivere, l’evangelista Luca ci affida un risvolto aperto di quel tramonto del primo giorno: il Risorto, che non è più nel sepolcro dove le donne e Pietro sono andati a cercarlo, si fa viandante tra le nostre strade, si fa pellegrino con noi, compagno di viaggio, intavola un dialogo d’amicizia. Non solo: ad un cenno di attenzione da parte dei due discepoli, accetta di entrare nella loro casa e di farsi commensale. È lì a prendere un po’ di pane, a benedirlo, a spezzarlo e a darlo loro. Attesta l’evangelista: «31Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista».

Proprio in quell’esperienza i discepoli riprendono di nuovo tutto il cammino di conoscenza, di fiducia, di amicizia con Gesù, di incontro ritrovato e rigenerato con gli altri discepoli.

Ebbene questi inediti – spesso inaspettati – e sorprendenti appuntamenti con Lui sono l’oggi del Risorto!