Thailandia – Una giovane bellunese racconta la sua esperienza vissuta nel paese asiatico

«Viaggiare è partire con il corpo ma anche con la mente»

Un viaggio non è solo scoperta di un paese ma può rivelarsi anche riscoperta di se stessi e per me è stato cosi

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Uno scatto può dire più di mille parole. Racchiude colori, luci e ombre, sguardi ed emozioni. Di certo questa fotografia non riesce a trasmettere tutto quello che ho visto, assaggiato, toccato, ascoltato e vissuto in Thailandia, ma evoca un momento particolare del mio viaggio in cui ho avuto la sensazione di essere profondamente a contatto con la cultura thailandese.

Tra le numerose tappe del mio itinerario c’è stata la visita al centro “Hartmut & Ilse Schneider Foundation for Children” nei pressi della città di Chiang Rai, una struttura che ospita più di cento bambini e adolescenti provenienti dai vicini villaggi, caratterizzati da ritmi di vita e mentalità ancora fortemente influenzati da culture tribali e diffusa povertà. Si tratta di una comunità basata sull’autogestione in cui i bambini ricevono vitto e alloggio, hanno la possibilità di andare a scuola e sono impegnati nell’allevamento di animali e nella coltivazione del riso.

Il mio scatto ritrae una bambina del centro occupata nella raccolta del riso, attività a cui anch’io e i miei compagni di viaggio abbiamo partecipato e che ha rappresentato per noi l’occasione di conoscere meglio la tradizione del riso in Thailandia, di stare a contatto con i bambini della fondazione e di osservare con quale maestria le loro manine estraevano i germogli dall’acqua, ne lavavano le radici e li riunivano in fascette.

In quel momento ho incontrato sguardi e sorrisi, mi sono sentita invasa dalla profonda, potente presenza della vita e mi sono riconosciuta nell’umanità dell’altro: un Altro che non è nemico e che non fa paura, la cui principale aspirazione è la coesistenza pacifica in questo piccolo angolo dell’universo che il genere umano condivide, e che nella sua diversità rappresenta ricchezza.

La pace che regnava in quel campo di riso, e che in molte altre circostanze ho ritrovato durante il mio viaggio, ha suscitato in me una profonda ammirazione nei confronti di un popolo estremamente tollerante e pacifico, che ancora sa valorizzare la frugalità, il tempo e la spiritualità.

Viaggiare è partire con il corpo ma anche con la mente; un viaggio non è solo scoperta di un paese ma può rivelarsi anche riscoperta di se stessi e per me è stato cosi. Il mio partire è stato dettato dal bisogno di abbandonare per un momento la mia realtà, osservarla da lontano, con distacco, e dal bisogno di stupirmi ancora, di re-innamorarmi della meraviglia che pervade il mondo e la vita umana.

Ho ritrovato nella spiritualità e nella devozione del popolo thailandese, prevalentemente buddista, la mia stessa ricerca di semplicità e pienezza; una ricerca di pace che parte dall’amore per la vita umana in quanto tale.

Erica Fontana