Te Deum laudamus

Omelia di fine anno civile - solennità Maria Madre di Dio 
31-12-2025

Nm 6,22-27; Sal 66 (67); Gal 4,4-7; Lc 2,16-21

 

Quando ci riferiamo al contesto temporale in cui viviamo, solitamente utilizziamo questa espressione: “siamo figli di questo tempo”. Significa che apparteniamo ad esso. Addirittura ci identifichiamo nei caratteri del periodo in cui siamo. Si tratta anche di una possibilità in cui noi operiamo, a cui lasciamo il nostro contributo. Allora chiudiamo questo anno 2025 da “figli” consapevoli e riconoscenti. Custodiamo il bene che abbiamo sperimentato: quello ricevuto e quello corrisposto. Si tratta di una promessa di ulteriore bene a cui dedicarci. L’augurio che ci scambiamo si colloca proprio qui.

Ma, poi, non può mancare, in questa sera, la consapevolezza di ciò che è venuto meno e che non abbiamo visto realizzato pur avendolo atteso e preparato. C’è anche del bene che non abbiamo saputo dare o che, addirittura, abbiamo sottratto. Anche in questo “siamo figli del nostro tempo”. Averne consapevolezza ci aiuta a emendare la nostra vita, a cogliere nel tempo stesso l’opportunità di assolvere il debito che abbiamo con essa.

Potremmo in tutto questo chiederci come Dio si rapporta con il nostro tempo, quello che abbiamo ricevuto, che ci è stato donato: con il tempo di cui siamo stati figli.

C’è una parola significativa a riguardo negli ultimi scritti del Nuovo Testamento, nelle Seconda Lettera di Pietro, al cap. 3:

«8Una cosa però non dovete perdere di vista, carissimi: davanti al Signore un solo giorno è come mille anni e mille anni come un solo giorno. 9Il Signore non ritarda nel compiere la sua promessa, anche se alcuni parlano di lentezza. Egli invece è magnanimo con voi, perché non vuole che alcuno si perda».

Non dimentichiamo questa rivelazione: Dio è magnanimo con voi! Qualche versetto innanzi si dice: «13Noi infatti, secondo la sua promessa, aspettiamo nuovi cieli e una terra nuova, nei quali abita la giustizia. 14Perciò, carissimi, nell’attesa di questi eventi, fate di tutto perché Dio vi trovi in pace, senza colpa e senza macchia. 15La magnanimità del Signore nostro consideratela come salvezza».

Dunque il tempo, se noi lo guardiamo dal punto di vista di Dio, ha una qualifica, una caratteristica, una dignità sorprendenti: la magnanimità di Dio. Possiamo chiamarla la “grandezza d’animo di Dio”. Egli è davvero l’apposto di ogni meschinità. La sua è una generosità a dismisura. Sentite il consolante annuncio che ne deriva: «La magnanimità del Signore nostro consideratela come salvezza». Quando noi diciamo: “siamo salvi”, significa che siamo usciti da un rischio estremo, da un pericolo mortale…

In questo anno rischi estremi e pericoli mortali li abbiamo attraversati come umanità. Due parole bastano per rappresentarli: armi e guerra. La lettera cita porta anche un appello: «Dio vi trovi in pace, senza colpa e senza macchia». L’abbiamo compreso con i fatti e con orribili distruzioni che “armi e guerra” sono l’opposto, sono la negazione del tempo, di ogni bene.

Papa Leone nel suo messaggio per la 49ma Giornata Mondiale sella Pace non smette di indicare la via della pace: Verso una pace disarmata e disarmante.

In questo anno 2025 la magnanimità di Dio – per noi cristiani, ma non solo: anche per tanti figli e figlie di questo tempo che sono uniti con responsabilità ad aprire vie di giustizia e di fraternità – ha avuto un nome: speranza! Il Giubileo è diventato per tutti un cammino di speranza. È la magnanimità di Dio che ha toccato tanti cuori. L’imponente figura e testimonianza di papa Francesco che ha concluso il suo pellegrinaggio proprio in quest’anno, benedicendoci, è un segno della parola appena ascoltata: «9Il Signore non ritarda nel compiere la sua promessa, anche se alcuni parlano di lentezza. Egli invece è magnanimo con voi, perché non vuole che alcuno si perda».